Il cerimoniale dei Patti Lateranensi
«Così il Cardinal Gasparri assicurò
l’indipendenza del Vaticano e di Ussita»

LIBRO - Nel volume "Cerimonie e potere", Antonio Veltri, addetto al cerimoniale nella Struttura commissariale sisma 2016, l'analisi di uno dei momenti chiave della storia d'Italia, con ricadute anche per la provincia di Macerata: «Dietro quelle che sembrano mere formalità, si cela la vera essenza della diplomazia»

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Antonio Veltri

Antonio Veltri si occupa del cerimoniale nella Struttura commissariale sisma 2016 è l’autore di “Cerimonie e potere. Studio delle dinamiche protocollari tra la Repubblica Italiana e lo Stato della Città del Vaticano”, edito da Nova Millennium Romae. Nel volume il racconto di un momento epocale per l’Italia ma anche per il Comune di Ussita, in provincia di Macerata.

Come nasce la sua passione per il cerimoniale? C’è stato un momento in particolare?
«Il cerimoniale è una di quelle cose con cui si nasce, una sorta di vocazione che sento di avere da sempre. Ufficialmente, però, la mia passione per questo settore ha preso forma nel 2009, durante il mio servizio a L’Aquila, in occasione del tragico terremoto del 6 aprile. In quei giorni, mi sono trovato a stretto contatto con diverse autorità che arrivavano in città, e, successivamente, con il G8 che il governo Berlusconi decise di spostare da La Maddalena a L’Aquila. È stato in quel momento che ho avuto la possibilità di collaborare con l’organizzazione di eventi di tale rilevanza.
Grazie a quell’esperienza, sono stato trasferito a Roma al Cerimoniale dello Stato Maggiore dell’Esercito, dove ho avuto l’onore di essere formato come cerimoniere militare sotto la guida del generale Paolo Raudino e di Enrico Passaro già capo del Cerimoniale di Palazzo Chigi. Da quel momento, non ho mai più lasciato questo ambito, e il cerimoniale è diventato parte integrante della mia vita, sia a livello professionale che personale».

Nel suo libro affronta un momento importantissimo della storia d’Italia ma anche della storia di Ussita, proprio qui in provincia di Macerata, che vede protagonista il cardinale Gasparri

«Il cardinale Pietro Gasparri, protagonista indiscusso della firma dei Patti Lateranensi del 1929, merita di essere celebrato come una delle figure più brillanti e decisive del XX secolo. Uomo di eccezionale acume diplomatico e grande sensibilità ecclesiastica, Gasparri incarnò perfettamente lo spirito di riconciliazione e saggezza che fu necessario per risolvere una delle questioni più spinose della storia italiana: il conflitto tra Stato e Chiesa. Con una dedizione instancabile e una capacità negoziale senza eguali, riuscì a guidare le trattative che portarono alla storica firma, ponendo fine alla “Questione Romana” che per decenni aveva diviso l’Italia unita dalla Santa Sede.
Non solo Gasparri fu il cuore pulsante di questo accordo epocale, ma lo fece con un’eleganza e una profondità intellettuale che pochi riuscirono a eguagliare. La sua visione andava oltre il mero compromesso: vide nei Patti Lateranensi l’opportunità di garantire alla Chiesa una sovranità morale e spirituale, salvaguardando al contempo l’indipendenza dello Stato italiano. Con abile tatto, mediò tra le esigenze di Mussolini, che desiderava consolidare il proprio potere, e quelle della Chiesa, restituendole uno spazio nel panorama internazionale, senza compromettere l’autorità morale del Papa.

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Il cardinale Pietro Gasparri

Il cerimoniale della firma, avvenuta l’11 febbraio 1929, fu un momento solenne di enorme portata storica. Ma è interessante notare come, alla conclusione di questo evento di portata mondiale, Gasparri scelse di far emergere un lato profondamente umano e personale. Quando Mussolini, riconoscendo il suo immenso contributo, gli chiese se potesse fare qualcosa per lui, Gasparri non richiese titoli onorifici o privilegi personali. Invece, manifestò il suo amore per la terra natale, chiedendo che Ussita, il suo piccolo villaggio, rimanesse un comune indipendente. Questo gesto umile ma significativo dimostra la grandezza morale di Gasparri: pur essendo al centro di un evento che avrebbe cambiato la storia del mondo, non dimenticò mai le sue radici, le sue origini semplici e il legame con la sua comunità.
Dopo la firma dei Patti Lateranensi, il cerimoniale da rivedere non fu soltanto quello istituzionale tra Stato e Chiesa, ma anche un nuovo modo di concepire la relazione tra potere politico e potere spirituale. La grandezza di Gasparri non risiedeva solo nel documento firmato, ma nel suo essere costantemente un uomo di visione, che guardava al futuro delle relazioni tra Italia e Vaticano. Il cerimoniale post-Patti inaugurò una nuova era di collaborazione tra due entità che per molto tempo erano state in conflitto. Gasparri comprese l’importanza del simbolismo di questo momento e del nuovo approccio che avrebbe influenzato la diplomazia e le relazioni tra i due Stati per decenni a venire.
Gasparri fu premiato non solo con la gratitudine del governo italiano, che lo fece Accademico d’Italia, ma soprattutto con un posto d’onore nella storia come uomo di pace, di fede e di straordinaria intelligenza. Egli è il simbolo di un cerimoniale che va oltre la formalità, che tocca l’essenza del dialogo tra due istituzioni, mettendo al centro l’umanità e il bene comune».

Quanto è ancora importante il cerimoniale?
«Nel contesto odierno, il cerimoniale continua a rivestire un ruolo cruciale, soprattutto nell’accompagnare le istituzioni nei momenti di maggiore rilevanza e solennità.
Il cerimoniale serve a dare ordine alle interazioni, a ridurre l’ambiguità e a trasmettere messaggi di rispetto e di apertura, anche e soprattutto quando le relazioni internazionali sono tese. In un mondo che cambia così rapidamente e che spesso mette in discussione le regole stabilite, la forma diventa sostanza, come ci ricorda sempre il Consigliere Massimo Sgrelli, che considero un vero maestro del cerimoniale italiano. Le regole non sono gabbie formali, ma strumenti di diplomazia silenziosa che possono favorire l’incontro, prevenire l’escalation e contribuire alla costruzione di ponti, anche nei momenti più difficili.
Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine al commissario, Guido Castelli, non solo come rappresentante istituzionale, ma come uomo che ha sempre dimostrato una profonda sensibilità e attenzione verso il rispetto dei valori e delle formalità che caratterizzano i nostri eventi ufficiali. La sua fiducia nel darmi l’opportunità di occuparmi del cerimoniale presso la Struttura Commissariale per il sisma 2016 è stata un onore».

C’è un momento del suo incarico attuale che per lei è stato particolarmente importante?
«Nel mio ruolo, mi sono occupato di curare ogni dettaglio istituzionale, accompagnando le autorità in momenti particolarmente significativi, come la commemorazione del 24 agosto. Quella cerimonia è stata toccante non solo per il suo valore simbolico, ma anche per il modo in cui ha permesso alle istituzioni di toccare con mano il dolore delle famiglie delle vittime del terremoto, rendendo tangibile la vicinanza dello Stato.
Inoltre, l’incontro con il Santo Padre Francesco, insieme ai presidenti delle Regioni, ai sindaci e ai prefetti del cratere del sisma 2016, ha rappresentato un altro momento altamente istituzionale e carico di emozione, in cui il cerimoniale ha garantito un contesto di rispetto e solennità, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le istituzioni e il valore umano di questi incontri. Il cerimoniale, quindi, non è solo una formalità, ma un mezzo per accompagnare le autorità nel loro delicato compito di rappresentanza e vicinanza alle comunità».

(Redazione Cm)


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