A dieci anni dalla scomparsa
Unimc ricorda Giovanna Maria Fabrini
MACERATA - L'archeologa aveva legato il suo nome in particolare agli scavi di Urbs Salvia, dove nel 1995 avviò un’importante missione archeologica con una forte vocazione didattica. Sabato le commemorazioni si chiuderanno proprio al parco di Urbisaglia

Giovanna Maria Fabrini
A 10 anni dalla morte, avvenuta nel 2016, l’Università di Macerata rende omaggio a una delle figure che più hanno contribuito a costruire l’identità scientifica e internazionale dell’archeologia dell’ateneo: la docente Giovanna Maria Fabrini. Sabato alle 11, nell’Aula Verde del Polo didattico Pantaleoni, Unimc, la Direzione regionale Musei delle Marche e l’Alam, Associazione laureati ateneo maceratese, promuovono un incontro dedicato alla sua memoria, al suo lavoro e all’eredità lasciata a generazioni di studenti, allievi e ricercatori. Nel pomeriggio, alle ore 16, chi lo desidera potrà partecipare alla visita guidata al Parco archeologico di Urbs Salvia, condotta dalla direttrice del Parco Sofia Cingolani e dal docente Unimc Roberto Perna.
Allieva del grande maestro Antonino Di Vita, Fabrini si laureò all’Università di Macerata nel 1972 e da allora non lasciò più l’ateneo, attraversandone la vita accademica nei ruoli di assistente, supplente, professoressa associata e ordinaria, fino alla direzione del Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’antichità. Al suo nome sono legate alcune delle principali ricerche archeologiche condotte dall’Università di Macerata, da Treia a Urbisaglia fino a Gortina di Creta, esperienze che ancora oggi caratterizzano l’ateneo, formano nuove generazioni di archeologhe e archeologi e proiettano UniMc in un contesto internazionale.
Il contributo più rilevante resta però legato alla città romana di Urbs Salvia, dove nel 1995 avviò un’importante missione archeologica con una forte vocazione didattica. Quelle ricerche hanno ampliato in modo decisivo le conoscenze sulla città romana e riportato alla luce strutture che oggi definiscono il Parco archeologico, riconosciuto come il più importante delle Marche. L’incontro di sabato sarà l’occasione per ricordare la docente attraverso il racconto delle sue scoperte, del suo metodo di lavoro e del percorso compiuto dalle ricerche archeologiche negli ultimi 10 anni.