Acqua, bagarre sul peso delle aziende
nella nuova società:
a tutte la stessa quota
MACERATA - Atti inviati alla presidenza dell'Ambito ma alcune modifiche allo statuto non erano state visionati da tutti i sindaci e sono nate spaccature sul ruolo delle varie partecipate. Rifondazione all'attacco

Alessandro Gentilucci, presidente dell’Aato3
di Luca Patrassi
Fioriscono le assemblee dei soci dell’Aato3 in vista della approvazione del progetto per il mantenimento in mano pubblica della gestione integrata del servizio idrico.
Stamattina il presidente dell’Aato3 Alessandro Gentilucci ha avuto dai tecnici il cronoprogramma in vista della costituzione della società consortile mentre sul fronte dei documenti da inoltrare alle società di gestione e ai Comuni c’è necessità di attendere qualche altro giorno. E’ stata data notizia dell’esistenza di un accordo firmato da quattro delle sei società e la cosa ha fatto scattare i soliti allarmi che si susseguono oramai da anni, ma stavolta pare si sia trattato soltanto di un problema di comunicazione. Ai vari documenti erano stati apportate delle modifiche dai vari consulenti delle azìende il giorno prima dell’assemblea e non tutti hanno avuto il modo di condividere. Peraltro i documenti preparati ricalcano gli indirizzi dati dai sindaci ma c’è un altro passaggio che sta facendo discutere e che non si capisce bene come possa essere uscito fuori. Lo statuto dice che la società è formata al 92% dai Comuni soci dell’Aato3 in funzione del loro peso attuale e un 8% in mano alle società di gestione ed è questo ultimo passaggio che sta causando qualche problemino da sciogliere, visto che non si capisce come, per fare alcuni esempi, possano pesare allo stesso modo una società (Apm) che ha una rete idrica ai vertici italiani e ha fatto investimenti, un’altra (Atac) che ha una rete idrica che perde oltre il 40% della risorsa e una terza come Valli Varanensi che gestisce l’acqua di alcuni piccoli comuni montani e ha iniziato peraltro l’attività da poco. Altre riunioni sono comunque già state convocate e il tutto si concluderà nella prossima assemblea dei soci entro una decina di giorni. A meno che i problemini insorti non siano colpi di coda di chi ancora cerca di mescolare le carte senza presentarsi alle assemblee.
In tutto questo si registra anche l’intervento di Rifondazione comunista a firma di Gianmarco Mereu: «Attendevamo con molta preoccupazione l’esposizione di tutta la documentazione promessa dalla deludente assemblea del 30 Aprile, oggi però sono venute a mancare, nell’ennesimo ritardo, molte chiarificazioni e, cosa alquanto preoccupante ed irresponsabile, la firma dell’amministrazione Parcaroli sulla bozza di statuto, purtroppo ancora parziale, carente su più fronti ed oltre tempo massimo. Tuttora, poi, ad aggravare tale contesto, sono fuori discussione i regolamenti sia di controllo analogo che consortili, fondamentali per esplicitare concretamente il funzionamento pubblico, dato che ancora non è chiara la cessione del ramo idrico tenuto, almeno parzialmente, in mano privata. Quindi, il mancato assenso di Macerata, Recanati ed Astea, la società contenente privato, su questo documento è la dimostrazione che tutta la propaganda del centrodestra a favore del pubblico fatta sinora è farlocca: innanzi ad una scadenza ravvicinata, senza tutti gli atti necessari approvati, Parcaroli si defila dalla tempestiva e proattiva costruzione del gestore unico che tanto aveva rivendicato durante la discussione della mozione che presentammo con Alberto Cicarè di Strada Comune, dimostrandoci ora quali reali intenzioni muovono il centrodestra maceratese ed il primo cittadino, ossia ritardare il processo di fusione, arrischiare una procrastinazione che porterà effettivamente all’asta l’acqua e rifiutare una bozza di statuto che esplicita la totale gestione pubblica e democratica del bene comune nel reinvestimento degli utili nella società consortile e non nel profitto d’un privato, come espresso all’articolo 4. Come possono conciliarsi quelle dichiarazioni tanto clamorose dell’estate scorsa di Alessandrini e di tutta la Lega per la difesa di Apm e Cosmari dopo queste scelte e gli scandali che si stanno scoprendo sulla stampa locale? Come risponde l’amministrazione di tale mancata firma, dopo il netto rifiuto d’esporsi come Comune e capoluogo di provincia per l’acqua pubblica? Per noi tale mancanza è un insulto alla città ed alla chiara volontà popolare di mantenere il servizio idrico in mano alla gente e per la gente, una scelta politica malcelata che denuncia il grave disinteresse verso l’acqua pubblica del primo cittadino e del centrodestra che lo sostiene oppure un tentativo d’ostruzionismo ingiustificabile e deplorevole. Se tali azioni continueranno siamo certi che verrà il momento di convocarci in piazza e denunciare al fianco di lavoratori e lavoratrici l’insipienza di questa giunta e di tutti coloro che stanno impedendo un rapido percorso verso il consorzio pubblico, visto che la forte presenza nella scorsa protesta ha prodotto effetti positivi ed essenziali proprio tramite il conflitto sindacale».