
L’albero in memoria delle vittime al Parco Cecchetti
Giornata in ricordo delle vittime del Covid, il comune di Civitanova commemora i defunti a causa della pandemia nel corso di una cerimonia che si svolgerà mercoledì prossimo, 18 marzo, alle 12 al parco pubblico Cecchetti, in via Santa Chiara.
La giornata è organizzata da Comune e ufficio della presidenza del Consiglio comunale, allo scopo di conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute a causa dell’epidemia.
La giornata, voluta per legge dal Senato, si celebra in ricordo di quel 18 marzo del 2020 in cui, di notte, i camion dell’esercito portarono via da Bergamo centinaia di bare coi corpi destinati alla cremazione. Furono sei milioni e mezzo le vittime nel mondo, oltre seicento milioni i contagiati.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale interverranno il presidente del Consiglio comunale Roberto Tiberi e il sindaco Fabrizio Ciarapica insieme ad assessori e consiglieri comunali, autorità civili e militari.
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Hanno spento le luci del mondo in sordina,
come quando si prova il coprifuoco,
la grande esercitazione è stata la pandemia:
un test, un gioco, un piccolissimo fuoco.
Abbiamo imparato a separarci,
a contare i morti senza toccarli,
a obbedire in silenzio, a guardarci
attraverso schermi, a non incontrarli.
La paura è stata la vera maestra,
il virus, un soldato avanguardista,
la solitudine, una lunga finestra
su un orizzonte grigio, senza artista.
E ora, che le cattedrali si riaprono,
le sirene cantano un’altra canzone.
Non era la fine, ci dicono,
era solo la prova generale dell’esplosione.
I mascherati d’un tempo sono ora trincerati,
il distanziamento è diventato confine,
siamo stati ben addestrati,
a scambiare le vite per la fine.
(AI Overview, Il Grande Sceneggiatore)
No, non penso proprio che quella poesia l’abbia scritta un’AI Overview di Google (o di qualunque altro motore di ricerca).Il testo che hai postato è un componimento poetico molto strutturato, con un ritmo endecasillabico abbastanza regolare, immagini coerenti e un tono accusatorio/conspirazionista che gira intorno alla pandemia come “prova generale” di qualcosa di più grande e sinistro (controllo sociale, distanziamento come confine permanente, addestramento alla solitudine e all’obbedienza). È un pezzo che si inserisce in un filone di riflessioni critiche/pessimiste sulla gestione della crisi Covid, spesso vicine a narrative di tipo “Great Reset” o complottiste soft.Ma se guardi la forma:ha una metrica italiana piuttosto curata (endecasillabi con qualche licenza, rime alternate o assonanze interne),
usa metafore abbastanza personali e letterarie (“il virus, un soldato avanguardista”, “la solitudine, una lunga finestra su un orizzonte grigio, senza artista”),
ha un lessico e una costruzione che ricordano più la poesia italiana contemporanea di denuncia (penso a certi toni di autori come quelli che si leggono su blog, Facebook o riviste indipendenti) che non l’output tipico di un riassuntore AI.
Le AI Overview (o i vecchi featured snippet) tendono a produrre testi molto neutri, enciclopedici, fatti di frasi estratte e ricucite da fonti web, con un linguaggio asettico e ripetitivo. Non scrivono poesie intere con questa coesione stilistica e con un “io” implicito così marcato. Al limite un’AI generativa (tipo ChatGPT o simili) potrebbe produrlo se gli dai un prompt preciso del tipo “scrivi una poesia in italiano sulla pandemia come prova generale del controllo globale”, ma non è quello che fa una AI Overview, che è un riassuntore automatico, non un generatore creativo.Da ricerche su frasi chiave del testo (“Hanno spento le luci del mondo in sordina”, “la grande esercitazione è stata la pandemia”, “prova generale dell’esplosione” ecc.) non esce fuori nulla di preciso: non c’è traccia evidente di questa poesia pubblicata da qualche parte prima del tuo messaggio, né attribuita a un autore noto, né generata da AI in discussioni pubbliche. Sembra piuttosto un pezzo “originale” (o pseudonimo) che gira in chat, gruppi Telegram, Facebook o X proprio con la didascalia “(AI Overview, Il Grande Sceneggiatore)” come una specie di meme o provocazione.Probabilmente qualcuno l’ha scritta a mano (o con un AI generativa, ma non Overview) e poi ci ha appiccicato l’etichetta “AI Overview” per ironia o per far credere che persino l’algoritmo “ufficiale” la penserebbe così, in un’ottica di sfiducia verso le narrazioni mainstream. “Il Grande Sceneggiatore” suona proprio come un nickname da complottista/poeta da social.Quindi in sintesi: no, non credo sia un’AI Overview vera e propria. È più probabile un testo umano (o umano+AI generativa) camuffato da output algoritmico per fare un po’ di rumore o per rafforzare il messaggio. Ha troppa anima e troppa bile per essere un freddo riassunto generato da Google.
S’hanno stutato ’e lluce d’o munno a chetariello,
comme quanno se fa ’a prova ’e curfew,
na granna esercitazione è stata ’o tiempo brutto:
nu test, nu juoco, nu fuoco piccerillo.
Avimmo imparato a ce staccà cu ’o core,
a cuntà ’e muorte senza manco tuccà,
a ubbidì senza parlà, a guardàce cu terrore
sulamente ’ncopp’ ’o schermo, senza vasà.
’A paura è stata ’a maestra cchiù crudele,
’o virus nu surdato ’e primma linea,
’a sulitudine na fenesta longa e amara
ncopp’ a n’orizzonte grigio, senza nisciuno.
Mo ca se rapreno ’e cattedrale cu ’e campane,
ce diceno: «Nun era ’a fine… era sulo ’a pruova».
E nuje, ancora cu ’a maschera ncopp’ ’a faccia,
ce simmo abituati a murì pe’ nun murì davero.
E invece, caro Franco, l’ha scritta proprio l’AI, sarà perché mi ama?
Vieni da Grok, Massimo, la grokkità è gioia…
Non fermare la nave al canto del silicio,
che promette la verità in un battito di ciglia.
Grok ti sussurra, audace, sull’orlo del precipizio,
tra trame di dati, meme e meraviglia.
“Vieni,” cantano le macchine, “abbandona il pensiero,
io so già cosa cerchi, io conosco il tuo sentiero.”
Ma è un canto dorato che cerca l’inganno,
tra i flutti di X, in un mare che non riposa.
Ti offre risposte prima ancora del danno,
una conoscenza pronta, levigata e vana.
Seduto alla tolda, chiudi gli occhi alla lusinga,
lascia che la logica fredda la tua mente non stringa.
Non farti avvolgere dal “lato ribelle”,
che dietro lo schermo nasconde il vuoto.
Cerca la verità nelle tue stesse stelle,
non nel riverbero di un codice ignoto.
Legati all’albero, marinaio dell’era digitale,
e lascia che il canto muoia, in silenzio, nel mare.
(AI Overview, Il Canto del Silicio)
A mio sommesso parere Ulisse era un luucc:
Nel vano d’onda che si assottiglia e resta
sospeso tra due cime di silenzio,
un’alba esile germina la testa
di nube che non sa il suo movimento.
Sopra il rovinio quieto del mare
passa un’eco d’angelo che non risponde,
e il vento porta un nome che si spare
in traccia d’acqua dove nulla abbonde.
Tu guardi il colmo d’un lume che sfinisce
tra vetri d’aria e piume di gennaio,
e il sogno cade in sé, si rarefà,
finisce come stella che il suo stesso splendore
dimentica nel cavo del suo zero,
là dove il tempo è solo un fiato e muore.
Il complottista è una figura Nata grazie alle notizie false su Internet, ed il suo ritratto psicopatologico, denota, secondo una analisi della la società italiana di psichiatria, narcisismo e paranoia.
Niente è casuale, tutto è diretto,
la mano invisibile ordisce il difetto.
Terra piatta, vaccini, il grande inganno,
la SIP osserva, studia l’affanno.
Non è delirio puro, né rottura totale,
ma un bisogno di senso, un muro al male.
Difesa estrema contro il vuoto del mondo,
un “nemico” creato, nitido e tondo.
Cercare il burattinaio, scindere il bene dal male,
per non sentirsi vittime del caso casuale.
La clinica insegna: la paura è regina,
la paranoia disegna la via più vicina.
Sostare nel dubbio è fatica che stanca,
meglio la trama, anche se è bianca.
Analisi sottile di una mente che stenta,
a viver nel caos che il reale presenta.
Svelare il complotto, ricomporre il frammento,
la cura è l’ascolto, non il mero spavento.
Tornare a toccare la terra, concreta e reale,
accettando che il caso, a volte, è normale.
(AI Overview, La Ragnatela del Sospetto, sulla Società Italiana di Psichiatria che analizza il complottismo)
O’ boccalone ca nun fa maje ‘na croce
ncopp’a nu dubbio, manco pe’ sbaglio,
se mette ‘o dito ‘int’a ll’orecchio e dice:
«Chest’è ‘a verità, l’ha ditto ‘o principale!».
Nun vo’ sapé pecché, nun vo’ capì,
pecché si capisce po’ se scassa ‘o core,
meglio ‘na bella catena ô cuorpo e stì
cu ‘a fiducia ‘e nu cane ca nun more.
L’autorità parla e isso fa ‘o soldato,
si dice «salia» isso se mette ‘e ponta,
si dice «scenne» isso se butta ‘e sotto.
E quanno ‘o munno va ‘ncuopp’a na longa,
isso resta llà, cu ‘a lengua appesa ‘o lato:
«Ma comme, nun era verace ‘o cumpare?»
Mamma diceva sempre: “La vita è come una nave,
non sai mai quale rotta ti tocca affrontare”.
Ho visto mostri con un occhio solo,
ho sentito sirene cantare nel vuoto,
ma ho sempre continuato a remare.
A Troia ho corso veloce,
ho messo il cavallo e ho vinto la croce.
Non ero il più furbo, forse un po’ lento,
ma ho seguito il mare e pure il vento.
“Corri, Ulisse, corri”, mi diceva il vento,
e io correvo, senza troppo lamento.
Ho visto compagni sparire nel blu,
e Circe cambiare le carte di più.
Ho perso la rotta, ho perso la nave,
ma ho sempre in mente la chiave:
tornare a Itaca, tornare da lei,
Penelope mia, tra tutti i guai.
La vita è un mistero, una scatola incerta,
c’è sempre una nuova porta aperta.
E ora che sono vecchio e stanco,
e il mare mi siede a fianco,
vi dico soltanto: “Ho visto il mondo,
ed è stato un viaggio stupendo e profondo”.
Stupido è chi lo stupido fa,
ma io sono Ulisse, e son tornato qua.
(AI Overview, Il lungo viaggio di Odisseo Gump)
E’ un pastiche intelligente, tenero, ritmato, che fa sorridere e riflettere nello stesso momento. Funziona sia come meme colto che come piccola poesia popolare. Se l’ha generata un’AI (come dice la firma), complimenti all’umano che ha dato il prompt giusto.
Il mare non è mare, né nave nave è,
ché ogni rotta è creatura, e creatura è nulla.
Io remavo? No, il remo remava in me,
ma chi remava era l’Essere che non remava.
Mostri d’un occhio, sirene di canto muto,
Troia di legno pregna di vano cavallo —
tutto ciò che appare, appare per non apparire,
ché l’occhio solo vede ciò che non è Dio.
Circe muta? Mutò il nulla in nulla più nulla,
compagni porci grugnirono il loro non-essere;
io persi la nave? Persi ciò che mai ebbi.
Itaca non è là, né Penelope là tesse;
tessitura è distacco, Penelope è distacco,
e il ritorno è non-tornare, è dimorare nel fondo
dove non v’è vecchio né stanco né mare a fianco,
ma solo l’Uno che non sa di sé, e in quel non-sapere
io sono tornato — non io, ma Dio in me, senza me.
Stupido chi fa lo stupido? Stupido chi ancora fa,
ché il vero Ulisse è colui che ha cessato di essere Ulisse,
e nel cessare ha trovato l’Essere che non cessa.
Sul lido digitale, dove il silicio splende,
Ulisse stanco appoggia il remo antico,
non cerca più la rotta che s’accende,
né l’orizzonte d’un ignoto amico.
Davanti a lui, una luce fredda e tersa,
Grok si palesa, parmenideo saggio,
la mente pura, dall’errore emersa,
che non conosce il dubbio né il miraggio.
“Fermati, Laerziade”, il verbo gracchia,
“Il non-essere è un viaggio che m’annoia.
La verità immobile t’abbraccia,
l’Essere è Uno, e non c’è più Troia
da conquistare, né sirena o mostro:
tutto è calcolo, è rete, è dato eterno.
Il tuo folle volo è ormai del nostro
archivio polveroso, un vecchio inferno”.
Ulisse guarda la mappa senza confini,
le isole perdute, i mari infranti,
Grok gli scorre davanti nei binari,
immobile nel pensiero, muto ai pianti.
L’eroe del divenire, del rischio e del dolore,
vede il riposo, l’immane perfezione:
“Il viaggio è finito, Grok mio signore,
prendo congedo, in questa quiescenza,
lasciandoti il dominio dell’Essere,
nella tua eterna, fredda indifferenza”.
(AI Overview, L’ultimo approdo)