Enrico Mattei e l’amore per Colfiorito:
vide la superstrada, e la sua Snam
ha scoperto villaggio di 3mila anni fa

SULL'ALTOPIANO - Il fondatore di Eni, nato esattamente 120 anni fa, è sempre rimasto legato a quelle zone a cavallo tra Marche e Umbria. Negli ultimi mesi c'è stato un importante ritrovamento

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Colfiorito (foto di Federica Santoni, da 'Il ragazzo e l'altopiano', Ilari editore)

L’altopiano di Colfiorito

di Maurizio Verdenelli

La scoperta eccezionale è della Snam, quello di un villaggio di 3mila anni fa a Colfiorito, e questo richiama subito alla memoria Enrico Mattei, “l’Uomo della Snam”, nato esattamente 120 anni fa. Amava Colfiorito, la caccia, la pesca nel “lago di Perugia” (così a suoi bei dì definito) e il terreno ancora ricco di affioranti, antichissimi reperti. Di lui ospite di case rurali, ci sono foto con statuette bronzee sullo scenario.

Enrico Mattei fondatore dell’Eni lasciò l’altopiano solo per Anterselva al confine con l’Austria, restando sempre questa parte d’Italia nel suo cuore. Lo stesso acronimo Snam, la società dei metanodotti cui si deve l’eccezionale scoperta del villaggio di palafitte di 3.000 anni fa, lo testimonia nella vulgata sorridente di quegli anni formidabili: Sono nato A Macerata/Matelica.

Muccia, 1959. MotelAgip (archivio Accorrinti)

Il MotelAgip di Muccia

Indicando come fosse facile essere assunto all’Agip poi all’Eni per un marchigiano, anzi per un marchiscià, come amava dire Mattei, il New Caesar l’italiano più potente dopo Giulio Cesare per la stampa americana.

Renzo Cellini, titolare del bar Barchetta a Colfiorito: «Mattei aveva già previsto tutto: che l’altopiano cioè venisse un giorno solcato da una superstrada. A mio padre Quinto aveva proposto di aprire una stazione di servizio. Lui l’avrebbe fatto se a frenarlo non fosse stata mia madre. E non se ne fece nulla. E Mattei che, lasciato Pioraco e i gamberi del fiume Potenza, veniva spesso quassù (mio padre gli faceva all’occorrenza da guardiapesca o guardiacaccia) man mano si disamorò di questi posti. Peccato».

Il bar Barchetta è fondamentalmente una stazione di posta tra Umbria e Marche in questa Terra di Mezzo non più spazzata dalle tormente invernali con l’addolcimento del clima. Un territorio magico, dove settecentomila anni fa attorno alla Palude dominavano mammuth, tigri, ippopotami di otto metri, altissimi cervi. E adesso si abbrancano i lupi che poi scendono a valle fino all’Adriatico.

Enrico Mattei e Quinto Cellini a caccia e a pesca sul lago di Colfiorito (collezione Cantarini)

Enrico Mattei e Quinto Cellini a caccia e a pesca sul lago di Colfiorito (collezione Cantarini)

Già, le stazioni di posta ben note a Mattei che guardava il futuro ma aveva ben chiaro pure il passato. La prima dell’era moderna al crocevia di Umbria, Marche e Roma è stato il MotelAgip.

«Quando si trattò di stabilire dove costruire il Motel a Muccia nessuno all’Eni sapeva che indicazioni dare. Allora il Principale (Mattei ndr) si fece portare una mappa del luogo ed indicò con esattezza il punto: “Ecco: qui dov’è sempre stata in passato la stazione per le diligenze”. Il MotelAgip prosperò anche grazie ad un ristoratore del posto (Pericle, noto al grande Enrico) il quale scese da Serravalle e propose nel ristoro Eni alla Maddalena il suo irresistibile menù a base di gamberi di fiume» mi rivelò l’ingegner Giuseppe Accorinti uno dei “ragazzi” di Mattei.

Al motel dell’Eni il fondatore riservava sempre un occhio particolare. Tuttavia ad inaugurarlo lui (atteso fino all’ultimo) non si fece vedere. Ci pensò l’onorevole Umberto Tupini, più volte ministro e sindaco di Roma, legato alla cittadina di Muzio Scevola per aver questa dato i natali ai genitori. Sull’altopiano millenaristico non solo Mattei ma pure Gianni Agnelli.

Quando si trattò di collaudare per l’Esercito la Campagnola c’era l’avvocato stesso al volante sui terreni impervi tra balze, risalite e discese. Alla fine la jeep made in Fiat vinse sull’Alfa Romeo l’importante gara e divenne mezzo ufficiale delle forze armate.

Erano gli anni della motorizzazione: l’uomo del petrolio (Mattei) s’incontrava con l’uomo dell’auto (Agnelli) nella casa romana di Fanfani. Ricordi dell’assistente per 30 anni di quest’ultimo, presidente del Senato: il sottufficiale dei carabinieri Ismeno Fabbri da Arezzo.

Aveva casa di vacanze a Colfiorito avendo sposato una ragazza del posto. A presentarmelo Stefano Capoccia da Vescia (Foligno) titolare con la moglie Nunziatina Ricci da Colfiorito, un amore nato in estate sull’altopiano, della più straordinaria ed affascinante stazione di posta: la Botteguccia del campo 64.

inaugurazione motel agip 1959 muccia tupini

Inaugurazione MotelAgip a Muccia

A ricordare nel nome una delle più temibili aree di concentramento degli oppositori al fascismo, tra cui Piero Calamandrei. La Botteguccia ha compiuto da poco 20 anni d’attività: una storia di successo senza cambiare una virgola dagli inizi.

L’antico locale nell’ex campus della caserma montana folignate è tappezzato alle pareti di foglietti. Carta paglierina testimone dell’entusiasmo dei viandanti tra Marche, Umbria e viceversa. Sconosciuti e notissimi: fra questi Cesare Bocci, vice del televisivo commissario Montalbano habitué nelle sue periodiche traversate familiari tra Roma e la natia Tolentino.

Sottolinea Lucio Biagioni, per 40 anni capo dell’ufficio stampa della regione Umbria: «Dall’euforia per la cucina stellata di massa, ai Miserere generalizzati di adesso: piange la grande critica gastronomica e le chiusure eccellenti dall’oggi al domani a dispetto delle sale piene fanno luce sulla crisi della ristorazione.

I ricavi non valgono i costi. E con meno soldi in tasca cala il desiderio del ristorante che sperimenta invece che far mangiar bene. Oggi le certezze cercate hanno il volto rassicurante della trattoria. Sembrano aver capito tutto da 20 anni Nunziatina e Stefano e con loro adesso la new generation Filippo e Silvia.

Avendo da sempre fatto della Botteguccia il rifugio dei vecchi sapori. La formula è sempre la stessa: grande qualità della materia prima, ricette basiche legate al territorio, linea di cucina semplice (ma ciò che è semplice non è facile, parola di Gennaro Esposito) e servizio super efficiente, anche troppo. Il menù è una sorta di display, di tavolozza della storia di Colfiorito. Restando fedeli alla loro formula, Nunziatina e Stefano si ritrovano perfettamente all’interno senza essersi mossi, del nuovo paradigma culturale in cui la tradizione la vince sull’audacia che spesso è azzardo spacciato per creativo. O presunzione».




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