di Laura Boccanera
Avevano messo in piedi un sistema costruito a tavolino per drenare fondi pubblici, con bilanci falsi, società fantasma e una rete di prestanome. Così, tra il 2020 e il 2022, un gruppo organizzato è riuscito a ottenere indebitamente oltre 3 milioni di euro di finanziamenti, sfruttando anche risorse del Pnrr e i fondi per l’emergenza Covid.
L’indagine, coordinata dalla Procura europea e condotta dalla Guardia di finanza di Macerata, si è chiusa con un arresto ai domiciliari del principale indagato, un uomo residente in Romagna, e sequestri per oltre un milione di euro. Tre gli indagati, anche loro tutti residenti in Emilia Romagna.

È l’operazione “Pay Next” condotta dalla guardia di finanza di Macerata e coordinata dall’ ufficio di Bologna della procura europea che ha portato alla luce un articolato sistema di frode finalizzato alla percezione indebita di contributi pubblici, anche con risorse del Pnrr. Al centro dell’inchiesta una rete di imprese, con ramificazioni su tutto il territorio nazionale e sedi principalmente nelle Marche (due di queste a Civitanova) e in Emilia Romagna, a Bologna, ma anche a Roma e Teramo che avrebbe ottenuto fraudolentemente finanziamenti per quasi 3,4 milioni di euro, non spettanti.
Le indagini sono partite da un’attività info-investigativa nel settore della spesa pubblica, con particolare riferimento agli incentivi legati all’emergenza Covid-19. I finanzieri hanno inizialmente individuato una società con sede legale a Civitanova, di fatto non operativa, che aveva già percepito contributi per quasi un milione di euro. Da lì si è sviluppata un’indagine più ampia, condotta attraverso acquisizione di documenti contabili, materiale informatico e perquisizioni eseguite in tutta Italia, oltre a indagini finanziarie per ricostruire i flussi di denaro.
È così emerso un vero e proprio sodalizio criminale, composto anche da prestanome e professionisti, che attraverso artifizi e raggiri presentava domande di finanziamento corredate da documentazione falsa: bilanci confezionati ad hoc, dichiarazioni fiscali artefatte e comunicazioni fittizie. In alcuni casi veniva anche alterato il volume d’affari tramite fatture per operazioni inesistenti, così da simulare ricavi e solidità economica. Il sistema ha coinvolto sette società, alcune non operative o in liquidazione giudiziale, appartenenti a più diversi settori, dalla ristorazione al commercio all’ingrosso, dalla fabbricazione stampi ai servizi alle imprese, che sono riuscite ad accedere a finanziamenti erogati da Simest o garantiti da Mediocredito Centrale. Una volta ottenute le somme, queste venivano trasferite verso altre società compiacenti, attraverso conti correnti italiani ed esteri riconducibili agli stessi organizzatori o a soggetti a loro vicini, simulando rapporti commerciali inesistenti per riciclare il denaro e occultarne la provenienza illecita.
Nel corso dell’indagine sono state esaminate complessivamente 56 domande di finanziamento, per un valore superiore a 10,8 milioni di euro: somme la cui erogazione è stata bloccata grazie all’intervento tempestivo delle Fiamme gialle.
Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un totale di 1,2 milioni di euro nei confronti di tre indagati, oltre all’applicazione degli arresti domiciliari per il principale responsabile della frode, considerato l’ideatore e “dominus” del raggiro che aveva nella propria disponibilità diversi conti correnti sui quali confluivano le erogazioni.
(In aggiornamento)
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