Maceratiamo: “Il consumo del territorio
a Macerata deve cessare al più presto”

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Dalla lista di cittadinanza Maceratiamo:

“Oggigiorno si sente sempre più spesso parlare di “consumo del suolo” o di “consumo del territorio”, ma forse non tutti sono a conoscenza delle profonde implicazioni che queste azioni hanno nei confronti di tutti noi. In altre parole, il consumo di suolo può essere interpretato come la sottrazione permanente di spazi alla loro vocazione agricola o boschiva, per impiantarvi edifici, capannoni, aree residenziali, infrastrutture, etc. Tutto ciò va comunemente sotto il nome di “trasformazione urbanistica” e, quasi sempre, corrisponde alla perdita irreversibile di territorio e di suolo, con conseguenti effetti ambientali rilevanti, a volte catastrofici per la vita umana. Sono effetti che vanno dall’erosione dei terreni, alle minacce e alla riduzione della biodiversità; alla frammentazione o eliminazione degli habitat; alla diminuzione sostanziale della capacità di assorbimento della CO2, con relativo aumento dell’effetto serra; all’aumento dell’impermeabilità dei suoli; fino alle modificazioni di climi e microclimi.

In sintesi, il consumo del suolo è “consumo di natura”.

In Europa l’urbanizzazione continua e la costruzione di nuove infrastrutture hanno consumato circa il 9% dei boschi naturali, il 36% dei pascoli, il 6% dei prati naturali, lo 0,3% delle aree umide e il 47% delle aree agricole (fonte Corin land cover). Tali dati preoccupano non poco gli stati europei … tranne l’Italia, purtroppo, ove la questione del consumo del territorio non è ancora arrivata all’attenzione del parlamento. In Italia questo problema è snobbato, da una parte per mera ignoranza, dall’altra perché riguarda interessi economici rilevanti. Manca una seria attività di monitoraggio di questo fenomeno, e ciò non fa che aggravare il rischio nel caso del verificarsi di eventi calamitosi, come frane, alluvioni, terremoti, etc. Gli effetti di questo sono sotto gli occhi di tutti: in maniera ormai sistematica, ad ogni evento naturale di una certa rilevanza fa seguito un danno ingigantito dal fatto che si è costruito male, oppure nel posto sbagliato, oppure semplicemente troppo. La frana di Scaletta Zanclea, il terremoto dell’Aquila o quello di Haiti, ma anche tante situazioni meno gravi e più quotidiane, ci dimostrano che la natura da sola non avrebbe provocato tanti danni e tante vittime.

Per fortuna, nel 2008, è iniziato il lavoro dell’ONCS (Osservatorio nazionale sui consumi dei suoli), per sopperire alla cronica carenza di dati seri e certi e nel 2009 è stato pubblicato il rapporto sui consumi di suolo per quattro regioni del Norditalia (www.inu.it).

MaceraTiAmo, con questo articolo, vuole sottolineare l’importanza dell’argomento, ricordando che il suolo è una risorsa esauribile e che una volta perso, non può più esercitare le sue funzioni, quali stoccaggio di CO2, permeabilità alle acque piovane per le falde freatiche, salvaguardia della biodiversità, fertilità, etc. Quest’ultimo punto è fondamentale per il futuro, poiché è già iniziata la corsa all’accaparramento di terreni, dato il fabbisogno crescente di cereali per l’alimentazione di un genere umano sempre più numeroso. A titolo di esempio, già oggi, la Corea sta comprando migliaia di ettari in Africa, proprio in previsione dell’aumento della sua popolazione e per premunirsi così da eventuali crisi alimentari.

Una amministrazione seria, civile e moderna, deve obbligatoriamente dar prova di cambiare atteggiamento, deve togliersi il velo dagli occhi e comprendere che nel territorio è racchiuso il bene più  grande che la natura offre. Leopardi, che amava moltissimo il nostro territorio, scriveva nello Zibaldone: “Chi non conosce la natura, non sa nulla e non può ragionare bene”.

La perdita anche di un solo ettaro di bosco o prato o terreno agricolo, produce un effetto ambientale dannoso e perenne; MaceraTiAmo auspica che il consumo di territorio nel comune di Macerata (e non solo) cessi al più presto, e che, insieme a normative e piani regolatori coraggiosi, venga avviato un serio programma di monitoraggio, in funzione di riqualificazione e valorizzazione dell’esistente, prima ancora di ipotizzare nuove aree di espansione.

Per evitare di doverci poi battere il petto. Dopo.”


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