Macerata Opera Festival,
Finproject si conferma main sponsor:
«Apriamo una finestra sul mondo»
LIRICA - Maurizio Vecchiola, presidente dell'azienda: «Così il talento viaggia oltre ogni confine». Il sindaco Sandro Parcaroli: «Significa saper fare squadra con eccellenze imprenditoriali che guardano al mondo senza mai recidere il legame profondo con le proprie radici»

Maurizio Vecchiola
Il Macerata Opera Festival si dimostra ormai da anni leader in Italia per il coinvolgimento del territorio in tutti i sensi, anche e soprattutto nella direzione importantissima del reperimento di fondi privati per il potenziamento dell’attività culturale, in primis quella relativa al Macerata Opera festival e quindi alla vocazione musicale della città grazie al suo storico Sferisterio.
Ma il crescente prestigio del Mof è sempre più motore attrattivo per un nuovo turismo, di qualità e consapevole, perciò il supporto del main sponsor Finproject, che conferma il suo primato come maggior donatore assoluto, porta ad una ricaduta economica in tutta la zona, costantemente più vocata ad una nuova ospitalità sempre più vincente nel panorama del Centro Italia.
Maurizio Vecchiola, presidente di Finproject (Versalis, Eni) spiega: «Siamo orgogliosi di continuare ad affiancare anche per questa stagione il Macerata Opera Festival in qualità di sponsor principale. Crediamo in questo modo di dimostrare sempre di più la nostra vicinanza al territorio e la volontà di valorizzarne le eccellenze, unendo al forte radicamento locale una straordinaria capacità di proiettarsi a livello internazionale. Dare continuità a questo sodalizio con il Mof significa per Finproject promuovere la cultura che nasce in questa comunità, aprendo contemporaneamente una finestra sul mondo per far viaggiare il talento oltre ogni confine».
«Il rinnovo della collaborazione con Finproject come main sponsor del Macerata Opera Festival è per noi motivo di grande orgoglio e desidero ringraziare sinceramente il presidente Maurizio Vecchiola – dice il sindaco di Macerata e presidente dell’Associazione Arena Sferisterio, Sandro Parcaroli -. Questa sinergia dimostra come il nostro Festival, grazie a una programmazione di altissimo livello, sappia fare squadra con eccellenze imprenditoriali che guardano al mondo senza mai recidere il legame profondo con le proprie radici. A Finproject va la nostra più sentita riconoscenza per continuare a sostenere e valorizzare, con passione e concretezza, il patrimonio culturale del nostro territorio».

Lo Sferisterio durante uno spettacolo
Lucia Chiatti, sovrintendente del Mof, sottolinea come «Il Macerata Opera Festival è oggi una realtà culturale capace di coniugare qualità artistica, sostenibilità e capacità di attrarre risorse. Il fatto che quasi il 50% dei ricavi dello Sferisterio derivi da autofinanziamento è il risultato di un percorso costruito negli anni insieme a istituzioni, pubblico e imprese che hanno scelto di credere nel nostro progetto. Il rinnovo della partnership con Finproject conferma il valore di questa alleanza tra cultura e impresa, fondamentale per continuare a investire nella crescita del Festival e del territorio. Ringraziamo Finproject per essere, ancora una volta, al nostro fianco e per contribuire, con responsabilità e lungimiranza, a rafforzare un progetto che appartiene non solo allo Sferisterio, ma a tutta la comunità».
Finproject ha sede e quartier generale da 61 anni (1965-2026) in Italia a Morrovalle (Macerata) ed è un’organizzazione integrata verticalmente il cui core business è concentrato nella produzione di Compound (miscele create attraverso lo scioglimento di resine polimeriche con additivi e cariche) e nello stampaggio ad iniezione di materiali plastici espandibili e reticolabili. Produce e commercializza prodotti ultraleggeri contraddistinti dal brand Xl Extralight® per i più importanti marchi del settore calzaturiero e di altri settori industriali: industria dell’idromassaggio, industria della sicurezza, automotive e arredamento. Oltre alla sede di Morrovalle, possiede 11 impianti di produzione e ricerca in vari Paesi (5 in Italia, Romania, India, Cina, Vietnam, Canada, Messico) e due trading company (Stati Uniti, Brasile). Nel 2017 ha acquisito dal Gruppo Solvay la Padanaplast, pioniera e oggi leader nella produzione di materiali speciali dal 1971. Nel 2021 è entrata a far parte di Versalis, società chimica di Eni.
L’Art Bonus è un credito d’imposta del 65% concesso dallo Stato italiano a chi effettua donazioni per sostenere la cultura. Possono accedervi sia privati che aziende, effettuando erogazioni liberali per il restauro di beni pubblici o a sostegno di musei, teatri e parchi archeologici.
I dettagli principali del funzionamento includono:
Misura del beneficio: Un credito d’imposta pari al 65% di quanto donato, ripartito in tre quote annuali di pari importo.Limiti di deducibilità:
Per le persone fisiche e gli enti non commerciali entro il 15% del reddito imponibile; per le aziende entro il 5 per mille dei ricavi annui.
Attività supportabili: Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, oltre al supporto di luoghi della cultura di appartenenza pubblica e fondazioni lirico-sinfoniche.È possibile consultare l’elenco dei progetti attivi a cui destinare il proprio contributo direttamente sul portale ufficiale https://artbonus.gov.it/.
Storia:L’Art Bonus è stato introdotto dal Governo Renzi nel 2014, su forte impulso dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini.
La misura è stata istituita ufficialmente attraverso il Decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 (noto proprio come “Decreto Art Bonus” o “Decreto Cultura e Turismo”), poi convertito definitivamente in legge dal Parlamento.
Curiosità sul nome e sull’identità visiva:
L’ideazione politica: Nacque per modernizzare il mecenatismo italiano, prendendo spunto dai modelli fiscali di incentivo alla cultura già presenti in altri Stati europei.
Il logo ufficiale: Sebbene la legge sia statale, il celebre logo Art bonus è stato ideato e donato dal giovane grafico e architetto Gianluca Spinella.
Ogni lettera della scritta riproduce fedelmente un tratto delle firme autografe di 8 grandi maestri dell’arte italiana (Carrà, Canaletto, De Chirico, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tintoretto e Tiepolo).
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori.
L’Art Bonus, la misura fiscale a sostegno del patrimonio culturale introdotta nel 2014 dal Governo Renzi, è costata finora al contribuente (sotto forma di mancati incassi d’imposta per lo Stato) circa 650 milioni di euro.
L’esatta quantificazione economica dell’impatto fiscale si basa sul funzionamento strutturale del provvedimento e sulle rilevazioni ufficiali:
• Totale delle donazioni: Al giro di boa del primo decennale, i dati statistici ufficiali del Ministero della Cultura hanno certificato il superamento della quota di 1 miliardo di euro di erogazioni liberali complessive raccolte in tutta Italia.
• L’aliquota del tax credit: L’agevolazione consiste in un credito d’imposta pari al 65% della cifra donata da privati cittadini o imprese.
• Il costo effettivo per l’erario: Calcolando il 65% su un miliardo di euro di donazioni effettuate, lo Stato ha concesso sconti fiscali e compensazioni ai mecenati per una cifra complessiva vicina ai 650 milioni di euro.
Questa cifra rappresenta la quota di tasse non incassata dall’erario e “ceduta” dallo Stato per stimolare il co-finanziamento privato di oltre 5.000 interventi di restauro, manutenzione e potenziamento dei beni culturali pubblici e dello spettacolo.
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Dall’insediamento del Governo Meloni (ottobre 2022) a oggi, l’Art Bonus è costato al contribuente circa 350-400 milioni di euro sotto forma di crediti d’imposta concessi dallo Stato.
Il calcolo si basa sull’andamento delle donazioni registrate negli ultimi anni:
• Le donazioni complessive: I dati ufficiali del Ministero della Cultura indicano che nel triennio tra il 2022 e il 2024 sono stati raccolti 391,6 milioni di euro. A questi si aggiungono i flussi di donazione proseguiti nel 2025 e nella prima metà del 2026, con una media che si attesta attorno ai 140-150 milioni di euro all’anno.
• La stima della raccolta totale: Sotto l’attuale esecutivo (escludendo i primi mesi del 2022 antecedenti al giuramento), la raccolta complessiva stimata da privati e aziende a favore dei beni culturali oscilla tra i 550 e i 600 milioni di euro.
• Il costo fiscale (65%): Poiché il meccanismo prevede un credito d’imposta pari al 65% della cifra erogata, lo sconto sulle tasse effettivamente garantito dallo Stato ai mecenati in questo specifico arco temporale si colloca nella forbice tra i 350 e i 390 milioni di euro.
La misura continua a mostrare un trend di forte crescita, facendo registrare picchi di donazioni da parte delle imprese.
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Un confronto: la spesa per attutire lo “scalone” pensionistico introdotto con la legge di bilancio ed evitare che i nati nel 1960 subiscano subito l’aumento pieno di 3 mesi dell’età pensionabile ha un costo stimato per lo Stato di circa 300 milioni di euro.
L’impatto economico dell’Art Bonus sotto il Governo Meloni (circa 370 milioni di euro) è quindi quasi identico, sebbene leggermente superiore, a quanto stanziato per finanziare questo specifico ammortizzatore previdenziale.
I dettagli tecnici dell’operazione evidenziano un parallelismo finanziario immediato:
• Il meccanismo pensionistico: L’adeguamento automatico alla speranza di vita avrebbe dovuto far slittare l’età pensionabile di ben 3 mesi a partire dal 2027 (da 67 anni a 67 anni e 3 mesi), colpendo direttamente i nati nel 1960 in uscita. Per evitare il blocco totale, la norma ha spalmato il rinvio: 1 solo mese di aumento nel 2027 e i restanti 2 mesi spostati al 2028.
• Il costo della “dilazione”: Bloccare integralmente l’aumento dei 3 mesi per tutti i lavoratori sarebbe costato alle casse dello Stato tra 1 e 3 miliardi di euro all’anno. Limitare l’intervento ai soli lavoratori più anziani prossimi all’uscita (come la platea dei nati nel 1960) applicando lo slittamento graduale ha ridotto l’onere finanziario per l’Inps proprio a una cifra vicina ai 300 milioni di euro.
• Il confronto diretto: Con la stessa somma di denaro pubblico con cui lo Stato finanzia il tax credit dell’Art Bonus accumulato in poco meno di quattro anni, il bilancio pubblico riesce a coprire la spesa previdenziale necessaria a “salvare” un’intera annata di lavoratori italiani da due mesi di lavoro in più prima della vecchiaia.
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