
L’avvocato Giuseppe Bommarito
di Giuseppe Bommarito*
Le dipendenze, non solo da sostanze, aumentano; nuove droghe sintetiche vengono prodotte di continuo per sfuggire alle tabelle previste dalle norme vigenti; l’età di avvio alle sostanze cala costantemente sino ad arrivare agli 11-12 anni e, al contempo, aumenta la platea dei vecchi e nuovi consumatori; i farmaci psicoattivi stanno diventando una nuova frontiera dello sballo; la cannabis ha raggiunto livelli di principio attivo paurosi, tanto che definirla “leggera” sembra quasi una barzelletta; la cocaina e altre droghe stimolanti si affermano sempre di più, e tra esse primeggia il crack, devastante per l’uso compulsivo che quasi subito richiede; il policonsumo, spesso in un’ottica assurda di automedicazione, è ormai la regola, in costante abbinamento con l’alcol; la disponibilità di ogni e qualsiasi sostanza è enorme: non devi nemmeno cercarla, ti arriva direttamente a casa, a prezzi sempre più scontati. Su tutto giganteggia l’ombra oscura del fentanyl, che per adesso è comparso solo poche volte in Italia, ma arriverà in forza tra qualche anno, con il consueto gap temporale, come tutte le mode, anche autodistruttive, provenienti dagli Stati Uniti.
E’ il quadro allucinante emerso dalla Conferenza nazionale sulle Dipendenze svoltasi a Roma nei primi giorni di novembre, dopo un vuoto di seria riflessione e di analisi di circa sedici anni (non considerando come produttivo il frettoloso consesso di Genova dell’ottobre 2021, convocato, si può dire, solo per dovere d’ufficio), ed è anche, in buona sostanza, un allarmato invito ad agire contro un trend negativo in forte accelerazione, destinato a ripercuotersi soprattutto sulle nuove generazioni.
A questa sfida sono in primo luogo chiamate a rispondere, a livello istituzionale, le Regioni, che hanno la delega in materia di sanità e organizzano e gestiscono i servizi sanitari sul proprio territorio, compresi i Serd, cioè i Servizi per la cura delle Dipendenze, incorporati, per quanto riguarda le Marche, nelle cinque Aziende sanitarie territoriali.

Palazzo Raffaello, sede della Regione
Sui Serd la Regione Marche dovrà immediatamente intervenire perché, oltre ad essere ancora impostati sul modello centrato sull’eroina, dilagante all’epoca in cui furono costituiti, sono attualmente in forte carenza di fondi, indispensabili per gli invii dei tossicodipendenti nelle comunità terapeutiche, e di personale per le terapie ambulatoriali (mancano medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali).
Il governo ha stanziato di recente oltre 150 milioni di euro per il settore sanitario delle dipendenze, di cui 30 milioni esclusivamente per l’assunzione del personale necessario a coprire i deficit d’organico.
Altri fondi, se possibile, dovranno essere stanziati dalle regioni per fronteggiare quella che appare sempre di più come una vera e propria emergenza nazionale, il dilagare della droga. Bisognerà quindi muoversi tempestivamente a livello regionale nell’attivazione delle procedure di assunzione, per riuscire a prendere in carico effettivamente le persone che si rivolgono ai Serd nel disperato tentativo di uscire dal tunnel della dipendenza, dalla schiavitù della dipendenza.
Ecco quindi un primo urgente campo di intervento per il nuovo assessore regionale alla Sanità, il fermano Paolo Calcinaro: velocizzare al massimo queste procedure.
Importante sarà anche rivedere il rapporto di collaborazione e di necessaria vigilanza con le comunità terapeutiche in convenzione, che talvolta lasciano a desiderare quanto alla quantità e qualità degli operatori e all’efficacia del trattamento. E, in una fase storica in cui le doppie diagnosi (la compresenza nello stesso soggetto della tossicodipendenza e di talune patologie psichiatriche causate o slatentizzzate dalle sostanze) aumentano sempre di più, sempre più indispensabile è stabilire un protocollo regionale di collaborazione tra i Serd e i reparti di psichiatria, per un intervento coordinato e sinergico, che oggi non esiste.
Inutile dire che la prevenzione, anche a livello regionale, dovrà essere potenziata al massimo, finanziata adeguatamente, coordinata e in qualche modo codificata da esperti del settore con giuste campagne di informazione e di sensibilizzazione, mai più lasciata alla sensibilità del singolo dirigente scolastico, perché spesso il risultato è l’assenza totale di iniziative al riguardo o, al massimo, qualche evento a spot, tanto per dovere d’ufficio, del tutto inutili sul piano della validità.

Francesco Acquaroli
Ma c’è lavoro urgente anche per il presidente della Giunta regionale Francesco Acquaroli e per il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui: stabilire, d’intesa con tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, la possibilità di richiedere periodicamente ed anche a sorpresa a tutti gli assessori e a tutti i consiglieri test tossicologici e per l’alcol, da effettuare nelle strutture del Servizio sanitario nazionale, con successiva pubblicazione dei risultati. Test antidroga, come hanno stabilito anche altre Regioni, quali il Molise e il Veneto, ovviamente non obbligatori, ma su base volontaria, che sembrano necessari anche nella nostra regione.
Del resto, tra i candidati e gli eletti marchigiani non mancano persone che in passato sono incappati nel mondo tragico delle sostanze stupefacenti e il precedente assessore alla Sanità Saltamartini aveva pubblicamente denunziato l’uso di stupefacenti da parte di molti politici. E, in ogni caso, visto che questi test li fanno anche, peraltro obbligatoriamente, tante categorie di lavoratori, non si capisce perché non debbano farli anche coloro che ad un livello così importante di responsabilità gestiscono la cosa pubblica, i quali dovrebbero essere d’esempio a tanti giovani e punto di riferimento in termini di correttezza sia in ambito pubblico che nell’ambito privato. Tale proposta dovrebbe trovare d’accordo anche l’opposizione, vista che essa pochi anni addietro fu oggetto specifico di una proposta di legge da parte del consigliere regionale del Pd Fabrizio Cesetti, rieletto anche nelle ultime elezioni.
Infine, riprendendo un lavoro già avviato nella precedente consiliatura, vista la gravità della situazione droga nelle Marche, che detiene il primato nazionale del tasso di mortalità per overdose, l’ente regionale dovrà munirsi finalmente di una Commissione di Vigilanza sui fenomeni della diffusione delle sostanze stupefacenti e sulla criminalità organizzata che le veicola in tutto il territorio e ne ricicla gli ingenti proventi, eventualmente anche con poteri di inchiesta. Un’esigenza, questa, che si presenta come particolarmente pressante.
* presidente associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
Bommarino la sa veramente lunga. Più che a scrivere , articoli giornalistici che purtroppo lasciano il tempo che trovano , quanto sarebbe bello averlo in un ruolo istituzionale. Sarebbe una di quelle persone , che mi darebbero lo stimolo per mettere una croce ,a prescindere dallo schieramento
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Se Bommarito riuscisse davvero a far imporre il test antidroga a tutti i consiglieri e assessori regionali, sarebbe un trionfo della trasparenza… anche se poi rischiamo che in aula restino più sedie che politici.
Test antidroga obbligatori per i politici? Un sogno che resterà tale per sempre in Italia. Tra l’altro se li mettessero facoltativi non servirebbero a nulla.
Qualcuno mi permetta…
Certo che se Commissione,
vigilanza pur facesse,
su politicar e poltrone,
saran molte in più le messe;
che è sempre il buon esempio,
che più adopera i ragazzi,
al fin che tutto ‘sto scempio,
ponga fine a ‘sti ‘sollazzi’;
ma sollazzi essi non sono,
ma nemici micidiali,
non v’è nulla mai di buono,
non così di certo vali… m.g.
Il sert come il cic sono stati depotenziati nel corso degli anni e decenni, la volontà di risolvere le criticità è stata affidata ad associazioni e organismi esterni al pubblico istituzionale.
Al Centro Informazione e Consulenza si rivolgevano in maniera anonima molti studenti adolescenti. Gli psicologi venivano dal sert gratuitamente. Moto meno si rivolgevano al sert perchè facilmente individuabili.
Come mai il sociale è stato stracciato dal sanitario e svuotato concretamente di molti finanziamenti? Sembra che la volontà politica di controllare e debellare il fenomeno sia molto debole.
Concordiamo con l’avvocato sulla necessità di controllare con l’aiuto della statistica l’operato delle comunità terapeutiche. Il pubblico non può abdicare dal controllo delle attività sociali e sanitarie.
Civitasvolta odv è pienamente favorevole alle analisi anche a sorpresa dei consiglieri e di tutti i politici; lo aveva proposto a Civitanova più di dieci anni fa.
Ci permettiamo poi di ricordare la legge del buon samaritano che potrebbe salvare vite e l’educazione sessuo-affettiva a partire dall’infanzia come prevenzione dei futuri disagi psichici in modo da non farli deviare verso dipendenze deleterie.
La consapevolezza dei sentimenti è prevenzione della dipendenza e del femminicidio, si costruisce con l’educazione la socialità sana.
Gli Assistenti Sociali insieme agli organi di Polizia mandateli dai tossici con figli piccoli che fumano e spacciano tutto il giorno crack negli appartamenti dentro i condomini e poi si mettono tranquillamente alla guida!! Invece l’esame tossicologico del capello (e non dell’urina) dovrebbe essere obbligatorio ogni 4 mesi per tutti i Politici e Forze dell’ordine data l’importanza dell’operato, chi si oppone dovrebbe spiegare il motivo cordialmente.
Il test antidroga obbligatorio allo stato attuale incontra molte difficoltà a livello normativo, per l’impossibilità di imporre a qualsiasi cittadino controlli, terapie e cure in relazione a qualsiasi patologia.
Il test antidroga per i consiglieri regionali (ma a mio avviso dovrebbe essere esteso a chiunque, a qualsiasi livello istituzionale, si occupi della cosa pubblica) può essere previsto solo su base volontaria, ma il rifiuto sarebbe reso noto e i cittadino potrebbero trarne le logiche e ovvie conseguenze.
Il test, necessariamente a sorpresa, per essere più sicuro e più risalente nel tempo, dovrebbe essere effettuato sul capello, che registra assunzioni di sostanze anche effettuate mesi prima.
Posso oramai tranquillamente dire che molti anni fa, quando come anche lei ricorda, la lotta alla droga era impostata credo quasi esclusivamente sull’eroina , era già un enorme problema. Poi comparve il metadone con cui all’inizio si pensò di usarlo come cura per disassuefarsi in un certo periodo di tempo ritenuto congruo. Mi ricordo che passato il periodo, spesso e volentieri senza successo, il direttore decise di darlo giornalmente solo a chi era ammalato di Aids e a chi si prostituiva. Detto ciò, probabilmente per le tante difficoltà nel constatare la impari lotta, il metadone venne però distribuito a tutti i tossicodipendenti giornalmente. Avvenne che nonostante il metadone poteva funzionare, la maggior parte cercava poi durante la giornata la solita dose d’eroina. La situazione poté solo peggiorare e adesso con l’aumento di altre droghe più quelle che verranno la situazione è ancora più complessa. Le comunità in molti casi sono state d’aiuto ma spesso ho visto che chi ne veniva fuori passava all’alcool. Insomma per concludere, da quando si scopri quel famoso barcone sul Tevere dove mi pare si fumasse solamente ad oggi la situazione è diventata… Guardi non riesco neanche a trovare un termine adatto.
Tutta la vita test obbligatorio per i politici
Cmq rimango convinto del fatto che drogarsi come fumare è pur sempre una scelta nonsense consapevole e non obbligatoria…
Mi permetto di citare di seguito quanto ha fatto oggetto della Conferenza Nazionale sulle Dioendenze, svoltasi a Roma il 7 e 8 Novembre 2025, al fine di individuare quelle azioni ormai imprescindibili a largo soettro, ovviamente apprezzando molto questo prezioso contributo del Dott. Bonmarito, da sempre illuminante per tutti:
Roma, 7-8 novembre 2025 – Auditorium della Tecnica
1. Contesto generale
La VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze è l’appuntamento triennale previsto dal D.P.R. 309/1990.
L’edizione 2025 ha ampliato in modo significativo il perimetro dei temi trattati, includendo non solo le dipendenze da sostanze, ma anche:
• dipendenze comportamentali (gioco d’azzardo, gaming);
• dipendenze digitali e sociali;
• nuove vulnerabilità giovanili legate al contesto tecnologico.
Il motto dell’edizione è stato:
“Libertà dalla droga. Insieme si può.”
2. Obiettivi della Conferenza
1. Definire una visione nazionale unitaria sulle dipendenze.
2. Rafforzare i collegamenti fra Stato, Regioni, Comuni, terzo settore, università.
3. Raccogliere proposte operative, attraverso tavoli tematici, da inserire nel nuovo ciclo di programmazione nazionale.
4. Integrare salute mentale e dipendenze, soprattutto nella fascia adolescenziale.
3. Partecipazione istituzionale
Hanno aperto i lavori le massime istituzioni nazionali:
• Presidente della Repubblica (messaggio istituzionale)
• Presidente del Consiglio
• Presidenti di Camera e Senato
• Rappresentanti Conferenza delle Regioni
• Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (delegato antidroga)
Oltre a centinaia di rappresentanti di:
• SerD e servizi sanitari
• Comunità terapeutiche
• Enti locali
• Università e centri di ricerca
• Organizzazioni del terzo settore
• Associazioni per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze
• Magistratura minorile e area penitenziaria
4. Aree tematiche affrontate
4.1. Sistema delle dipendenze e governance
• Necessità di un coordinamento più stabile tra servizi pubblici e privati.
• Criticità: disomogeneità territoriale, carenza di personale, tempi d’attesa.
• Si chiede un modello “a rete” che superi frammentazioni e duplicazioni.
4.2. Adolescenti e giovani
È stata segnalata una crescita allarmante delle dipendenze giovanili:
• uso di cannabis ad alta concentrazione;
• psicostimolanti;
• binge drinking;
• dipendenze digitali (gaming, social compulsivo);
• gioco d’azzardo online.
Prevenzione precoce, interventi nelle scuole e sostegno alle famiglie sono stati indicati come priorità assolute.
4.3. Dipendenze comportamentali e digitali
Tema innovativo dell’edizione:
• gaming disorder;
• gambling (presenziale e online);
• dipendenza da social network;
• uso compulsivo dello smartphone;
• correlazioni con ansia, isolamento, demotivazione, drop-out scolastico.
Si richiede la costruzione di linee guida nazionali specifiche.
4.4. Carcere, giustizia minorile e continuità terapeutica
• Alta incidenza di persone con dipendenze in area penale.
• Problemi di continuità delle cure fra ingresso, permanenza e uscita dal carcere.
• Necessità di rafforzare percorsi alternativi alla detenzione quando il disturbo da uso di sostanze è un fattore determinante.
• Particolare attenzione ai minorenni con doppia diagnosi (psichiatrica + dipendenza).
4.5. Ricerca, dati, monitoraggio
• Urgenza di avere dati nazionali aggiornati e integrati.
• Si propone un sistema unico di raccolta dati fra servizi sanitari, scuole, enti locali e giustizia.
• Necessità di standardizzare strumenti di valutazione dell’impatto.
5. Le sessioni principali
5.1. 7 novembre – Sessione inaugurale
Focus:
• impatto sociale delle nuove dipendenze;
• ruolo dei media;
• comunicazione responsabile;
• testimonianze di comunità terapeutiche e famiglie.
5.2. 7 novembre – Tavoli tecnici
Otto tavoli tematici hanno affrontato:
1. Modelli di governance
2. Prevenzione precoce
3. Dipendenze giovanili
4. Adolescenti e salute mentale
5. Innovazione digitale
6. Servizi e comunità terapeutiche
7. Carcere e misure alternative
8. Monitoraggio, valutazione, indicatori
5.3. 8 novembre – Sessione conclusiva
Il Sottosegretario Mantovano ha presentato i punti centrali:
• rafforzamento finanziario dei servizi;
• superamento della frammentazione territoriale;
• definizione di nuove linee guida nazionali;
• priorità: giovani, scuola, famiglie.
È stata comunicata l’adozione di un Documento finale, frutto dei tavoli tecnici.
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6. Punti salienti del Documento Finale
6.1. Priorità strategiche
• Potenziare la prevenzione nelle scuole con programmi certificati.
• Rafforzare i SerD con personale giovane e competenze digitali.
• Promuovere interventi integrati salute mentale-dipendenze.
• Ampliare il monitoraggio nazionale attraverso sistemi informatici unificati.
• Sostenere percorsi comunitari o educativi per minori con dipendenze e fragilità emotive.
• Contrastare gambling online e gaming patologico con normative più stringenti.
6.2. Innovazioni richieste
• Centri specializzati per le dipendenze digitali.
• Maggiore cooperazione con università e ricerca.
• Linee di intervento rivolte ai NEET e alle aree periferiche.
• Supporto ai genitori (training, sportelli, gruppi di aiuto).
• Uso della tecnologia per prevenzione e screening precoce.
7. Posizioni del Terzo Settore
Diverse associazioni – pur apprezzando il ritorno della Conferenza – hanno sottolineato:
• il rischio di una visione troppo “centralista”;
• la necessità di maggiore flessibilità e innovazione nei servizi;
• l’importanza delle professionalità educative e psicologiche;
• il bisogno di aggiornare il quadro normativo del Testo Unico 309/90.
Per Stefano Florentino
Lei ha ragione. La scelta di drogarsi, per la prima volta, è sempre libera e frutto della decisione individuale di chi assume la sostanza (fatta salva la situazione delle ragazze alle quali viene fatta assumere la droga dello stupro a loro insaputa).
Ma dopo le prime assunzioni si passa facilmente all’abuso e in breve alla dipendenza, e, a quel punto, devi a tutti i costi seguitare a drogarti per non stare male a seguito delle crisi di astinenza.
Per Antonio Cristofanelli Broglio
Grazie per il suo intervento che ha fornito ai lettori tutti i parametri dell’importantissima conferenza di Roma, della quale io, per ovvii motivi di sintesi, avevo inserito nell’articolo solo una sintesi.
… scelta di drogarsi libera, consapevole e individuale…anche per i minori??? Ma di che si parla??? gv
A differenza di Huxley (visione mistica), Jünger (ebbrezza titanica) o Leary (psichedelia liberatoria), Michaux vive l’esperienza come un’autentica tortura mentale, un “martirio della percezione”.
La mescalina per lui è «un milione di piccoli colpi di punta di spillo nell’anima», «un’onda che non finisce mai di spezzarsi», «una follia meccanica e inarrestabile».
Non cerca il paradiso: cerca di capire che cosa succede quando la coscienza viene scorticata viva. La droga distrugge l’io, ma non lo dissolve in modo piacevole Michaux rifiuta totalmente l’idea dell’“ego death” beatifico.
Per lui la disintegrazione dell’io è spaventosa, frammentaria, ossessiva: l’io non sparisce, viene fatto a pezzi e ogni pezzo continua a soffrire separatamente.
Famosa la frase:
«Con la mescalina non si muore una volta sola, si muore mille volte al secondo.» L’esperienza psichedelica è inconoscibile e intraducibile Michaux è ossessionato dall’impossibilità di descrivere davvero ciò che vede. Ripete che il linguaggio è una prigione troppo stretta per contenere l’esperienza della mescalina.
Scrive frasi come:
«Ciò che provo è così lontano dal dicibile che, quando provo a dirlo, mi sento ridicolo e criminale.»
Per questo alterna testi, disegni frenetici e cancellature: la pagina stessa deve diventare allucinata. Nonostante tutto, vale la pena farlo (una sola volta)Ecco il paradosso finale di Michaux: pur descrivendo l’esperienza come un inferno, non la condanna moralmente e non invita nessuno a ripetere l’esperimento.
La sua posizione è conoscitiva, quasi scientifica in senso estremistico:
«Ho voluto sapere che cosa c’è al di là del normale funzionamento della mente, anche a costo di non tornare più. Sono tornato, ma non sono più lo stesso.»
Dopo il 1965 circa smette completamente di prendere sostanze: «Una volta è conoscenza, due volte è turismo.»Frasi-chiave di Michaux sulla droga (testuali)«La mescalina è la velocità infinita della sofferenza mentale.»
«Non c’è rivelazione, c’è solo rivelazione dell’orrore di esistere in modo diverso.»
«L’universo mescalinico è un universo di persecuzione senza persecutore.»
«Chi prende la mescalina per divertimento è come chi andrebbe a visitare Auschwitz per fare un picnic.»
«La droga mi ha fatto vedere l’inferno della forma. Dopo, il mondo normale mi è sembrato un inferno più lento, ma sempre inferno.»
In sintesi: il pensiero di Michaux in una riga La droga è una porta che si apre su un abisso spaventoso e inutile per la felicità, ma indispensabile per capire fino a che punto la mente umana sia fragile, meccanica e mostruosa.
@Vallesi: se vuoi ti faccio un disegnino, così capisci meglio..
Condivido quanto scritto dal signor Pesaresi, con un ma: siamo sicuri che una persona seria, preparata e onesta – l’avvocato lo è sicuramente- entrando nel ginepraio politico, possa influire minimamente nell’andazzo generale?
Finalmente dopo tanti anni arriva un segnale forte e positivo,attraverso la Conferenza nazionale sulle dipendenze,che deve necessariamente indurre le Istituzioni soprattutto le regioni a prendere decisioni concrete e significative al fine di arginare la diffusione dell’uso delle droghe arrivato a livelli di emergenza.Non c’è più tempo da perdere.Indispensabile la commissione di vigilanza regionale.Sono d’accordo per i test tossicologici ad assessori e consiglieri regionali.
Bisogna dire ai genitori di non lasciare i ragazzi a se stessi, ad esempio controllando chi sono le loro amicizie.
Vista l’impossibilità di prendere il problema dall’inizio, si può cominciare dalla fine. Selezionare le comunità che effettivamente hanno dei riscontri ma non il giorno dopo che l’assistito sia uscito ma a distanza di tempo. La droga è un affare per molti. Poi adesso chi ci sa fare, integra tutto quello che capita come ludopatici ecc. È facile sentirsi presi in giro e accorgersi che si rappresenta solo un assegno per il benefattore di turno.
La fotografia del fenomeno droga fatta dall’Avv. Bommarito è come sempre rispondente alla realtà dei fatti, fin nei minimi particolari, e alle enormi e gravi conseguenze che ne derivano. Questo grido di allarme e, per la verità, pochi altri devono essere ascoltati e recepiti come una estrema richiesta di aiuto. Sono urgenti sempre di più la prevenzione ed il contrasto e, per quello che riguarda la nostra Regione, credo che l’Assessore Calcinaro abbia tutti gli elementi per poter definire e poter affrontare, con i suoi collaboratori, il problema che ormai ha assunto vaste proporzioni. Sarà necessario intervenire subito e a tutti i livelli perché la gravità del fenomeno lo impone ogni giorno di più.
L’ obbligatorietà dei test antidroga per i politici credo che purtroppo sia una chimera, visto e considerato che è stata rifiutata e sostituita con la facoltatività, il che significa che i test volontari sono stati fatti da una percentuale infinitesimale di politici, ai quali bisogna dare atto, che però non sono stati emulati da tanti altri politici di ogni ordine e grado.
Credo che l’Assessorato alla Sanità delle Marche richieda molto impegno, molto lavoro e la messa in campo di numerose strategie e sinergie per la criticità-droga e per altre criticità. Per cui auguro all’Assessore Calcinaro
buon lavoro.
“E meno male che ci sono le istituzioni!”era solito esclamare Henri Michaux mentre dipingeva sotto mescalina, e una volta dipinse un Serd della Regione Marche, e fu così che smise di drogarsi.
…mah, credo proprio che rispondere a certi ‘gran signori’, e probabilmente ‘gran sapienti’, sia del tutto inutile, sia affatto tempo perso e sarebbe fin troppo facile, ma un consiglio lo voglio pur dare ed è questo: se qualcuno è così bravo a fare i disegnini, impari a essere altrettanto bravo a capire quel che legge e pure quel che scrive, la speranza è l’ultima a morire… gv
Salvo Giordano Ripa, peraltro quasi una new entry nel mondo della politica attiva, nessun politico ha detto la sua sulla proposta di istituire a livello regionale controlli occasionali antidroga e sulla costituzione di una commissione di vigilanza sulla diffusione della droga e della criminalità organizzata.
Certo, sono entrambe proposte difficili da mandar giù, sia per chi governa che per chi è all’opposizione, sembrano proposte quasi folli, buttate là tanto per dire, ma, come diceva Erasmo da Rotterdam, “le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria, follia”.
Oh, beata esclamazione,
«E meno male che ci sono le istituzioni!»,
grido lanciato come un confetto avvelenato
nel bel mezzo del trip,
mentre la mescalina scioglieva i contorni
e il pennello tremava tra dita di fiamma.
Henri, profeta in camicia da notte,
re dei deserti interiori,
reclinava il capo sul cavalletto
e vedeva draghi diventare impiegati,
serpenti trasformarsi in timbri,
abissi ridursi a moduli in triplice copia.
Poi, in un’estasi burocratica,
dipinse il Serd della Regione Marche:
un tempio di linoleum e neon pallido,
dove la grazia scende in forma di sportello,
dove l’inferno si cura con appuntamento
e il diavolo firma il registro delle presenze.
Apparve l’edificio,
solenne come un peccato ben archiviato,
con la sua insegna più vera di ogni visione:
«Orari: 8-14, chiuso il mercoledì».
E il cuore del poeta,
colpito da cotanta maestà amministrativa,
si fermò, atterrito e redento.
Addio, visioni di fiamme e di abissi!
Addio, mostri che danzavano nudi!
Un solo sguardo al palazzo della sanità regionale
bastò: la droga si fece piccola,
si vergognò,
e uscì dalla porta secondaria
con la coda tra le gambe e il 730 in mano.
O Marche, terra di santi e di codici,
dove anche l’allucinazione trova il suo sportello,
dove il caos si mette in fila
e l’estasi compila il modulo CUD,
sia lode al tuo Serd miracoloso
che converte i mistici in contribuenti
e fa del delirio un capitolo di spesa
perfettamente rendicontato!
E così Henri smise,
non per virtú o per preghiera,
ma perché aveva visto la Forma perfetta:
l’Istituzione,
più forte di ogni peyote,
più alta di ogni cielo aperto,
più vera di ogni dio
che non abbia un timbro tondo
e una firma leggibile in calce.
Benedetto sia chi pose
quel grigio edificio tra l’uomo e l’infinito:
è la barriera più elegante
che l’umanità abbia mai eretto
contro la bellezza insostenibile
dell’assoluto.
Yuri Pesaresi, io tornerei a votare!!!