Un negozio su quattro è vuoto:
108 vetrine chiuse su 446
nel cuore di Civitanova
COMMERCIO - Il censimento di Viviamo Civitanova nel primo trimestre 2026 fotografa una situazione del commercio senza riprese rispetto al 2025. Percentuali più alte di chiusure in corso Vittorio Emanuele. Dall'associazione la proposta al Comune per aperture serali estive con un progetto da 25mila euro

Il negozio Isabella Luxury Perfume
di Laura Boccanera (Foto di Federico De Marco)
Su 446 vetrine censite nel cuore di Civitanova ben 108 risultano oggi sfitte. In pratica quasi una su quattro. È questo il dato del censimento fatto dall’associazione Viviamo Civitanova nel primo trimestre 2026 che ha preso la temperatura al commercio cittadino. Si tratta di un monitoraggio diretto contando locali sfitti e negozi in attività nel quadrilatero del commercio. Un dato che è in linea con le statistiche del 2025 dove la percentuale era analoga.

A fine febbraio infatti alcune attività hanno chiuso: ad esempio Isabella luxury perfume di corso Umberto I che cambierà gestione e, proprio di fronte, il negozio di abbigliamento Benetton dove si trasferirà Ovs Kids nel cui immobile la prossima settimana aprirà Ovs uomo e donna, così come la storica attività di gioielleria di via Trento Silvi.

Ovs Kids
A fronte delle 108 attività chiuse si contano 338 vetrine ancora attive. Il censimento evidenzia situazioni differenti tra le varie strade del centro. Tra le principali vie commerciali, le percentuali più elevate di vetrine chiuse si registrano in corso Vittorio Emanuele, dove risultano 30 attività chiuse, pari al 37,5% delle vetrine.

Seguono il vialetto Nord, con 6 vetrine chiuse (24%), e corso Umberto I (lato numeri civici pari) dove le chiusure sono 19 pari al 23,8%. Altri dati emersi dalla rilevazione riguardano via Trento con 5 vetrine chiuse (22,7%), corso Dalmazia con 14 (21,9%) e corso Umberto I lato dispari, nel tratto collegato con via Bruno Buozzi e via Tripoli, dove si contano 16 vetrine chiuse pari al 20,8%. Percentuali simili anche per l’asse via Matteotti viale Vittorio Veneto, con 12 vetrine chiuse (20,3%). Quote più contenute si registrano invece nel vialetto Sud con 3 negozi chiusi (16,7%) e in via Duca degli Abruzzi con 3 (14,3%).

Corso Umberto
«Vogliamo però che questa analisi di numeri negativi sia uno strumento per costruire soluzioni – spiega da Viviamo Civitanova la presidente Manola Gironacci – abbiamo proposto all’amministrazione un progetto di rilancio del tessuto economico che prevede la richiesta di un sostegno economico di 25mila euro per realizzare un programma di animazione e aperture serali estive diffuse, coinvolgendo attività commerciali del territorio per rendere viva nelle ore serali anche il centro città e creare occasioni di socialità con una ricaduta positiva per l’economia locale».


Vuota una vetrina su quattro: sono 108 le attività chiuse in centro
…non disperate, vedrete che se toglieranno ancora un centinaio di parcheggi nel quadrilatero del Borgo Marinaro, la situazione migliorerà decisamente, sì sì, o no, caspita, questo è proprio un dubbio amletico, altroché, o forse più…atletico, e già…ai voglia a correre!!! gv
Il I trimestre 2026 non è ancora trascorso.
Peggio verrà purtroppo e non bisogna essere un’indovino per prevedere ciò.
negli anni 70 l’hotel house era un magnifico esempio di innovazione, un grattacielo, magnifici appartamenti e grandi negozi al piano terra, nel momento in cui i grandi negozi hanno iniziato a chiudere è entrato in un triste declino, quello che sta’ succedendo a Civitanova, mi auguro vivamente che chi di competenza usi il cervello a dare licenze non in linea con il contesto cittadino.
E’ presto per fare confronti con l’anno appena trascorso.
Ci vuole un Reddito di Vetrinanza.
Questa narrazione delle iniziative serali per attirare la gente che dovrebbe comprare è proprio un’illusione. Le ragioni del crollo delle attività commerciali tradizionali sono diverse, strutturali. Di modo di acquistare e di prezzi e prodotti.
Perché i negozi chiudono?
Prima di tutto per l’affermarsi dell’e-commerce, che ha cambiato radicalmente il modo di acquistare. Poi per la progressiva scomparsa del contante e l’obbligo del POS, con costi e commissioni a carico degli esercenti. A questo si aggiungono bollette e affitti sempre più alti. Ci sono poi IVA e imposte elevate, il costo del personale alle stelle e una burocrazia senza fine. Nel frattempo l’economia italiana è ferma da anni e commercianti e liberi professionisti vengono spesso trattati come se fossero il problema, tra controlli continui di Agenzia delle Entrate e Ispettorato del Lavoro. E mentre i piccoli chiudono, i grandi colossi internazionali operano liberamente, spesso con sedi nei paradisi fiscali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le serrande si abbassano e i centri delle nostre città si svuotano.
La mancanza di centri commerciali frenetici permetteva di vivere il centro e i suoi negozi storici come luoghi di incontro e non solo di consumo. Da qui si può partire per un viaggio dove raccontare com’è cambiata Civitanova e come son cambiati i civitanovesi. Stesso discorso si potrebbe fare a Macerata.