Con il velo alla guida dello scuolabus:
«Noi donne possiamo fare tutto,
è stato mio marito a spronarmi»
MONTE SAN GIUSTO - Soukaina è dipendente della Sap di Potenza Picena. Ha 35 anni ed è arrivata in Italia quando aveva appena 20 giorni. «Nessun pregiudizio: tutti mi hanno accolta bene. Rappresento un aiuto nell'integrazione con le famiglie che parlano poco l'italiano»

Soukaina, autista dello scuolabus di Monte San Giusto per l’azienda Sap
di Giulia Sancricca
Ogni mattina, da quando è iniziata la scuola, si siede al volante dello scuolabus di Monte San Giusto e accompagna i bambini della città all’appuntamento quotidiano con le lezioni. Ma forse la lezione più importante arriva da lei. È la lezione di Soukaina Jarid – tutti la chiamano Beatrice -, una lezione che sa di vita e integrazione, abbatte i pregiudizi e scardina le convinzioni sull’esistenza di lavori solo per uomini e altri solo per donne. Ma anche quel pensiero tutto occidentale che il velo sia una imposizione e che le donne musulmane non abbiano libertà di scelta. Soukaina la sua lezione la fa guidando uno scuolabus con indosso il velo: non una imposizione, ma il segno della sua identità, di quelle radici che per lei non sono state catene, ma ali per volare.

Soukaina alla guida dello scuolabus
È dipendente della Sap – società automobilistica di Potenza Picena – che dopo il colloquio con l’amministratore delegato Giovanni Viola e la prova di guida l’ha assunta senza pensarci due volte, affidandole lo scuolabus del paese dove vive: Monte San Giusto.
«Sono arrivata in Italia dal Marocco che avevo appena 20 giorni di vita – racconta Soukaina -. Ero con i miei genitori e i miei due fratelli maggiori. Sono cresciuta a Massa Fermana, poi ci siamo trasferiti a Mogliano e dal 2019 vivo a Monte San Giusto». Ha 35 anni, è sposata con Ahmed e mamma di tre bambini: dal lavoro come venditrice ambulante insieme a suo padre ha deciso di intraprendere una attività affine a quella del marito – che è autotrasportatore – ma che le permette di stare a contatto con le persone, ciò che lei ama molto.

Soukaina con il padre
«Sono cresciuta in una famiglia molto religiosa – dice – e proprio per questo vi è un grande rispetto per le donne. Mio padre mi ha sempre ripetuto che una donna può fare tutto, che non c’è un traguardo che una donna non può raggiungere e mio marito la pensa allo stesso modo. Chi segue davvero l’Islam sa che la donna deve essere valorizzata e supportata». Soukaina ha conosciuto suo marito in Marocco durante una vacanza e insieme hanno scritto il futuro della loro famiglia, quella che oggi rappresenta un esempio per tutti: «È stato lui a consigliarmi di prendere la patente per gli autobus – racconta Soukaina – se fosse per lui dovrei prendere tutte le qualifiche e fare anche l’autotrasportatrice».

Soukaina con il marito
Così a gennaio 2024 ha iniziato il corso di guida: «Ma ad aprile ho scoperto di essere incinta e avrei voluto fermarmi, poi però marito e il mio istruttore mi hanno fatto capire che se avessi lasciato non avrei più ripreso. Così sono andata avanti e l’istruttore ha cercato di velocizzare tutte le pratiche affinché io non facessi l’esame di guida con il pancione. Il 16 luglio avevo la Carta Qualifica Conducente (Cqc). Ho partorito a dicembre e non ho fatto più niente finché non ho iscritto mio figlio all’asilo nido. Poi ho mandato il mio curriculum alla Sap e sono stata chiamata per un colloquio. Ho fatto la prova di guida e dopo un paio di giorni mi hanno comunicato l’assunzione».

Giovanni Viola, amministratore delegato Sap
«Ha fatto il colloquio con il velo – racconta l’amministratore delegato della Sap, Viola -. Mi sono permesso di chiederle se fosse una costrizione o una sua libera scelta e lei mi ha risposto che non era affatto una imposizione, chiedendomi se avesse potuto indossarlo anche alla guida. Per la nostra azienda l’Articolo 3 della Costituzione è fondamentale, dunque ho risposto che non c’era alcun problema». Dalla Sap arriva non solo un forte esempio di integrazione, ma anche di un tetto di cristallo abbattuto ormai da tempo: «Non solo negli uffici abbiamo tre impiegate su quattro, ma anche altre quattro autiste donne: due romene, una lituana e una italiana. Su 100 autisti contiamo 7 nazionalità differenti. Da noi il gender gap non esiste: mia mamma lavorava in questo settore ben quarant’anni fa. Sono cresciuto con l’esempio e la consapevolezza che le donne possono fare qualsiasi cosa».
Nessuna discriminazione nemmeno tra colleghi: «In azienda mi trovo benissimo – dice Soukaina -. Sono tutti molto disponibili e non ho notato alcun pregiudizio. Anche a Monte San Giusto ho piena fiducia da parte delle famiglie e credo che siano stati risolti anche diversi problemi di comunicazione con gli stranieri: io parlo anche arabo, francese e inglese e posso spiegarmi bene su orari e fermate con marocchini, algerini, tunisini e pakistani. È un segnale di inclusione molto importante».

Le impiegate della Sap
Scomparse, così, anche le iniziali paure per i pregiudizi con cui avrebbe potuto fare i conti: «Non temevo tanto il giudizio come donna alla guida – confida – ma come donna con il velo. Invece non ci sono stati problemi». E con lo spirito di chi sa che volere è potere, ora Soukaina continua a guardare avanti e a sognare dove potrebbe portarla la sua voglia di fare, fare bene e con passione: «Stare a contatto con i bambini mi piace – dice -. Mi piace tantissimo questo lavoro, ma vorrei anche provare il trasporto pubblico di linea, il Gran Turismo (ma quando i miei bambini saranno cresciuti). L’autotrasporatrice? No, mi piace parlare. Forse questo lavoro è più adatto a mio marito che è taciturno».
Allora la risposta di Soukaina è per tutti: per chi ha una visione distorta di chi arriva da lontano, ma anche di chi si pone dei limiti ogni giorno, sbagliando. «Se vogliamo una cosa, con impegno e dedizione possiamo ottenerla – dice -. Finiamola di pensare alle diversità».

Sofia Ciccioli, autista Sap

Simona Dan, autista Sap

Rodica Sludarenco, autista Sap
Egzonn Dehari quando vedrò che lo può portare un giorno si e un giorno no allora crederò che è una libera scelta.
sempre colpa della politica, in Italia non è vietato il velo nemmeno il niqāb che copre tutto meno che gli occhi, se le leggi non ci sono o non si applicano è ovvio che tutto il terzo mondo ha diritto più di noi a fare ciò che ritiene giusto.
Art. 179 Codice della Strada.
“Il Conducente Non può guidare con fazzoletti, sciarpe, ecc. che possono impedire l’ udito.”
Diceva Max Vinella: Donna al volante pericolo costante
Art. 143 cds : fazzoletti, sciarpe che limitano udito.
Io non credo che le sia imposto dai genitori o dal marito credo che gli sia imposto dalla regione. Perché i maschi non indossano nessun velo? Come mai se possiedo dei terreni per esempio in Marocco, una volta deceduto se ho tutte figlie femmine , il terreno va’a nipoti maschi? Che ci sia una cultura maschilista ancora maggiore che da noi?
…potrei chiedere se questa brava ragazza è libera di fare il bagno in costume al mare? Grazie. gv
Il Corano impone alla donna di coprire il capo con un velo. Il volto deve rimanere scoperto. Il vestito deve coprire i suoi “gioielli”. Credo che il velo non impedisca l’udito.
Dovrebbe essere impedito a quelle musulmane che coprono il volto, lasciando una fessura per gli occhi, di girare per le strade in questa maniera, sia perchè lo dice la legge italiana, sia perchè non lo impone il Corano.