Il parco eolico agita il dibattito.
«Transizione energetica sì,
no a scorciatoie sacrificando i territori»

GAGLIOLE - Federcontribuenti e Aiace si schierano al fianco del sindaco di Caldarola Giuseppe Fabbroni che aveva criticato la posizione di Legambiente in favore del mega impianto stoppato dalla Regione. Maria Teresa Nori

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maria teresa nori-comitato terremotati

Maria Teresa Nori, segretaria di Federcontribuenti Marche

Dalla voce singola del sindaco di Caldarola Giuseppe Fabbroni a un vero e proprio coro sostenuto da diverse associazioni. La questione dell’eolico è molto sentita nell’entroterra e il no della Regione al parco che sarebbe dovuto sorgere sulle montagne tra Gagliole e San Severino ha riacceso il dibattito.

Al sì deciso di Legambiente regionale e nazionale si contrappongono ora, dopo la presa di posizione di ieri del primo cittadino di Caldarola (sostenuto dal collettivo Tess), Federcontribuenti e Aiace. «In questo contesto – scrive la segretaria regionale di Fedecontribuenti Marche Maria Teresa Nori – riteniamo necessario, così come rimarcato anche dal sindaco Fabbroni, riportare il confronto su un terreno di equilibrio e responsabilità. La transizione energetica è un obiettivo condivisibile e necessario ma non può trasformarsi in una scorciatoia che sacrifica territori fragili e paesaggi unici». Secondo Federcontribuenti, il nodo non riguarda la contrapposizione ideologica tra rinnovabili e tutela del paesaggio «ma il modello di sviluppo che si intende perseguire. Perché quando si parla di impianti alti quasi 200 metri in aree di grande valore paesaggistico e naturalistico, è legittimo che cittadini e amministrazioni chiedano trasparenza, studi indipendenti e una pianificazione seria. La transizione energetica deve essere sostenibile anche dal punto di vista sociale e territoriale, non solo ambientale».

pala eolica eolico

Aiace (Associazione italiana ambiente cultura emergenze) non esita a parlare di «estremo scempio che potrebbe essere arrecato all’Appennino» con l’installazione delle pale eoliche. «Accettare simili progetti significherebbe, non solo distruggere per sempre un paesaggio unico e ricco di biodiversità, ma dissipare immani risorse economiche del Pnrr che potrebbero, anzi, dovrebbero invece essere destinate ad una vera rivoluzione energetica a beneficio dei cittadini e delle imprese del territorio senza ulteriore consumo di suolo – aggiunge l’associazione per bocca del presidente Renato Campetella – il punto non è “eolico sì o eolico no” in senso assoluto, ma quale eolico e su quali basi scientifiche si decide di impegnare le risorse pubbliche del Pnrr e il futuro del nostro paesaggio. La quasi totalità dei progetti presentati dalle multinazionali per il nostro Appennino non contiene indagini anemometriche recenti della durata di un anno. Molte imprese richiamano dati di rilevazione della Politecnica delle Marche risalenti al 2010, basati su indagini ancora precedenti. Utilizzare dati di oltre 15 anni fa è tecnicamente azzardato. Le variazioni climatiche dell’ultimo decennio hanno modificato i regimi dei venti. Il rischio è di costruire “cattedrali nel deserto” con pale gigantesche che devastano la biodiversità senza produrre l’energia promessa».

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