«Estorsioni a due commercianti
e minacce a comandante dei carabinieri»
Sotto accusa un 39enne

POTENZA PICENA - Iniziato al tribunale di Macerata il processo in cui è imputato l'albanese Arian Baci. Avrebbe ottenuto 1.200 euro dai gestori di due locali e se la sarebbe presa con il comandante della stazione di Porto Potenza durante un controllo in cui era stato trovato in stato di ebbrezza mentre guidava l'auto

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tribunaledi Gianluca Ginella

Accusato di aver estorto soldi a due commercianti con minacce di morte e danneggiamenti e di aver tentato di costringere il comandante di una stazione dei carabinieri ad omettere atti del proprio ufficio: iniziato oggi il processo in cui è imputato, al tribunale di Macerata, un albanese di 39 anni, Arian Baci.

I fatti che gli vengono contestati sarebbero avvenuti tra aprile e maggio scorsi. L’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, contesta al 39enne l’estorsione e la tentata estorsione al gestore dell’Eni Bar Cafè di Porto Potenza. L’uomo, dice l’accusa, avrebbe costretto il gestore a consegnarli, in più occasioni, somme di denaro per un totale di 700 euro. Soldi che avrebbe ottenuto, continua l’accusa, facendo minacce. Tra gli episodi contestati ce n’è uno del 5 maggio in cui l’uomo si trovava nella sala slot del locale. Avrebbe iniziato a urlare contro clienti e il barista e poi avrebbe chiamato il gestore per chiedergli 150 euro. Soldi che gli sarebbero serviti per giocare alle slot.

Il gestore avrebbe proposto 50 euro e a quel punto l’uomo avrebbe prima detto al cellulare al gestore «adesso spacco tutto» e poi sarebbe passo ai fatti scagliando sedie e sgabelli contro la vetrina refrigerata per alimenti frantumandola. Sul posto erano intervenuti i carabinieri. L’accusa sostiene poi che il 39enne, difeso dall’avvocato Emanuele Senesi, avrebbe fatto altre estorsioni e tentativi di estorsione. In questo caso al gestore dello chalet VirgolaZero1 di Porto Potenza.

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L’avvocato Emanuele Senesi

La mattina dell’11 maggio scorso l’uomo si sarebbe picchiato con un connazionale nello chalet. Nel pomeriggio sarebbe tornato e avrebbe minacciato il gestore «Ti ammazzo, ti sparo, ti uccido, ti taglio la gola. Mi devi dare subito 500 euro altrimenti ti brucio il locale». Poi avrebbe lanciato contro l’auto del gestore mattoni e sedie danneggiando la vettura e costringendo il gestore a consegnargli i soldi tramite una dipendente. Il 14 maggio sarebbe tornato allo chalet. Non trovando il titolare, gli avrebbe inviato sul cellulare messaggi audio su Whatsapp facendo delle minacce.

Nel pomeriggio sarebbe tornato a bordo di una Fiat Panda con un amico e dopo essere sceso dall’auto, avrebbe urlato verso il gestore «Vi ammazzo a tutti, io di qua ti faccio andare via, vedrai che ti ammazzo, ti do fuoco al locale».

Un comportamento che per l’accusa avrebbe messo in atto per estorcere ulteriori somme di denaro, ma senza riuscirci. Il 16 maggio Baci avrebbe fatto due chiamate via Whatsapp al gestore dello chalet in cui avrebbe detto «devi rispondere, devi mantenere la parola, ti ricordi che hai detto l’altra volta che mancavano duecento».

Facendo riferimento, dice l’accusa, a soldi che il gestore non avrebbe dovuto a lui ma ad un’altra persona per dei lavori di muratura. C’è poi un’ulteriore contestazione che riguarda un episodio avvenuto il 3 maggio scorso. Quel giorno Baci era stato fermato dai carabinieri mentre si trovava in auto. I carabinieri avevano accertato che guidava in stato di ebbrezza. Secondo l’accusa il 39enne avrebbe urlato contro i due militari che lo avevano fermato, in servizio alla stazione di Porto Potenza, dicendo che avrebbe ammazzato il comandante della stazione «gli sparo, appena lo vedo girare per Porto Potenza. Deve morire. Sicuramente leggerete del vostro comandante sul giornale». Per l’accusa Baci avrebbe fatto queste minacce al comandante dei carabinieri per costringerlo ad omettere atti del proprio ufficio. Il processo, che si svolgerà davanti al giudice Federico Simonelli dovrà fare chiarezza su quanto contestato al 39enne. La prossima udienza a dicembre.


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