L’architettura dell’anima:
“Millimetri” celebra
Michelangelo Antonioni

TOLENTINO - Domenica al Politeama la proiezione di "Esterno giorno", cortometraggio di Giulia Magno, che sarà ospite con un talk dedicato all’universo creativo del grande regista

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Un frame di “Esterno giorno” di Giulia Magno

“Poeta dell’assenza, dell’attesa, del desiderio”, come lo definì Alain Robbe-Grillet, Michelangelo Antonioni è stato uno dei padri del cinema moderno. Al suo sguardo, capace di trasformare lo spazio in un vero protagonista della narrazione, è dedicato il quinto appuntamento di “Millimetri”, in programma domenica alle 18 al Politeama Franco Moschini di Tolentino. Ad aprire la serata sarà la proiezione di “Esterno giorno”, cortometraggio della regista e storica dell’arte Giulia Magno, che sarà ospite con un talk dedicato all’universo creativo di Michelangelo Antonioni tra cinema, architettura e pittura. A seguire, la proiezione di Zabriskie Point, visionario esordio americano del cineasta ferrarese.

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“Zabriskie Point”, film di Michelangelo Antonioni

Uno degli elementi più innovativi della poetica di Antonioni è la centralità dello spazio. Nei suoi film, le architetture e i paesaggi non sono semplici sfondi, ma diventano presenze vive, capaci di riflettere e influenzare la dimensione interiore dei personaggi, fino a imporsi come veri e propri protagonisti della messa in scena. In questo orizzonte si inserisce “Esterno giorno” (Giulia Magno, 2022, 8’), girato tra l’Italia e il deserto del Wadi Rum: un viaggio nei luoghi del cinema di Antonioni che attraversa la Roma de “L’eclisse” (1962), la Ravenna de “Il deserto rosso” (1964) e le scogliere della Sardegna, dove sorge la Cupola progettata da Dante Bini per il regista e Monica Vitti alla fine degli anni Sessanta. Traendo ispirazione da uno scambio epistolare tra Antonioni e il pittore Mark Rothko, il film riflette sul rapporto tra soggetto e paesaggio, tra visibile e invisibile. A seguire, “Zabriskie Point” (Michelangelo Antonioni, 1970, 110’) film culto del periodo “americano”, insieme a “Blow Up” e “The Passenger”. Ambientato tra Los Angeles e i paesaggi sconfinati della Death Valley, il film mette in scena il conflitto tra individuo e società dei consumi, restituendo il clima delle contestazioni studentesche della fine degli anni Sessanta. In questo contesto, il deserto californiano diventa un elemento centrale: spazio di libertà e di fusione con la natura, luogo di fuga dalle convenzioni sociali, ma anche territorio ambiguo, in cui si confrontano desiderio di evasione e impossibilità di sottrarsi ai meccanismi del reale.

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Giulia Magno

Giulia Magno è una regista, storica dell’arte e curatrice italiana. Attualmente vive e lavora a Roma. I suoi film sono stati presentati in istituzioni internazionali come l’Institute of Contemporary art di Miami, la Serpentine gallery di Londra, le National galleries of Scotland, il Museums Quartier di Vienna e il New museum di New York. Ha collaborato, tra gli altri, con il Maxxi di Roma, l’Institute of Contemporary art di Londra e il Museo nazionale del cinema di Torino, curando mostre e retrospettive che esplorano il dialogo tra il cinema e le arti visive. Dopo essersi laureata in Disegno industriale e in Storia dell’arte tra Roma e Parigi, si è trasferita a Londra per frequentare un Master in Film curating presso Birkbeck, University of London, sotto la direzione di Laura Mulvey.

Biglietti 12 euro più prevendita in vendita al botteghino del Politeama, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19 e da tre ore prima di ciascun spettacolo oppure online all’indirizzo www.politeama.org/biglietti



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