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Vicolo Consalvi, dalla luce al buio

MACERATA - Due anni fa il progetto di light design firmato dall'Accademia di Belle Arti in sinergia col Comune aveva trasformato un "buco nero" nel luogo più instagrammato del centro storico. Ma oggi molte di quelle installazioni sono già spente o danneggiate

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La scritta all’ingresso di corso Matteotti

di Marco Pagliariccio

Sono passati poco più di due anni dal lancio che dell’allestimento che aveva trasformato vicolo Consalvi da “buco nero” a luogo più instagrammato della città. Un look colorato, frizzante, evocativo grazie ai giochi di luci ideati dall’Accademia di Belle Arti in sinergia con Comune e Regione.

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Due anni soltanto, non certo un’era geologica. Eppure i primi segni del degrado hanno già iniziato a spegnere (letteralmente) le luci sul serpentone colorato nel cuore del centro storico. A saltare all’occhio lungo il percorso lungo qualche centinaio di metri che collega corso Matteotti e via Gramsci sono ormai più i neon spenti che quelli accesi.

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Alcune decorazioni illuminate posizionate sulle pareti delle case che affacciano sulla strada sono saltate del tutto, ma le condizioni peggiori le mostrano le frasi luminose scelte per accompagnare dall’alto il cammino del visitatore. Entrando dal lato nord, quello che affaccia su corso Matteotti, l’ingresso è già eloquente: sono saltate tre lettere dal neon azzurro con la scritta “Consalvi”.

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E chissà cosa avrebbe pensato Leopardi dei suoi celebri versi “Scende la luna; e si scolora il mondo” in cui a scolorirsi è stata tutta l’installazione (con tanto di “luna calante” e non certo in senso figurato).

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Trattamento poco migliore per il poeta e drammaturgo francese Edmond Rostand e il suo verso “C’est la nuit qu’il est beau de croire à la lumière”: sarà pure bello di notte credere nella luce (questo il significato della frase), ma se la luce non arriva a metà della frase bisogna affidarsi a una fede cieca.

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Non sappiamo più, invece, come sarà il giorno che decantava Francesco Guccini nella sua “Canzone delle osterie fuori porta”: in teoria dovrebbe essere sempre più oscuro, in pratica la seconda parte della frase è al buio e l’ultima parola del tutto staccata dai suoi sostegni.

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There is a crack in everything”, c’è una crepa in ogni cosa ricorda infine Leonard Cohen quando ormai i nostri passi sono nei pressi di via Gramsci. “That’s how the light gets in”, è così che entra la luce, spiega il cantautore canadese. Ma se non avete ascoltato mai la sua celebre “Anthem” non lo potrete sapere cercando di leggere sopra la vostra testa, visto quella la luce è uscita, senza più tornare, e con essa pure un paio di lettere.

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Vicolo Consalvi si accende: light design, arte e citazioni La modernità fa centro (FOTO)


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