Eccellenze artigianali e tradizione familiare
nel presepe di Santa Croce:
«Esempio di partecipazione comunitaria»

MACERATA - E' stato realizzato da Giuseppe Manciola usando alcune statuine del padre Umberto e coinvolgendo abilità manuali e tecnologie innovative in un contesto parrocchiale molto attento alle sfide del futuro e in cui è stato riaperto l'oratorio. Il parroco don Pierandrea Giochi: «Siamo il collante di tutta una serie di iniziative utili a fare della parrocchia quell’importante centro di aggregazione spirituale, culturale e sociale che è stato negli anni»

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Il presepe di Santa Croce

Il Natale ci invita a riflettere sul mistero della Natività, con un messaggio che si rinnova ogni anno e capace di parlare al cuore. A Macerata, nella chiesa di Santa Croce, questo messaggio prende forma nel presepe realizzato da Giuseppe Manciola. Un allestimento che è anche racconto, memoria, testimonianza di una fede capace di ravvivare i sentimenti più autentici del Natale.

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Giuseppe Manciola

«Non è stato facile mettere insieme i pezzi di questa storia – spiega Manciola – C’è dietro tanto lavoro. Il mio, certamente, ma anche quello di tante persone che, aiutandomi, mi hanno permesso di realizzarlo».

Il suo presepe colpisce per la bellezza insita nei dettagli. Interamente meccanizzato, si sostanzia di un lavoro complesso, in cui nulla è lasciato al caso: tutti i particolari sono curati per creare un’atmosfera immersiva.

«Le statuette, alcune appartenenti a mio padre Umberto ed altre acquistate nel corso di tanti anni, si inseriscono in una scenografia che unisce tradizione e innovazione – continua Manciola – dopo tante edizioni ho voluto esplorare, in questa, nuove possibilità, coinvolgendo abilità artigianali e tecniche moderne». Ne è risultato un lavoro che ha visto in campo tante forze e soprattutto l’impegno di persone che prestano il loro tempo per servire la comunità parrocchiale.

«Senza la collaborazione e la dedizione dei volontari non potremmo realizzare nulla – dice il parroco don Pierandrea Giochi – Dal catechismo alle attività dell’oratorio la parrocchia si impegna ogni giorno per offrire spazi e occasioni di incontro, educazione, crescita».

La parrocchia di Santa Croce, a Macerata, è una delle più significative della diocesi, sia per la sua storia che per la sua posizione. La Chiesa attuale ha origini che risalgono al 1558, quando il Comune decise di costruire un nuovo edificio per ospitare degnamente una reliquia della Croce, precedentemente conservata in una piccola cappella, ma la comunità di fedeli che vi orbitano intorno è da sempre un elemento fondamentale della sua storia e vitalità.

«Questa comunità –  spiega il parroco – non è solo custode della tradizione religiosa. È il collante di tutta una serie di iniziative utili a fare della parrocchia quell’importante centro di aggregazione spirituale, culturale e sociale che è stato negli anni. Tanto più in questo tempo segnato da sfide enormi per la Chiesa».

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Una delle statuine

Don Pierantrea a Santa Croce ha deciso di riaprire l’oratorio proprio per dare risposte alle nuove esigenze dei fedeli in cerca di una risposta alle domande esistenziali non dottrinale ma capace di parlare al cuore e all’esperienza concreta della vita quotidiana. In questo macro contesto si inserisce l’idea di don Pierandrea di riaprire l’oratorio, valorizzandolo come luogo di incontro, condivisione, crescita.

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Don Pierandrea Giochi

«L’oratorio si propone come uno spazio in cui la relazione tra persone torna ad essere centrale – riprende don Giochi -. Un luogo in cui aprirsi al prossimo concretamente, invitando al superamento di quell’individualismo che è il male assoluto dell’attuale momento storico – spiega -. L’incapacità di comunicare, la solitudine estrema in cui molti si trovano a vivere, le preoccupazioni, le paure, le ansie che ne derivano. Tutto concorre ad una certa infelicità diffusa. Non è facile per noi sacerdoti portare conforto a persone che, provate da tante situazioni della vita, hanno smesso di credere in loro stesse e perso la speranza».

L’oratorio è un’iniziativa che si rivolge ai bambini e ai ragazzi, ma coinvolge inevitabilmente tanti genitori, diventando un luogo di vita a tutto tondo. Uno spazio di incontro autentico dove tutti possono ritrovarsi in un contesto sano e accogliente, libero da filtri e barriere. «Devo ringraziare tutti coloro che ogni giorno collaborano al farsi di tante iniziative – tiene a sottolineare don Pierandrea -. L’oratorio è una delle tante attività che la parrocchia porta avanti nell’interesse della comunità, ma è anche il simbolo di una Chiesa aperta e accogliente, che sceglie di mettere al centro le relazioni, il dialogo e la crescita condivisa».

presepe_santa_croce-5-e1735323060300 Tornando al presepe di Manciola, è non solo un segno di eccellenza artigianale, ma un gesto di testimonianza. Ogni dettaglio racconta la volontà di donare tempo, talento e amore per trasmettere il messaggio più autentico del Natale: la nascita di Gesù è l’inizio di una storia, la storia di una comunità che trova in sé stessa il significato del proprio divenire.

«Questo presepe – conclude Manciola – è però anche la storia di un legame profondo tra me e mio padre, che ogni Natale ne realizzava di meravigliosi per me e per i miei fratelli. È un modo per rendere visibili quei valori che hanno sempre orientato i miei passi nella vita e nella professione, avendo fiducia che potessero essere di ispirazione per i miei figli. È, in un certo senso, un passaggio di consegne tra generazioni. Mi auguro che possa essere un’occasione di rinascita, un momento in cui fermarsi a riflettere sul significato profondo della vita e aprire il cuore alla speranza che qualcosa di meraviglioso possa e debba ancora accadere». Sarà possibile visitare il presepe anche per tutto il mese di gennaio.

(Redazione Cm)

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