“La parità dei sessi non è completa,
le ragazze dovranno lottare ancora”

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La professoressa Barbara Pojaghi (nella foto) è una delle più importanti figure femminili dell’Università di Macerata.
Da sempre molto attenta alle problematiche delle donne, risponde alle nostre domande in occasione dell’8 Marzo.
È ancora difficile essere donna nel 2009?
“Anche se può sembrare che non sia così, in realtà direi di si. Ci sono state molte conquiste ma persistono ancora molte problematiche in diversi punti. In questo periodo di crisi generale sembra riduttivo parlare dei problemi delle donne, ma sono comunque loro a risentirne maggiormente. Sono le prime a perdere il lavoro in caso di contratti atipici o a tempo determinato, specie se hanno famiglia e figli.”
Nel mondo del lavoro è realmente meno facile per una donna affermarsi?
“Purtroppo devo rispondere ancora di si. Si sono ampliate le possibilità di lavoro in settori prevalentemente maschili e moltissime giovani studentesse accedono a facoltà che prima formavano solo uomini. Le difficoltà però non emergono nell’inserirsi, bensì nel far carriera. Il problema è stato individuato e definito anche dall’Unione Europea, che ha parlato di “soffitto di cristallo”dal momento in cui le donne non riescono a raggiungere ruoli di potere e decisionali se non in numero esiguo.”
Carriera e famiglia sono da considerarsi due dimensioni inconciliabili?
“Sono realtà sicuramente conciliabili a fatica, con rinunce importanti per chi vuole  raggiungere ruoli apicali. La donna deve sempre e comunque lavorare su due fronti e per seguire la famiglia si trova a scegliere di dedicarsi meno alla carriera, qualsiasi sia il suo impiego. È difficile in una piccola e vivibile città come Macerata, lo è ancora di più in città come Roma, Milano, dove le distanze sono a volte incolmabili.”
Donne e politica: perché ci sono ancora pochi vertici rosa?
“La loro assenza è importante e molto negativa, come quella dei giovani. I nostri politici sono per lo più uomini e di un età che lascia poco spazio al rinnovamento. I giovani saranno meno esperti, ma sicuramente meno inseriti in quel sistema statico. I problemi che la politica affronta sono variegati e pieni di sfaccettature. Il fatto che si fronteggino con una sola prospettiva maschile non è sicuramente positivo.
Le donne dovrebbero essere più coinvolte, anche se non è facile: io stessa nella mia esperienza di politica attiva ho cominciato ad accettare le proposte che ricevevo solo quando i miei figli sono cresciuti.”
Violenza e stalking sono stati al centro delle cronache degli ultimi mesi. Qual è il ruolo dei Media in materia di sicurezza delle donne?
“Ho l’impressione che le donne violentate lo siano due volte. La violenza è un esperienza difficilmente comprensibile per chi non l’ha subita, è una grandissima violazione dell’identità e dell’intimità. I media non svolgono un buon lavoro. Usano le donne come cassa di risonanza per altri problemi: è avvenuto con l’immigrazione, pur sapendo che la maggioranza delle violenze avvengono tra le mura domestiche e che quelle da parte di extra-comunitari sono in un numero che anche se fa comunque orrore, è decisamente inferiore. Se commettono violenza verso donne italiane o verso le loro donne gli immigrati vanno puniti allo stesso modo degli italiani. Propongono l’ergastolo? Ma che siano condannati anche i familiari italiani che commettono questo terribile reato!
Non si risolvono i problemi indirizzandoli verso un’unica categoria. Le donne purtroppo subiscono da sempre violenza fisica e psicologica, venendo private delle loro libertà.
A volte non trovano neanche chi le difenda: prima che lo stalking diventasse un reato una donna è stata uccisa dall’uomo che aveva più volte denunciato per minacce.
Serve un modo per difendere più efficacemente le donne e certezza per la pena.”
L’Università di Macerata promuove spesso seminari ed eventi che hanno come obiettivo quello di dare una prospettiva di genere alle tematiche affrontate. Quali sono state finora le iniziative più importanti?
”A Scienze Politiche da tre anni è attivo un corso che si chiama “Donna, Politica e Istituzioni” rivolto alle donne per far sì che acquisiscano maggiore consapevolezza di quella che è la situazione attuale. Anche se è in fase di crescita, questa iniziativa è molto importante e va valorizzata.
Moltissimi docenti inoltre nell’ambito dei loro corsi organizzano seminari e lavoratori su queste tematiche.
Dal 2005 è inoltre attivo un Comitato per le pari opportunità, oggi presieduto da Paola Nicolini, che cerca di organizzare eventi culturali che sensibilizzano al problema. Il contributo che dà l’Università è di produrre cultura nuova rispetto a quella che vede la donna discriminata.”
Come descrive le giovani donne che incontra durante le lezioni e in sede d’esame?
“Ho l’impressione, in quanto tale né certezza né realtà di fatto, che siano convinte di aver raggiunto dei traguardi importanti nelle pari opportunità e che non siano consapevoli della necessità di lottare ancora. Nella loro vita, quando usciranno dall’Università magari più preparate dei loro colleghi maschi, si renderanno conto che non hanno davanti un percorso facile.
Al contrario, le generazioni precedenti, sapevano che c’era ancora molta strada da fare”.

Beatrice Cammertoni


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