
La presentazione del progetto
Dai porti dell’Adriatico alle coste dell’Oceano Indiano, passando per il Mediterraneo: prende avvio all’Università di Macerata un ampio progetto di ricerca internazionale che intende rileggere il patrimonio culturale alla luce delle grandi trasformazioni storiche e sociali che hanno segnato l’Europa e l’Africa.
In questi giorni il Polo Bertelli ha ospitato l’incontro di avvio di “Circe”, il progetto europeo di durata quadriennale dedicato alla valorizzazione inclusiva del patrimonio culturale controverso nei porti del Mediterraneo e oltre (“InClusive valorIsation model foR Controversial cultural hEritage in the Mediterranean Harbours and beyond”), coordinato da Unimc. L’iniziativa, finanziata dall’Unione europea con oltre 800mila euro nell’ambito del programma Horizon Europe – Marie Skłodowska-Curie, ha ottenuto un riconoscimento di assoluto rilievo, collocandosi tra i progetti meglio valutati a livello europeo. Al centro c’è il tema del patrimonio culturale controverso: monumenti, opere d’arte, immagini e tradizioni che ancora oggi suscitano dibattiti perché legati a conflitti storici, comunità emarginate o rappresentazioni discriminatorie. Si tratta, ad esempio, di opere che raffigurano in modo stereotipato o offensivo minoranze religiose, gruppi razzializzati o soggetti esclusi, oppure di testimonianze culturali connesse a storie di dominazione, schiavitù e persecuzione. Esempi si ritrovano anche nel territorio maceratese, come la Madonna del Rosario di Petriolo, raffigurata con quattro schiavi turchi incatenati ai suoi piedi. In assenza di strumenti adeguati per interpretarli, questi patrimoni rischiano due destini opposti e problematici: una lettura superficiale, che ne rafforza i pregiudizi, oppure la rimozione e la cancellazione.
Se finora il dibattito pubblico si è concentrato su monumenti di epoca coloniale o legati ai totalitarismi del Novecento, “Circe”, guidato da Giuseppe Capriotti, professore di storia dell’arte moderna, estende lo sguardo al patrimonio medievale e della prima età moderna, indagando le presenze ebraiche, musulmane e nere nelle regioni del Mediterraneo e dell’Oceano Indiano. Il consorzio, internazionale e intersettoriale, vedrà lavorare insieme l’Uned di Madrid, le Università di Spalato, Genova, Tunisi e Pwani University di Kilifi in Kenya, l’associazione croata di artisti e curatori museali Hulu e il collettivo artistico Africa Nomads Art Space di Mombasa, la società Approdi di Rimini, specializzata in produzione video e comunicazione, l’associazione Mdinti, che riunisce imprenditori della medina di Tunisi. A febbraio prenderanno il via le mobilità di ricerca internazionali, tra Spalato, con un focus sul patrimonio legato alla presenza ebraica in Dalmazia e Istria, Marche, Tunisi, Madrid e Genova, fino ad arrivare in Kenya, tra Kilifi e Mombasa, per una ricognizione sul patrimonio di epoca coloniale lungo la costa dell’Oceano Indiano. Obiettivo è sviluppare nuovi strumenti di conoscenza, come un atlante del patrimonio culturale controverso e un glossario multilingue, oltre percorsi di formazione per gli operatori del settore
Alla presentazione del progetto sono intervenuti il rettore dell’Università di Macerata John McCourt, il direttore del Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo Simone Betti, il responsabile scientifico del progetto Giuseppe Capriotti e rappresentanti dei partner internazionali Stephen Muoki Joshua della Pwani University in Kenya e Sergio Canneto di Approdi srl. Il progetto nasce da un progetto di ricerca finanziato dall’ateneo che ha dato vita a un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da Rosita Deluigi, Filippo Pistocchi, Patrizia Dragoni e Alice Devecchi del Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo, Tatiana Petrovich Njegosh del Dipartimento di Studi umanistici e Uoldelul Chelati Dirar del Dipartimento di scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali.
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