Il caso Tittarelli, Forza Italia all’attacco:
«Come i bambini che portano via il pallone:
nel centrosinistra solo improvvisazione»
POLITICA - Barbara Antolini, segretaria comunale del partito, punge sulla questione della rinuncia al seggio in Consiglio comunale dell'ex candidato del centrosinistra qualora questo risultasse incompatibile con il ruolo di presidente della Pallavolo Macerata, che gestisce il palasport: «Possibile che nessuno abbia valutato prima una situazione tanto prevedibile?»

Barbara Antolini
Il centrodestra esce per un attimo dalle questioni riguardanti la formazione del Parcaroli bis e torna a dedicarsi al centrosinistra e in particolare a Gianluca Tittarelli, l’ex candidato sindaco della coalizione.
A muovere l’attacco è la segretaria cittadina di Forza Italia Barbara Antolini: «Ancora una volta il centrosinistra – è il prologo dell’intervento degli azzurri maceratesi – dimostra una sorprendente capacità di improvvisazione. Apprendiamo dalla stampa che il candidato sindaco sconfitto alle ultime elezioni starebbe valutando di rinunciare al seggio in Consiglio comunale qualora questo risultasse incompatibile con il ruolo di presidente dell’associazione che gestisce il palasport. Una decisione che, a quanto pare, richiede ulteriori riflessioni e verifiche». Il ricorso all’ironia: «Eppure la campagna elettorale – osserva Barbara Antolini – non è iniziata ieri. Da mesi era chiaro che esistevano soltanto due possibili esiti: la vittoria e quindi l’elezione a Sindaco, oppure la sconfitta e l’ingresso in Consiglio comunale. Possibile che nessuno abbia valutato prima una situazione tanto prevedibile? La verità è che il centrosinistra continua a dare prova di una preoccupante mancanza di programmazione. Si candidano a governare una città senza aver chiarito nemmeno il proprio assetto in caso di sconfitta. Una leggerezza che conferma quanto i cittadini abbiano giudicato poco credibile una proposta politica costruita attorno a una coalizione eterogenea e fortemente condizionata dalle posizioni della sinistra più radicale».
Rotta sul prossimo Consiglio comunale: «I maceratesi hanno invece scelto ancora una volta il centrodestra: una coalizione seria, coesa, moderata e stabile, che in questi anni ha dimostrato con i fatti di saper amministrare e programmare il futuro della città. Dal 29 giugno inizierà ufficialmente il lavoro del nuovo Consiglio comunale. Forza Italia sarà presente con lo stesso spirito che ha caratterizzato la precedente legislatura: responsabilità, concretezza e impegno quotidiano nell’interesse di Macerata e dei suoi cittadini. Una cosa però appare già chiara: prima ancora di fare opposizione, il centrosinistra sembra dover capire chi la farà. Più che un candidato sindaco, sembra quel bambino che, persa la partita, si riprende il pallone e se ne va».
Eh, sì.
L’incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e il ruolo di presidente di un’associazione che gestisce il palasport (un tema emerso di recente a Macerata in relazione alla gestione del palazzetto dello sport da parte della società di pallavolo locale) deriva dal conflitto di interessi e dal principio giuridico per cui un amministratore pubblico non può essere “giudice e parte”.
Ecco le ragioni principali, supportate dalla normativa e dai pareri ministeriali:
1. Il divieto normativo (Art. 63 del TUEL)
L’art. 63 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) stabilisce le cause di incompatibilità per i consiglieri comunali
http://www.brocardi.it
. La legge vieta espressamente a un consigliere di ricoprire cariche (come quella di presidente o amministratore) in enti, aziende o associazioni che siano soggetti alla vigilanza del Comune, che ricevano sovvenzioni continue o, soprattutto, che abbiano in appalto o in gestione servizi pubblici e beni comunali.
2. La differenza tra “uso” e “gestione” di un bene pubblico
Il nodo cruciale nel caso del palasport non è la pratica sportiva in sé, ma la gestione dell’impianto
http://www.ilrestodelcarlino.it
. Il Ministero dell’Interno ha chiarito in diversi pareri che non sussiste incompatibilità se un’associazione sportiva si limita a utilizzare gratuitamente una palestra comunale per i propri allenamenti, senza alcun obbligo di erogare un servizio per il Comune
dait.interno.gov.it
.
Tuttavia, quando un’associazione si fa carico della gestione del palazzetto, stipula delle convenzioni con l’Ente, si occupa della manutenzione, dell’apertura al pubblico e dell’organizzazione di eventi, entrando di fatto in un rapporto contrattuale e gestionale con il Comune. In questo caso scatta l’incompatibilità.
3. Il conflitto di interessi (Essere “Giudice e Parte”)
Se il presidente dell’associazione che gestisce il palasport fosse contemporaneamente un consigliere comunale, si verificherebbe un insanabile conflitto di interessi per tre motivi fondamentali:
Voto su convenzioni e bilanci: Il Consiglio Comunale è l’organo che approva i bilanci, le convenzioni per la gestione dei beni pubblici e gli eventuali finanziamenti o contributi alle associazioni. Il consigliere si troverebbe a votare atti che riguardano direttamente l’associazione che lui stesso presiede.
Funzione di vigilanza: Il Consiglio Comunale esercita funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo sugli enti e le gestioni che fanno capo al Comune
http://www.brocardi.it
. Un consigliere non può esercitare controlli su se stesso o sull’associazione di cui è legale rappresentante.
Violazione dell’imparzialità: Questa sovrapposizione di ruoli viola il principio costituzionale di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione (art. 97 della Costituzione), poiché il consigliere non potrebbe rappresentare l’interesse della collettività in modo neutrale quando sono in gioco gli interessi dell’associazione che dirige.
In sintesi, per garantire la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa, la legge impone una scelta netta: chi gestisce un bene o un servizio pubblico per conto del Comune non può sedere nell’organo (il Consiglio) che quel Comune controlla e indirizza. Per questo motivo, in casi come quello maceratese, l’interessato è spesso costretto a fare un passo indietro da una delle due cariche (ad esempio, dimettendosi dalla presidenza dell’associazione per mantenere il seggio in Consiglio, o viceversa).
Il poeta dialettale romano Gioacchino Belli, famoso per i suoi neologismi (di cui è ricca la raccolta dei ‘Sonetti Romaneschi’), storpierebbe la parola ‘amministratori’ in ‘amminestratori’. Chi troppo vuole nulla stringe.
Ma quanto è bella la democrazia.. ognuno è libero di esprimere il proprio parere (ndr anche con criteri e parametri che lasciano perplesso, ma cmq “panta rei”..)
Se c’è una cosa che, sinceramente, mi sembra istituzionalmente poco raffinata, è questo continuo metter bocca provocatoriamente nelle vicende altrui. Un conto è il dibattito sui problemi, un altro conto il punzecchiamento sistematico e un po’ beffardo. Oggi da Antolini a Tittarelli, altre volte al contrario.
Penso che – con tutte le controversie che si stanno alimentando sotto traccia per l’assegnazione degli assessorati in maggioranza – converrebbe forse una maggiore discrezione e ricordarsi che la campagna elettorale è terminata.
Specialmente, poi, se a prendere la parola sono figure assurte a ruolo istituzionale, sia pure da poche ore.
Una lezione di stile dalla vituperata (ma raffinatissima) Prima Repubblica sarebbe quanto mai necessaria. Il bon ton istituzionale che invece oggi latita.