Marcucci: “Non solo Civitanova,
ma tutti i Comuni della provincia,
dovrebbero dedicare una via a Craxi”
Da Umberto Marcucci, presidente del consiglio provinciale di Macerata:
“Mi permetto di intervenire nel dibattito aperto a Civitanova Marche ma che interessa molti comuni in Italia, relativo alla intitolazione o meno di una via a Bettino Craxi in occasione del decimo anniversario dalla sua scomparsa.
Sulla questione sono d’accordo con coloro che si sono pronunciati a favore della intitolazione di una via a Craxi per svariate ragioni, innanzitutto perchè è stato Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana per circa tre anni e quindi mi sembra che non si possa non riconoscere a Craxi il ruolo di uomo di stato che ha ricoperto e svolto.
Ancor di più è ragionevole se consideriamo l’attualità del suo riformismo. Negli anni 80, sono passati ben 30 anni, egli auspicava la riforma delle nostre istituzioni con la fine del bicameralismo perfetto, con maggiori poteri al premier, con la separazione delle carriere dei giudici. Tutti temi che ancora oggi sono al centro del dibattito sulle riforme istituzionali che ad ogni nuova elezione, ad un certo punto, sembra interessare tutti gli attuali partiti.
Proprio in occasione della sua morte in molti hanno rivalutato l’operato dell’uomo politico Craxi, anche l’allora Presidente del Consiglio D’Alema che propose per lui i funerali di stato.
Non credo sia una questione fondamentale intitolare una via prima a De Gasperi e poi a Craxi, l’importante è che si facciano, magari per De Gasperi si aspetti il 3 aprile, anniversario della sua nascita, nel 2011 saranno 130 anni, o il 19 agosto, anniversario della sua morte, avvenuta nel 1954.
Da Presidente del Consiglio Provinciale, auspico che non solo la commissione toponomastica di Civitanova Marche ma tutti i 57 comuni della nostra provincia colgano l’occasione di questo anniversario per dedicare una via a Craxi e per completare il quadro delle vie da dedicare ai rappresentanti delle istituzioni che hanno contribuito alla crescita ed allo sviluppo del nostro paese nella libertà e nella democrazia”.
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IL NOSTRO SERVIZIO:

certo, del resto oggi le condanne fanno curriculum più della conoscenza di una lingua straniera…
Credo che inanzitutto bisognerebbe riuscire a discuterne a mente aperta, senza steccati ideologici e poi bisognerebbe scindere la vicenda giudiziaria da quella politica.
Ma siccome, ancora oggi, non si riesce a fare un ragionamento compiuto attorno alla degenerazione della politica (che aveva investito praticametne tutti i partiti, compreso il PCI) che non è cominciata con Craxi, ma che è proseguita dopo Craxi, riesce pertanto difficile cercare di analizzare tutto con una serenità mentale che in pochi ancora dimostrano.
scindere la vicenda politica da quella giudiziaria sarebbe possibile, se la vicenda giudiziaria riguardasse, che ne so, un incidente stradale capitato durante una vacanza al mare, un abuso edilizio per coprire la terrazza di casa, un insulto sparato alla vicina pallosa. ma qui giudiziario e politico si legano, si intrecciano, si fondono. almeno, sarebbe stato carino difendersi all’interno del processo, dichiararsi anche innocente, ma accettare la legge, come deve fare qualunque povero cittadino. accettare le leggi è la base della convivenza, e la mia mente è molto serena nel pensare questo.
I percorsi (politico e giudiziario) sono differenti e solo nell’ultima partte si confondono.
Ma la storia del PSI di Craxi comincia nel 1976, Tangentopoli e dell’inizio degli anni ’90.
Per quanto riguarda accettare le leggi sono d’accordo con te, in linea di principio.
Ma purtroppo in Italia troppe volte la realtà è diversa.
Al di là del giudizio su Craxi, credo sia inopportuno intitolare una via all’ex leader socialista. Inopportuno proprio perché, come dite anche voi, il giudizio della storia non è affatto chiaro e sereno come si pretenderebbe e la cosa susciterebbe reazioni negative (già me le immagino le gare ad andare a scrivere “latitante” o “ladro” nel cartello dedicato a Craxi).
E poi basta con questo provincialismo: sarebbe inopportuno a Milano, figuriamoci a Civitanova o Macerata!
Ricordo infine a Marcucci (e Gennaro che scrive cose simili) una responsabilità craxiana cui non dovrebbero essere indifferenti: “Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa”…
A proposito… C’è a Civitanova e Macerata una via dedicata a Gaber?