«Sala concessa solo a Pasqui
per vincoli logistici oggettivi:
polemica sterile da Buldorini»
APPIGNANO - Il sindaco Mariano Calamita spiega la ratio della convenzione tra Comune e Regione per l'uso di uno spazio in municipio per le attività istituzionali del presidente del Consiglio regionale: «L'unico locale disponibile è l'ufficio antistante la sala consiliare, per cui si è dovuta prudenzialmente limitare una più ampia disponibilità». Ma l'esponente del Carroccio non molla e annuncia: «La vicenda sottoposta anche ad Acquaroli: l'uso di spazi pubblici non può essere una concessione personale»

Il sindaco di Appignano Mariano Calamita
«Buldorini superi sterili polemiche e guardi al merito dell’iniziativa, che punta esclusivamente a facilitare il contatto tra il territorio e le istituzioni regionali nell’esclusivo interesse dei cittadini». Non si fa attendere la risposta del sindaco di Appignano Mariano Calamita all’affondo del consigliere comunale e vicepresidente della Provincia, che aveva messo nel mirino l’ok della giunta alla convenzione tra Comune e Presidenza del Consiglio regionale per l’utilizzo dell’ufficio del sindaco per gli impegni istituzionali sul territorio del presidente Gianluca Pasqui. Per Buldorini un’operazione poco chiara, tutta in casa Forza Italia, partito di Pasqui (che ne è segretario provinciale) e del vicesindaco Stefano Montecchiarini.
«In primis, il parere di regolarità tecnica espresso dagli uffici comunali, presente fin dalla fase di proposta, è rimasto pienamente valido ed efficace anche nel testo definitivo della delibera essendo la responsabile dell’area amministrativa presente alla seduta di giunta – sottolinea Calamita – tale parere conferma la legittimità dell’operazione, che si fonda sulla richiesta formale pervenuta il 15 luglio dal presidente dell’Assemblea legislativa regionale delle Marche, Gianluca Pasqui».
Buldorini aveva puntato il dito sul fatto che nella prima proposta di delibera si parlava di un utilizzo della sala per tutti i consiglieri regionali, mentre nella stesura finale è rimasta in capo al solo presidente del Consiglio. «Una necessaria declinazione operativa dettata da vincoli logistici oggettivi – spiega il sindaco – infatti, a seguito di un’attenta ricognizione del patrimonio immobiliare, è emerso che l’unico locale disponibile è l’ufficio antistante la sala consiliare, la cui fruizione esterna, al fine di non pregiudicare le quotidiane esigenze operative dell’amministrazione comunale, si è dovuta prudenzialmente limitare, con conseguente impossibilità a garantire una più ampia disponibilità. La delibera di giunta è stata pertanto finalizzata in capo al presidente Pasqui, in quanto vertice e rappresentante istituzionale dell’intero Consiglio regionale e quindi di tutti i consiglieri regionali, affinché possa gestire l’utilizzo dello spazio in modo conforme alle disponibilità reali del Comune. Non vi è stata alcuna forzatura, ma solo la declinazione di un interesse pubblico: quello di creare un canale di ascolto istituzionale costante per il nostro Comune e per i Comuni limitrofi, favorendo così un rapporto proficuo con l’istituzione regionale nel suo complesso. Resta peraltro ferma la facoltà del presidente del Consiglio regionale di delegare i singoli consiglieri nel caso di evidenti specificità delle tematiche che gli si andranno eventualmente ad evidenziare. Infine, la convenzione non comporta alcun aggravio di spesa né per il Comune di Appignano né per la Regione».

Luca Buldorini
Ma Buldorini non molla la presta. «Non solo non riconosce l’evidente contraddizione amministrativa, ma il sindaco Mariano Calamita, espressione di una maggioranza di centrosinistra, si spinge oltre: difende l’esclusiva concessa a Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio regionale e vertice provinciale di Forza Italia, a discapito di tutti gli altri consiglieri – rincara la dose il consigliere del Carroccio – secondo Calamita, infatti, Pasqui potrebbe “delegare” i singoli consiglieri regionali a utilizzare l’Ufficio del sindaco. Tradotto politicamente: dovrebbe essere il segretario provinciale di Forza Italia a decidere se un consigliere regionale del Pd, della Lega, di Fratelli d’Italia o di qualsiasi altra forza possa entrare in un locale comunale destinato all’esercizio del mandato istituzionale. È questa l’autonomia dei consiglieri regionali secondo Calamita? Fortunatamente, gli atti regionali stabiliscono altro».
La deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 62/12 del 4 febbraio 2026 prevede che ogni consigliere eletto nella circoscrizione possa presentare direttamente la propria richiesta e che sia l’ente locale ad assegnare il locale al richiedente. «Nessuna delega di Pasqui. Nessuna autorizzazione politica. Nessuna subordinazione – dice Buldorini – Calamita confonde la funzione di rappresentanza istituzionale del presidente con un inesistente potere gerarchico sugli altri componenti dell’assemblea. Ma i consiglieri regionali sono eletti dai cittadini, rappresentano l’intera Regione senza vincolo di mandato e non sono collaboratori né delegati del Presidente. Pasqui dovrebbe tutelarne le prerogative, non amministrarle come concessioni personali».
Anche i “vincoli logistici” invocati dal sindaco non giustificano questa forzatura, secondo Buldorini. «Possono spiegare perché l’Ufficio sia disponibile soltanto due giorni al mese, non perché quei giorni debbano appartenere esclusivamente a Pasqui – continua – si adottino richieste, calendario e rotazione, garantendo a tutti la stessa dignità istituzionale. Il paradosso politico è evidente: Calamita, eletto nel campo del centrosinistra, finisce per difendere il primato del vertice provinciale di Forza Italia perfino nei confronti dei consiglieri regionali del proprio campo politico. Pasqui chiarisca se condivida davvero questa interpretazione. I consiglieri regionali dicano se accettino che l’esercizio di una loro prerogativa venga subordinato alla delega del Presidente. La questione è stata formalmente sottoposta all’Ufficio di Presidenza collegiale, al Segretario generale, agli uffici competenti e al presidente della Regione Francesco Acquaroli. Calamita può tentare di nascondere l’errore dietro parole come “rappresentanza” e “logistica”. Ma gli atti sono chiari: i consiglieri regionali non devono chiedere a Pasqui il permesso di esercitare il mandato ricevuto dai cittadini».