Anello della Vita dal cuore d’oro:
12 poltrone in dono all’hospice
per assistere i ricoverati
SAN SEVERINO - Alessandro Marini, direttore generale dell'Ast di Macerata: «È prezioso il valore di una comunità che interagisce e supporta la sanità pubblica». Marco Massei, presidente della Fondazione onlus: «Ci auguriamo che tale sforzo possa consentire agli ammalati di godere al meglio della presenza dei propri cari»

La Fondazione con il personale dell’hospice
Dodici poltrone letto da 14mila euro donate ai familiari dei pazienti ricoverati. L’iniziativa della Fondazione onlus Anello della Vita di San Severino e l’hospice dell’ospedale settempedano.
«Il ringraziamento dell’Ast di Macerata all’Anello della Vita è per la vicinanza e il sostegno dimostrato nel corso degli anni verso l’hospice – esordisce il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini -. È prezioso il valore di una comunità che interagisce e supporta la sanità pubblica e si fa partecipe del suo continuo miglioramento».

Alessandro Marini, Rosa Piermattei e Marco Massei
Presenti alla conferenza stampa, alla sala Agave, la sindaca di San Severino Rosa Piermattei e molti sanitari dell’azienda, fra i quali il coordinatore territoriale Giorgio Caraffa, il direttore del dipartimento onco-ematologico Nicola Battelli, i dottori Luca Faloppi, Giuliana Poloni, Marina Lombardello e Sergio Giorgetti, la Croce rossa locale e Giuseppe Tartaglia, coordinatore della Aft (Aggregazione Funzionale Territoriale).

«La nostra fondazione ha sempre cercato di aumentare il benessere dei degenti dell’hospice di San Severino, collaborando con l’Ast – spiega Marco Massei, presidente della Fondazione Onlus Anello della Vita -. In questa occasione, grazie al generoso aiuto di tanti privati, siamo riusciti a reperire i fondi necessari per acquistare delle comode poltrone-letto, che sono state collocate in ogni camera del reparto. Ci auguriamo che tale sforzo possa consentire agli ammalati di godere al meglio, in condizioni più confortevoli, della presenza dei propri cari, perché nella malattia la vicinanza fisica e morale di chi amiamo può stimolare la guarigione o alleviare le sofferenze».
