Il poliziotto di cent’anni
SAN SEVERINO - Festa per il traguardo del secolo di vita di Alessando Sassaroli. Dalla prigionia in Germania alla vita a Firenze sino al ritorno a Parolito. «Mi chiamano Tarantello perché sono bello»

Al centro Alessandro Sassaroli
Un poliziotto di cento anni, Alessandro Sassaroli. La divisa non la indossa più da tempo ma il legale con la polizia è rimasto e a dimostrarlo la presenza ieri a San Severino del questore di Macerata, Gianpaolo Patruno e del comandante della polizia stradale Alberto Luigi Valentini. Hanno raggiunto la città settempedana per festeggiare il traguardo del secolo di vita di Alessandro Sassaroli (conosciuto come Giudo de Tarantello). E’ nato il 13 dicembre del 1924 a Colleluce. Poi ha girato un po’ prima di far ritorno a San Severino.

Nel 1940 ha conseguito la licenza elementare alla scuola serale grazie all’aiuto del parroco don Alberico. Quell’attestato gli permise di intraprendere la carriera in polizia. Durante la Seconda guerra mondiale fu chiamato alle armi ma dovette fuggire per evitare la cattura. Rifugiatosi nelle campagne bolognesi, venne fatto prigioniero e deportato in Germania, dove lavorò in una fabbrica a Vebaii. Risucì a tornare in Italia il 5 agosto del 1945. Poi nel 1948 iniziò il suo servizio nella polizia (all’inizio si occupò della sicurezza durante le elezioni politiche del 1948). Dopo un corso di sei mesi a Caserta, fu trasferito a Campobasso e successivamente a Firenze, nel 1954. Nel 1955 sposò Maria Antonelli, rimanendo a Firenze fino agli anni ’80, quando si ritirò a Parolito.

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Per festeggiare i suoi cento anni c’è stato anche un picchetto d’onore della polizia e il sindaco Rosa Piermattei gli ha consegnato una pergamena commemorativa.
Tra i presenti il presidente provinciale dell’Anps (Associazione nazionale polizia di stato), l’ex questore Giorgio Iacobone, il comandante della Polizia locale di San Severino, Adriano Bizzarri, e il consigliere regionale dell’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro), Veros Bartoloni. Ma perché lo chiamano Tantello? «Perché sono bello» ha spiegato il neocentenario.
