Il “presepe” dei Salesiani

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“Te piace o presepe?” chiede al figlio scapestrato, Lucariello il protagonista di Natale a casa Cupiello il capolavoro di Eduardo De Filippo. “O presepe nun me piace” implacabilmente risponde Nennillo che non cede neppure alla lusinga della banconota da 5 lire (siamo nel 1931!).

Neppure a me piace il “presepe”. Quello, enorme, costituito da un complesso residenziale di 17mila metri cubi su uno dei due campi sportivi (non utilizzato per l’attività agonistica) dell’Istituto salesiano, secondo un progetto presentato a maggio. E’ vero, il piano è stato sospeso dal Consiglio comunale quasi all’unanimità. Ha detto nell’intervista rilasciata qualche settimana fa a Cronache Maceratesi il capogruppo Udc, Ivano Tacconi una vita da consigliere (una breve parentesi come assessore): “La preoccupazione tuttavia resta: i Salesiani potrebbero cedere dinanzi alle loro necessità permettendo la costruzione del palazzo sopra il campo sportivo”. Impianti dove generazioni di ragazzi dal 1890 ad oggi – gli anni dei Salesiani nel capoluogo – hanno potuto fare sport e tirare i primi calci al pallone diventando in alcuni casi, autentici campioni come Pino Brizi l’unico maceratese scudettato nella storia calcistica cittadina.

Le necessità dell’Istituto legate alla sua attività didattica sono però gravose accentuate dalla crisi vocazionale: così è cresciuta l’esposizione con le banche per pagare gli stipendi agli insegnanti laici –non tenuti al voto di povertà!- e al resto del personale che a Macerata fanno in tutto 30 dipendenti. Anche due ex allievi salesiani illustri, il due volte premio Oscar Dante Ferretti e il portavoce Onu, Andrea Angeli (che ricordo, con piacere, in anni lontani aver nominato come collaboratore della redazione del Messaggero) hanno speso il proprio nome a difesa dell’integrità della storica istituzione. Pure a Dante e Andrea “o presepe nun piace”. A noi non piace pure perché il tracimante Piano Casa che come noto, ha ricominciato da 3 (da 300.000 metri cubi a quasi un miliardo!) ci pare bastevole per le esigenze di una città che demograficamente è in calma piatta mentre tende al basso la popolazione residenziale studentesca la quale beneficia peraltro di un’ampia seppure un pò decentrata, Casa Bianca (per non far torto …all’Argentina abbiamo in città pure la Casa Rosada: la sede ex Carima). “Piccolo è bello”: era la replica in anni non vicini e meno critici degli attuali, del sindaco Carlo Cingolani alla richiesta di nuove abitazioni, gradualmente rompendo in questo modo la “cintura di castità” imposta all’edilizia cittadina sulle scorte di un ottimo ma già quasi esaurito Piano Piccinato risalente agli anni ’70. Adesso che la filosofia è mutata non vorrei che “per troppa grazia Sant’Antonio” si finisse dall’altra parte e che l’onda lunga del Piano Casa, tanto attesa, non trovi più naturali referenti visto che questi (cfr le giovani coppie) nel frattempo sono emigrati a Corridonia, Montecassiano e via elencando. Non vorrei inoltre che nuovi “presepi”, seppur privi di mangiatoia, spuntino come funghi in luoghi “sacri” alla memoria culturale della Città.

Per un momento o due, torniamo tuttavia al vero, prossimo Natale e al presepe che -scriveva Charles Dickens in A Christmas carol- “ci fa tornare per un giorno bambini”. A Ripe San Ginesio è iniziato oggi 8 dicembre la mostra con 50 presepi dall’Italia mentre sin da ottobre come ogni anno il più bravo presepista delle Marche, l’ex presidente della Provincia, l’avv. Nicola Mancioli sta dando gli ultimi tocchi alla sua opera degna di Ferretti nella villa dove lui domina la città di San Nicola legata da sempre alla tradizione presepistica: Tolentino.

Il “presepe” di Macerata e cioè le luminarie del centro storico a cura di Confesercenti e Comune “non piacciono” invece a Federico Lelli nipote dello scenografo Dante, titolare del notissimo atelier Cornici Ferretti in piaggia della Torre. Nonostante la quota versata, neppure una luce lungo l’erta rimessa a nuovo, che introduce trionfalmente a Piazza Libertà. Sarà forse perché lungo quelle scale erano trascinati i condannati tratti dalla segrete papaline (ora Bar Faraoni) per essere “mazzolati” a morte nell’attuale piazza Mazzini oppure sarà forse per altri oscuri motivi ma la piaggia è rimasta al …buio o quasi! “Per fortuna c’è Libriamoci agli Antichi Forni, altrimenti eravamo davvero tagliati fuori” polemizza Federico che fa un paragone impietoso tra frazioni vallive e centro del capoluogo: “Molto più natalizie le prime!”.

E’ l’8 dicembre, dicevamo: nelle case maceratesi è l’ora del presepe. Anch’io mi picco d’essere presepista seppure non abbia mai vinto un concorso dei tanti ai quali ho partecipato: neanche una menzione! Ma è tradizione: mio padre lo faceva, era bellissimo. Così lo faccio anch’io. A me, mi piace o presepe! Sono dunque fervorosamente ai preliminari quando lo sguardo di mia figlia, 16 anni, mi fulmina: “Non lo voglio qua dentro!”. Era religiosa ma la morte (in motorino) di un coetaneo ha cambiato la sua opinione sulla Provvidenza divina ed è andata inesorabilmente a far parte, stando all’indagine della Diocesi negli istituti superiori, di quel 24% dei giovani maceratesi che non crede in Dio. Un’enormità, appena qualche anno fa. Don Luigi, professor Taliani, mi aiuti lei: che Natale sarà senza presepe con i nostri ragazzi che anche loro, non intendono tornare neppure quel giorno, bambini!

Maurizio Verdenelli



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