Il 25 Aprile di Mattarella a San Severino:
«Non una celebrazione di maniera,
mossi da amor di patria» (Foto/Video)
FESTA DELLA LIBERAZIONE - Il Capo dello Stato ha deposto una corona d'alloro al Monumento ai caduti quindi è intervenuto dal palco del teatro Feronia: «Le Marche sono state territorio di scontri pagati a caro prezzo dalle popolazioni. Borghi come questo seppero dare vita a una nuova Italia»

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in piazza del Popolo
di Luca Patrassi (Foto di Fabio Falcioni e Alessandro Panichelli)
Una orgogliosa aggiunta di verde al biancorosso settempedano: San Severino oggi si è presentata vestita di tricolore, dalle bandiere alle coccarde, per l’appuntamento storico con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’anniversario numero 81 della Liberazione.

Mattarella sul palco del teatro Feronia
Forte il messaggio lanciato dal presidente dal palco del Feronia: «A muoverci oggi non è un sentimento celebrativo di maniera, né tantomeno l’obbedienza a posizioni ideologiche: ma l’amor di patria». Il discorso si è allargato anche al tema della pace.

Per la prima volta San Severino ha ospitato la massima carica dello Stato repubblicano. Il 25 aprile festeggiato in una città medaglia d’oro al valore civile ad unire non solo simbolicamente radici e valori nazionali e locali. Città vestita a festa con in prima fila in teatro la sindaca Rosa Piermattei circondata da decine di fasce tricolori, dal primo cittadino di Macerata Sandro Parcaroli alla sindaca di Visso Rosella Sensi. Presenti il governatore Francesco Acquaroli, il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci.

Autorità civili e religiose ad iniziare dall’arcivescovo di Camerino- San Severino Francesco Massara per continuare con il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. Sul palco del Feronia c’è l’attore Neri Marcorè che prepara voce e testi. In platea una lunga serie di fasce tricolori, parlamentari (Francesco Verducci, Irene Manzi e Lucia Albano), consiglieri regionali, presidenti vari, sui palchi i veri protagonisti sono le decine di bambini settempedani con in mano bandierine tricolori e negli occhi l’immagine che svetta sul palco di allora giovani che sfilano tra ali di folla in una città liberata. Ricordi che diventano testimonianza.

La stretta di mano tra Mattarella e il presidente della Regione Francesco Acquaroli
Testimonianza che si apre alle 11,22 con l’arrivo del Capo dello Stato al monumento dei Caduti della Resistenza: accoglienza a cura della sindaca Rosa Piermattei, del governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli e del ministro della Difesa Guido Crosetto, deposizione di una corona d’alloro e trasferimento prima in piazza del Popolo ed infine nel teatro Feronia per la cerimonia istituzionale. Inno d’Italia, poi un video che racconta l’occupazione nazifascista e la Resistenza partigiana e si inizia con gli interventi.

Poi gli onori militari in piazza e il discorso al teatro Feronia che ha concluso la cerimonia. «Oggi a San Severino facciamo memoria del 25 Aprile, a muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera, è amor di patria., quello che con sacrificio immenso ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, il giovani che si unirono alle forze partigiani, i contadini strappati ai campi per andare a lavorare nella linea gotica, le donne, i sacerdoti trucidati come don Enrico Pocognoni, parroco a Braccano, i carabinieri che diedero la vita, questa è la storia scritta con la loro vita da questi italiani, da questa regione.

Siamo qui perché sulle macerie di un regime dittatoriale anche in questo luogo si trovano le radici della Repubblica nata sugli orrori della guerra, nata per esprimere la speranza di un avvio migliore, le popolazioni seppero dar vita a una nuova Italia dove buongiorno vuol dire davvero buon giorno per citare Vittorio De Sica nel finale di Miracolo a Milano, segni distintivi della costituzione, un saluto ai presenti, ai settempedani. Feronia, dea romana delle fertilità e dipinta come liberatrice dalle catene, sorta di dea della libertà è questo che celebriamo il 25 aprile, la feste di tutti gli italiani amanti della libertà, la celebriamo in una terra segnata dalle distruzioni, ribadiamo la determinazione della difesa della libertà e della volontà di condividerla con gli altri popoli.

Il saluto di Mattarella con la sindaca Rosa Piermattei
L’occupazione germanica ha recato lutti e sofferenze a questi borghi, in particolare nella provincia di Macerata oggetto di prevaricazioni e di stragi. Le bande partigiane sapevano tenere in scacco i nazifascisti e ne subirono le rappresaglie». Mattarella ha poi citato Mosè Di Segni, Salvatore Valerio ed altri protagonisti degli anni della Liberazione per poi aggiungere: «Le Marche furono partecipi delle esperienze di centri amministrati da gruppi partigiani, centri embrionali di vita democratica, fu così a San Leo. Eminenti figure ebbero a compiere in questi territori scelte che avrebbero segnato la storia dell’Italia, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Enrico Mattei, Nelle Marche ebbe modo di operare Sandro Pertini.

Mattarella con il ministro Guido Crosetto
Spiccano le medaglie d’oro conferite alla Provincia e alla Città di Ascoli, d’argento a Camerino e a Tolentino, medaglia d’oro al valore civile ad Ancona, alla Provincia di Fermo e come noto a San Severino. La guerra procedeva con durezza, i bombardamenti provocarono morti e feriti, La stretta relazione tra partigiani e popolazione scatenarono la rabbia nazifascista con centinaia di uccisi.

A combattere con gli italiani c’erano partigiani di molte nazioni, libertà e giustizia non conoscono confini e non possiamo essere indifferenti a questi obiettivi. Pace come diritto di ogni popolo, paese per ogni Paese, questo il senso della Resistenza. In questi ultimi anni stiamo assistendo a tentativi di rimuovere questi organismi, un impegno di costruzione della pace è invece indispensabile.

L’Italia guarda con fiducia alle sfide del futuro assieme agli altri Paesi europei. Scrive il premio Nobel Faulkner che “il passato non è mai morto, non è passato, il passato ha formato il presente”. Ora e sempre Resistenza. Da San Severino si conferma la volontà di risorgere, la Repubblica è riconoscente alla gente delle Marche per il contributo fornito alla Liberazione».

Ad anticipare il discorso di Mattarella quello del presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci: «Celebriamo la libertà e la democrazia di cui lei Presidente è garante. 81 anni fa l’Italia sceglieva la via della libertà, tanti giovani combatterono per riaffermare la dignità del popolo».

Della sindaca Rosa Piermattei: «E’ con l’orgoglio dell’intera comunità che le porgo il più caloroso benvenuto. La medaglia d’oro al valore civile è il sigillo solenne su un passato di sacrificio e di altruismo. Desidero ricordare la figura di Bruno Taborro, protagonista di quella lotta contro l’oppressione nazifascista che si manifestò nel nostro territorio. Fu una lotta senza distinzione di razze, la solidarietà è l’arma più potente contro ogni forma di odio. La nostra terra ha saputo essere rifugio sicuro, ricordiamo con orgoglio l’ospitalità data alla famiglia di Mosè Di Segni e a tante altre famiglie ebree perseguitate. La sua visita, presidente, restituisce centralità ai nostri territori, grazie per tenere viva la fiamma della memoria».

Mattarella con il Ministro Guido Crosetto all’arrivo in piazza
Il governatore Francesco Acquaroli: «I marchigiani, signor presidente, le sono particolarmente grati per la sua attenzione alle Marche. Celebriamo la fine dell’occupazione nazifascista, del ventennio fascista, celebriamo la nostra libertà: sono valori scolpiti nella nostra Costituzione che hanno consentito all’Italia di prosperare. Ora la forza del diritto internazionale è messa in discussione da chi per primo dovrebbe garantirlo, ci sono guerre anche nel cuore dell’Europa. Il 25 aprile non solo come esercizio della memoria ma occasione per rinnovare impegno condiviso. Libertà e democrazia sono valori che ogni giorno ci impegniamo a difendere per non vanificare il sacrificio di chi ci ha preceduto e per consegnare alle nuove generazioni una Nazione libera e forte».

Poi la ballata triste di Daniele Di Bonaventura dedicata ai martiri della Resistenza e Neri Marcorè che legge testi di Giorgio Bocca tratti da “L’Italia partigiana” (“Gli italiani che scelgono di resistere si cercano e salgono in montagna”).

Momenti di paura in piazza del Popolo quando una ragazza, probabilmente a causa del caldo, è svenuta poco prima dell’arrivo del presidente Mattarella. E’ stata subito soccorsa, le sue condizioni non destavano particolari preoccupazioni.















A destra il questore Luigi Mangino











I sindaci del Maceratese in piazza del Popolo


La deputata Pd Irene Manzi










Neri Marcorè

Francesco Acquaroli, presidente della Regione

Rosa Piermattei, sindaca di San Severino

Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia

Guido Castelli e Matteo Ricci




Il saluto tra Francesco Acquaroli e Guido Crosetto davanti al municipio di San Severino


Una bandiera italiana appesa a una gru
La misura dell’amore è amare senza misura.
(versione pop del “”Modus amandi Deum est amare sine modo.” di Sant’Agostino)
MATTARELLA, ha perfettamente ragione.
Un Mattarella molto tosto, che addita la “sedicente Repubblica Sociale Italiana” e “l’ onta dei collaborazionisti che avevano affiancato l’ occupante, privilegiando il partito alla Patria”; che sottolinea le esperienze originali della “Banda Mario” e della “Repubblica autonoma di Cerreto d’Esi”; che ricorda “il campo di internamento di Urbisaglia” e l’adesione alla lotta partigiana di “un medico di origini ebraiche, Mosè Di Segni, padre dell’ attuale Rabbino Capo di Roma”; e che rilancia lo slogan quasi barricadero: “ora e sempre Resistenza!”.
La dismisura agostiniana, applicata all’amor di Patria, sta anche nella smisurata sfilza di foto amorose sotto l’articolo, dev’essere un record mondiale.
Ode alla Durée
O Tempo, non sei fiume che scorre e si perde,
ma giardino ove ogni rosa è ancora in boccio
e già sfiorita, intrecciata in un solo istante
che la memoria, sacerdotessa velata, custodisce.
Tu, Bergson, hai udito il sospiro segreto
delle ore che non muoiono:
il passato non tramonta come un sole stanco,
ma si accumula, denso di profumi e di rimpianti,
nelle pieghe di velluto della coscienza.
È un vino antico che continua a fermentare
nel calice d’oro del presente,
arricchendolo di tutte le vendemmie perdute.
Non più catena di istanti freddi e separati,
non più orologio crudele che decapita i secondi:
ma una melodia continua, un tappeto persiano
in cui il filo d’oro del “prima” si confonde
col cremisi ardente dell’ “ora”,
e ogni momento è un fiore che porta in sé
il polline di tutti i fiori già sfioriti.
O dolce tirannia del passato che non passa!
Tu abiti in noi come un amante invisibile,
sfiori con dita di seta ogni nostro gesto,
colori di nostalgia ogni nostro desiderio.
Noi crediamo di vivere, e invece siamo vissuti:
il presente è soltanto la veste trasparente
che il passato indossa per apparire ancora bello.
Così, come in un salotto parigino di fine secolo,
dove l’incenso della memoria brucia lento,
Faulkner, senza nominarTi, Ti respirò nell’aria:
lo stesso profumo di magnolie appassite e di peccati antichi,
lo stesso peso di generazioni che non vogliono morire,
lo stesso fiume del Sud che non scorre, ma ristagna
e riflette, in acque immobili,
tutti i volti che un tempo vi si specchiarono.
Tu hai insegnato al secolo che il tempo è lusso,
non misura;
che la vera eleganza è lasciarsi permeare
da ciò che non è più,
e farne, con arte suprema,
la sostanza stessa del nostro essere.
E noi, esteti dell’attimo,
chinando il capo dinanzi alla tua verità dorata,
sussurriamo con voce stanca e voluttuosa:
Il passato non muore.
Semplicemente,
si veste di presente
per continuare a sedurci.
c’è un punto fondamentale: dopo l’8 settembre, quella che c’è stata fra i repubblichini e i partigiani è stata sostanzialmente una guerra civile, ovverosia una guerra combattuta fra cittadini appartenenti alla stessa nazionale la stessa popolazione alle stesse città.. infatti, oltreché contro i nazisti i partigiani hanno combattuto contro quelli della Repubblica di Salò. La cosa che fa riflettere che oggi in Italia ci sono dei toni fra le opposte fazioni del tutto analoghe a quelle di quella volta lì, infatti ci sono fazioni politiche che non conciliano facilmente il pensiero fra di loro. Si ripresenta quindi l’idea di una nuova guerra civile?
— La LIBERAZIONE NECESSARIA oggi è dalle “associazioni criminali del cemento e dell’ edilizia”. Consumano il suolo, prosciugando le falde, le sorgenti e devastano l’ ambiente naturale a danno dell’ uomo!!!!!
Se quel guerrier io fossi…
Crosetto e Acquaroli hanno incarichi istituzionali dovevano esserci ….sono stonati molto, uno vende armi l’ altro va alle cene della X Flottilla Mas ….purtroppo ci siamo abituati in molti di vivere in un modo e rappresentiamo altro…..importante cmq nei loro ruoli siano corretti nei confronti della nazione dove albergano anime e pensieri diversi