Sindacati e lavoratori, inizia la lotta:
«L’acqua deve restare pubblica.
Pronti anche allo sciopero»
MACERATA - Assemblea di Cgil, Cisl e Uil e dipendenti delle aziende che gestiscono il servizio idrico in provincia per scongiurare il pericolo che passi ai privati. Il percorso della mobilitazione prevede lo stato di agitazione con assemblee fino ad arrivare, come estrema ratio, anche allo stop dal lavoro. Appello ai sindaci e all'Aato3 per trovare una situazione che salvi la qualità del servizio e l'occupazione

L’assemblea di sindacati e lavoratori
di Mauro Giustozzi
Una mobilitazione tra i dipendenti e dentro le aziende e tra i cittadini per difendere l’acqua come bene che deve restare pubblico. Cgil, Cisl e Uil, insieme alle categorie dei lavoratori Filctem, Femca e Uiltec lanciano una straordinaria campagna di sensibilizzazione di tutti i lavoratori dipendenti degli attuali gestori del servizio idrico integrato del nostro territorio, in risposta all’immobilismo della politica rispetto alla questione del gestore unico e della sempre più probabile privatizzazione del servizio.

Nella la sala riunioni della Provincia a Piediripa rappresentanti sindacali, Rsu aziendali e cittadini si sono confrontati sul delicatissimo momento che sta vivendo il Maceratese col rischio che si profila sempre più concreto di una messa a gara del servizio idrico se i sindaci non troveranno l’intesa sul gestore unico. «Purtroppo sono due anni che si discute attorno al servizio idrico –ha detto il segretario Cgil Macerata, Daniele Principi– ed oggi siamo giunti al punto di rottura in quanto le concessioni attuali stanno scadendo, e se non si arriva alla costituzione di un gestore unico pubblico per l’idrico nella provincia di Macerata e nell’Aato3 il rischio è che si vada a gare verso la privatizzazione. Un rischio che allo stato attuale delle cose è una certezza. Noi come sindacati siamo qui a dire alla politica territoriale che c’è bisogno di fare delle scelte con urgenza perché altrimenti i cittadini si vedranno privatizzare il servizio, con peggioramento dello stesso e col rischio anche per i lavoratori del settore di essere penalizzati per il loro futuro. E’ il momento di prendere una decisione e per questo lanciamo questa mobilitazione straordinaria di lavoratori e cittadini per accendere un faro su questa annosa vicenda ed arrivare ad una soluzione».
Il percorso della mobilitazione prevede lo stato di agitazione dei lavoratori delle concessionarie con assemblee fino ad arrivare, come estrema ratio, anche allo sciopero, la programmazione di assemblee nei comuni sede delle aziende idriche, ad iniziare il 13 dicembre da Recanati e l’indizione di una giornata di mobilitazione di cittadini e lavoratori che potrebbe coincidere col possibile sciopero del settore. «L’incertezza del modello che l’Aato3 vuole fare per questo territorio equivale ad una grande incertezza per aziende e lavoratori –ha detto Rocco Gravina della Cisl – non c’è una programmazione del futuro, c’è difficolta reperire investimenti e crediti e quindi la preoccupazione tra i lavoratori, che sono anche cittadini, è grande. Abbiamo sette aziende ed i loro dipendenti da salvaguardare che sono eccellenze del territorio. E’ indispensabile che la politica non torni indietro come ha sempre fatto in tutti questi mesi trascorsi invano: lo scorso anno siamo partiti con delibere verso un gestore unico ma poi smentite nelle successive assemblee. L’assunzione di responsabilità dei sindaci è importantissima: se è stato votato un modello si deve perseguire quello».

Da sinistra: Sergio Crucianelli, Daniele Principi e Rocco Gravina
La richiesta di sindacati e lavoratori alla politica è il cronoprogramma di costruzione del soggetto unico, la proroga delle concessioni esistenti, l’operatività di un nuovo soggetto unico, la tutela occupazionale, solidità economica ed investimenti, un servizio di qualità ed economicità delle tariffe. «Manifestiamo oggi il nostro impegno verso i cittadini che devono avere un servizio idrico efficiente ed a tariffe contenute e soprattutto una manutenzione ed una sicurezza dell’erogazione dell’acqua verso tutti i cittadini. – ha ribadito Sergio Crucianelli della Uil – Siamo poi dalla parte dei lavoratori delle aziende che vivono da mesi un clima di incertezza e preoccupazione che non fa bene a nessuno. Inizia una mobilitazione che raggiungerà ogni angolo del nostro territorio per far comprendere che il sindacato c’è e che difenderà con tutte le sue forze il servizio idrico come un bene che deve restare pubblico. Abbiamo proclamato uno stato di agitazione che passa attraverso assemblee nelle aziende ma pure pubbliche per far conoscere alla popolazione quali sono i rischi ed i pericoli cui si va incontro qualora l’acqua venisse privatizzata».

Massimo Candria
Nelle sette aziende che operano in Aato 3 lavorano 500 dipendenti diretti più quelli dell’indotto che servono una popolazione di 330mila utenti per un fatturato annuo complessivo di oltre 62 milioni di euro. Dopo l’ultima assemblea dell’Aato3 di fine novembre non esiste ancora una progettualità concreta per mantenere il servizio idrico in house e la scadenza delle concessioni è oramai arrivata, il 30 giugno 2025 per Astea ed Acquambiente ed il 31 dicembre 2025 per le altre cinque società partecipate. «La nostra presenza oggi qui testimonia quella che è la preoccupazione che c’è nei lavoratori –ha detto Massimo Candria dipendente Apm- per lo stallo in cui persiste questa situazione dove le società ed i comuni non riescono a trovare un punto di incontro per risolvere la questione. Come dipendenti abbiamo molti timori di avere ripercussioni nell’attività lavorativa e temiamo che la qualità del servizio offerto agli utenti possa subire un decadimento e non possa più rispondere rapidamente alle esigenze del territorio. Il nostro appello, alle forze politiche ed ai direttori delle municipalizzate, è di trovare un punto di incontro per far restare l’acqua pubblica, offrendo un servizio migliore ai cittadini avendo cura delle maestranze delle sette aziende».

Gianfranco Farricelli
Dal canto suo Gianfranco Farricelli dipendente di Assm Tolentino ha sottolineato come «le preoccupazioni riguardano l’occupazione del personale e per tutto l’indotto che gravita attorno a queste aziende. Infine anche per l’utenza che sicuramente non avendo una risposta così pronta come c’è adesso se dovesse entrare un gestore esterno, che potrebbe essere anche straniero, il rapporto potrebbe essere più complicato e difficile. C’è molta tensione e nervosismo tra i dipendenti per questa situazione incerta sul futuro che tocca poi inevitabilmente anche le famiglie di chi lavora nell’idrico».
Mentre Simone Vallesi lavoratore di Atac Civitanova ha affermato che «vogliamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica e dei cittadini del fatto che il servizio idrico è sempre più vicino alla privatizzazione. I sindaci non riescono a mettersi d’accordo sulla costituzione di un unico soggetto pubblico che gestisca il servizio idrico. Le conseguenze di questa nefasta scelta politica potrebbero ricadere sui cittadini in quanto rischiano di avere un incremento ulteriore della tariffa perché gli utili che le municipalizzate ottengono non verranno più girate ai comuni e reinvestiti nel territorio ma saranno indirizzati come dividendo azionario agli azionisti ed anche i fornitori locali saranno penalizzati. Non dimentichiamoci poi dei dipendenti che rischiano un dimensionamento o addirittura il licenziamento del soggetto privato».
«Acqua pubblica, la guerra è uno specchietto per le allodole»
«Rifiuti e acqua, no ai privati: Apm gioiello di famiglia e il Cosmari non si tocca»
Manca il coraggio e la volontà politica troppe volte lo abbiamo scritto, inascoltati. Il Psi accanto ai lavoratori e cittadini della nostra Provincia.
l’acqua persa dalle vecchie condutture non è ne di destra ne di sinistra ma la nostra che la paghiamo.
L’acqua deve diventare pubblica: attualmente non lo è. Per esserlo, bisogna distinguere le leggi costituzionali che fanno l’interessi di tutti ricchi e poveri, da quelle politiche che fanno l’interessi dei carrozzoni politici parassitari a danno dello Stato. Esattamente come la legge attuale o di quella che la becera politica vorrebbe fare per cambiare tutto senza cambiare nulla.
Vedere Ciarapica sempre all’Atac con Brini e Belvederesi pezzo grosso di Fdi , poi che l’Atac ha la sua parte negli introiti del prezioso liquido che si riesce a non sprecare mi fa pensare che difficilmente diventerà privato. E ce ne sono altri che guadagnano dallo smercio dell’oro futuro. Sono mesi che parlano parlano, lasciassero tutto così, chi ci lavora rimarrebbe, se ci sono sprechi li aggiustassero, se ci sono decisioni importanti da prendere non fatele prendere , tanto per fare un esempio, ad un sindaco che una volta firmando chiaramente per un aumento spropositato delle tariffe stava per provocare una rivolta. Ci sono persone che passando attraverso le vie più ingarbugliate, assolutamente incapaci per quello che vorrebbero fare, ahó a volte ci riescono e pur non combinando niente di buono, hanno un loro periodo e poi possono solo finire nel dimenticatoio politico almeno che ,furbissimi si camuffano nelle maglie di partecipate fino a quando ci sarà pure una qualsiasi forma di scadenza, fosse solo perché c’è chi preme a prenderne il posto e poter così portare i soldi per una minestra per quelle boccucce affamate che contano tanto nell’astuzia del papà o della mammà affinché riesca a defenestrare qualche cariatide che dovrebbe andare al giardinetto, meglio senza cane se non vuole rischiare qualche morso di intollerabilità causa la dominanza non riconosciuta , che sia per forme di demenza avanzate o comunque già fastidiose da sopportare, sempre per il cane ancorché ancora non manifeste riesce a fiutarle immaginando già la terribile convivenza che ne seguirebbe. Comunque dato che è un commento tecnico anche a Macerata ci sono grossi esperti in scarichi idraulici, qualcuno è disseminato per la provincia e tutti assieme prima o poi una soluzione la trovano. Acquaroli l’avete già chiamato, purtroppo non è colpa sua se non ha “tecnici ” preparati all’ovvio ma solo all’adorazione dei due Magi: lui e la Santa della Garbatella. St’anno è sparito il terzo, s’è rifiutato de caricà n’andro sacco de cazza.te. Quest’articolo dice e non dice, nel senso che tanto non servirà a niente. Lasciate tutto come sta, meglio se giureranno con ” l’acqua delle vene”, metafora da Premio Nobel. Metti che ci scappa un errore di valutazione ci penseranno i lavoratori a modificare la loro storia.