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Un sorriso per gli imprenditori marchigiani:
la Bce riduce il costo del denaro

L'INTERVENTO di Ugo Bellesi: falsi marchi e prodotti contraffatti penalizzano la nostra economia. Nel Centro Italia il 16,2% delle famiglie vive in povertà assoluta e preoccupa la chiusura di tanti esercizi commerciali nei centri storici dell’entroterra. Mentre, a livello demografico, le nascite sono sempre meno

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Ugo Bellesi

di Ugo Bellesi

Proprio nell’ultimo giorno della settimana è giunta la notizia che tutti i mercati attendevano con ansia e cioè che la Bce ha deciso di tagliare il costo del denaro.

Tale provvedimento è stato preso tenendo conto che persiste il rallentamento della crescita mentre la temuta inflazione è in netto calo. La decisione di un taglio di 25 punti è stata adottata all’unanimità. E non poteva essere diversamente.

Le reazioni dei mercati finanziari, come ovvio, sono state molto positive. Infatti le rate dei mutui variabili diventano meno pesanti mentre per i finanziamenti e prestiti che saranno richiesti nei prossimi mesi i tassi saranno molto migliori di quelli attuali. Quindi le imprese che fino ad oggi erano in difficoltà potranno acquisire finanziamenti a costi più bassi.

D’altra parte negli ultimi mesi i tassi sui mutui per l’acquisto di un appartamento avevano già preso a scendere (dal 3,59% di agosto al 3,33% di settembre). Stesso fenomeno si è verificato per le imprese, le quali hanno visto scendere il costo del denaro dal 5,13% di agosto al 4,96% di settembre. Secondo l’Abi questo fenomeno era dovuto alla concomitanza con la frenata del Pil. Ma quello che maggiormente preoccupa è il fatto che i crediti deteriorati sono aumentati da 30,6 a 31,1 miliardi. Tutto ciò sorprende perché gli italiani più ricchi possono vantare depositi per più di quattro trilioni e una cifra analoga di titoli e azioni.

Tra le regioni italiane le Marche sono quelle che manifestano la più significativa diminuzione di prestiti alle imprese facendo registrare un netto -6,5%. Questo ha come conseguenza negativa la flessione netta degli investimenti. Il che significa che tra gli investitori si è creato un clima di incertezza sul futuro ma questo giustifica anche la maggiore cautela delle banche, le quali si cautelano aumentando lo spread alle imprese più a rischio.

La riduzione degli investimenti di imprenditori italiani nei nostri più significativi settori produttivi ha provocato l’aumentato interesse dei capitali stranieri per le nostre aziende più importanti. E questo non soltanto nell’elettronica, nella telefonia, nelle strutture ricettive e nella moda ma più recentemente anche nel settore immobiliare.

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Un’operazione anticontraffazione della Guardia di finanza

Altro fenomeno negativo per la nostra economia è l’invasione di falsi marchi e di prodotti contraffatti. Lo rivela uno studio di Confcommercio-Format Research spiegando che nelle regioni del Centro, nel 2023, il 24% dei cittadini ha acquistato servizi o prodotti illegali.

I falsi marchi, sempre nel 2023, hanno provocato alle nostre aziende una perdita di 38,6 miliardi di euro nonché di 268mila posti di lavoro. La stessa Confcommercio sostiene che l’abusivismo commerciale, la contraffazione e il taccheggio provocano un danno a negozi, bar e ristoranti pari a 22/23 miliardi.

Lo studio della Confcommercio rivela che anche nel Centro Italia il 36,8% degli imprenditori del terziario ha soprattutto timore per furti, rapine, atti vandalici e aggressioni. In merito ai prodotti contraffatti ha preso posizione anche la Coldiretti a causa del “falso made in Italy”.

Non solo negli Stati Uniti ma anche in altre nazioni si verifica la messa in commercio di prodotti che fanno parte delle eccellenze gastronomiche d’Italia ma sono prodotte altrove.

La proposta per combattere queste contraffazioni è di imporre l’obbligo di applicare un marchio ai prodotti del nostro territorio. E già sono state raccolte 300mila firme (che arriveranno ad un milione a fine 2024) per presentare la proposta di legge all’Unione europea.

L’Istat per il mese di giugno ha registrato che la popolazione delle Marche ammonta a 1.483.777 abitanti con un incremento di 105 cittadini (che nel mese di maggio era stato di +264).

A giugno i nati sono risultati 669 contro 1.332 morti. Gli immigrati dall’estero sono stati 969 (+ 61 provenienti da altre regioni italiane) e invece gli emigrati 707. Nel primo semestre dell’anno i nati sono stati 3.906 e i morti 8.593. Negli ultimi 5 anni le nascite sono diminuite del 16%.

In 15 anni la popolazione è diminuita del 45%. A Macerata gli abitanti sono 40.000 e ci sono oltre 11.000 over 65. Di questi ultimi, 3mila vivono da soli. Gli over 80 sono più di mille.

In base all’ultima analisi fatta dalla Cgia di Mestre, a fine 2024 la provincia di Macerata potrà vantare un prodotto interno lordo di 8,9 miliardi (al netto delle imposte). In base al numero degli occupati il valore prodotto da ciascuno di essi in un anno è di 64.021 euro (174,9 euro al giorno).

Tra tutte le province italiane Macerata si piazza al 77° posto mentre nelle Marche risulta terza. Il report di Bankitalia 2023 sull’economia delle Marche ha accertato una crescita dello 0,6% al di sotto di ben tre punti rispetto alla media d’Italia che risulta dello 0,9%. E questo viene addebitato al ridotto potere d’acquisto delle famiglie a causa dei bassi salari.

Per quanto riguarda l’industria i fatturati migliori sono stati quelli delle aziende che hanno potuto esportare i loro prodotti, come è successo per la cantieristica. Per fine anno 2024 Bankitalia prevede il perdurare di una situazione simile al 2023 a meno che non si riesca ad aumentare la produttività puntando all’innovazione tecnologica.

soldiA fine 2023 l’Istat ha accertato che in Italia ci sono circa 6 milioni di “poveri assoluti” mentre le famiglie povere sono più di due milioni e i minori in difficoltà economiche risultano 1,29 milioni. Quindi la povertà attanaglia oltre una persona su 10 (10,6%).

Sorprende che ci siano in povertà assoluta anche le famiglie di dirigenti, quadri e impiegati dipendenti. Infatti erano il 2,6% nel 2022 e sono salite al 2,8% del 2023. Ma c’è da tener conto che nel mese di agosto la produzione industriale ha registrato il 19° mese di calo consecutivo.

Anche nel Centro Italia sta aumentando il numero delle famiglie in povertà assoluta, Infatti è salito dal 15,6% del 2022 al 16,2% del 2023. Sempre nell’Italia centrale le famiglie in povertà relativa sono il 20,2%.

La povertà assoluta è quella di una persona di 30/59 anni che vive al Nord e spende 1.217,10 euro al mese; se vive in Sicilia spende 756,16 euro al mese. La povertà relativa è quella di una famiglia di due persone che al mese spende 1.210,89 euro.

Negli ultimi mesi si è fatto sempre più preoccupante il fenomeno della chiusura dei negozi nei nostri centri storici. Una spiegazione, secondo quanto sostiene anche il direttore di Confcommercio delle Marche, Massimo Polacco, la si potrebbe individuare nel massiccio spopolamento dell’entroterra che ormai si sta verificando da anni.

Spopolamento che ha portato molte famiglie ma anche molte aziende a trasferirsi sulla costa. E’ così che le cittadine in riva all’Adriatico sono diventate centri sempre più popolosi e dinamici attraendo persone anche da altre regioni del centro Italia, ma anche dal sud. Inevitabilmente hanno perso popolazione le città dell’entroterra. La conseguenza quindi è stata quella che i negozi di questi capoluoghi hanno cominciato a chiudere.

E questo non solo a causa di una clientela sempre più ridotta ma anche per la concorrenza fatta loro dai centri commerciali che sono sorti come funghi un po’ ovunque.

L’Ufficio studi di Confcommercio Marche ha fatto un censimento di questo fenomeno. I risultati ci dicono che Macerata, la quale cinque anni fa aveva 196 attività commerciali in centro e 289 in periferia e frazioni, nel 2023 si è ritrovata con 155 esercizi in centro e 267 in periferia per un totale di 205 negozi in meno.

Negli ultimi cinque anni hanno chiuso anche 23 bar, ristoranti e alberghi. Ascoli nel 2019 aveva 137 attività in centro e 378 nei quartieri mentre nel 2023 erano rimasti 128 negozi in centro e 320 fuori, con la chiusura di 67 esercizi. Fermo cinque anni fa aveva in centro 77 attività mentre nel 2023 ne sono rimaste 72; quelle in periferia e frazioni erano 274 ma nel 2023 ne risultavano 238 con una perdita di 41 attività.


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