Provincia tra luci e ombre:
residenti sempre più anziani,
cresce l’occupazione tra i giovani
L'OCCHIO SUL MACERATESE - Il presidente di Confartigianato ha sottolineato che gli under 35 trovano più impiego. Il Sole 24 ore fa un quadro della situazione a 360 gradi. Sui matrimoni siamo 83esimi in Italia, bene gli spettacoli, pochi i giardini scolastici e i pediatri
di Ugo Bellesi
Quando si parla della provincia di Macerata quasi sempre se c’è una notizia buona subito dopo arriva quella cattiva. Negli ultimi giorni infatti dalla Confartigianato, per bocca del suo presidente Enzo Mengoni, abbiamo appreso che il tasso di occupazione dei giovani under 35 anni è in crescita dal momento che nel 2023 ha raggiunto il 49,5%, con due punti in più rispetto al 2022. Non solo questo è positivo, ma c’è anche la conferma che nella nostra provincia le imprese gestite da under 35 sono 2.675, dal che risulta che il 7,8% del totale delle aziende è guidato dalla nuova generazione, mentre Fermo è bloccato al 6,9% ed Ascoli al 6,7%. Ma c’è di più per rallegrarsi dal momento che 761 imprese sono guidate da donne, pari al 29,2% del totale delle aziende.
Tutto ciò è controbilanciato da una notizia molto poco positiva. Risulta infatti che negli ultimi 20 anni i giovani maceratesi compresi tra i 15 e i 35 anni sono diminuiti di circa 15mila, passando dai 74.592 del 2004 ai 59.823 del 2024. Dietro queste cifre si nasconde il problema della diminuzione delle nascite ma anche quello della disaffezione verso la vita di provincia dei tanti giovani che vanno a studiare nelle grandi città del nord e poi vi restano, per non parlare di quanti preferiscono trovare lavoro all’estero dove le remunerazioni sono più alte che in Italia.

Enzo Mengoni
«Ma rimane forte – ha detto il presidente Mengoni della Confartigianato – il numero dei giovani che non lavorano e non studiano». Risalendo indietro nel tempo e mettendo a confronto – secondo una recente statistica ufficiale – i redditi medi dei marchigiani ottenuti nel 2022 (22.413 euro annui) con quelli acquisiti nel 2021, risulta che c’è stato un aumento di 1.067 euro. Statisticamente si tratta del 5% in più. Ma non c’è nulla da festeggiare perché contemporaneamente l’inflazione si è “mangiato” il 7,6% dello stipendio. Infatti c’è stato un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,5% su base annua. Il caro energia, i costi del gas e dell’elettricità, gli aumenti dei prezzi dei prodotti agricoli a causa dei mutamenti climatici sono stati “micidiali”.
Sono i pensionati le persone più in difficoltà perché più spesso bisognose di cure mediche. Per non parlare delle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile. Soprattutto nel 2023 la Banca centrale europea ha aumentato ripetutamente il costo del denaro per scoraggiare il credito e frenare l’inflazione. Il che ha provocato un aumento delle rate mensili per i mutui a tasso variabile che ha sfiorato il raddoppio. Fatto sta che nelle Marche (come anche altrove) si registra una forte disparità nella distribuzione della ricchezza dal momento che i più ricchi (che dichiarano redditi sopra i 120mila euro) sono 9.137 pari all’8,9% mentre i contribuenti più poveri (che dichiarano redditi inferiori ai 10mila euro) sono 269.161 pari al 24,2%. Ma anche quelli che dichiarano 15mila euro di reddito (cioè poco più di mille euro al mese) non sono certo benestanti.
Un altro quadro della situazione ce l’ha offerto la classifica stilata dal Sole24Ore sulla qualità della vita nella nostra provincia. Queste le osservazioni principali: sono pochi gli amministratori comunali al di sotto dei 40 anni (81esimo posto in Italia); gli anziani hanno una elevata speranza di vita (22esimo posto) ma sono insufficienti i geriatri (74esimo posto) e gli infermieri (60esimo posto); non siamo una provincia per giovani (in Italia siamo al 68esimo posto mentre Pesaro è 42esima); con 33 anni è alta l’età delle donne al parto (93esimo posto in Italia); pochi matrimoni (2,8 ogni mille abitanti quindi siamo 83esimi in Italia); poche aree sportive per giovani tra 18 e 35 anni (68esimo posto); pochi titolari di imprese giovani under 35 (64esimo posto); pochi residenti tra 18-35 anni (60esimo posto); alta al 10,6 % la disoccupazione giovanile tra 15 e 34 anni (51esimo posto).
Molto bene gli spettacoli che risultano 85,5 ogni 10mila abitanti. Buon livello di istruzione per i bambini (22esimo posto); mancano i pediatri (91esimo posto); pochi i giardini scolastici (78esimo posto); basse le spese per i servizi e interventi sociali (101esimo posto); giudizio buono per gli anziani (24esimo posto); alta disponibilità di orti urbani (terzo posto); poca esposizione all’inquinamento acustico (17esimo posto); basso consumo di farmaci per malattie croniche (30esimo posto); bassa partecipazione alla vita civile (82esimo posto); poche biblioteche (78esimo posto).
Concludiamo ricordando che lunedì scorso 340 associazioni, che in Italia offrono pasti caldi e aiuti di ogni genere alle persone in difficoltà, hanno lanciato un grido di allarme per il fatto che è in crescita la quota di popolazione in condizioni di insicurezza alimentare e malnutrizione.
L’Osservatorio insicurezza e povertà alimentare ha segnalato che l’insicurezza alimentare severa è aumentata dal 2019 al 2021 a ritmi sostenuti” tanto che proprio nel 2021 il numero di persone che hanno ricevuto aiuti alimentari in Italia ha sfiorato quota tre milioni. Significa che il 5% della nostra popolazione è a rischio grave. La pandemia ha segnato una svolta in negativo dalla quale non ci si è più ripresi. “La crescita della quota di popolazione in condizioni di insicurezza – è stato sottolineato – mette a rischio il benessere dell’intero paese”. È per questo che McDonald’s Italia, Banco alimentare e Comunità di Sant’Egidio con altre 340 associazioni e 155 imprenditori hanno lanciato l’allarme.
Quando la matematica è un’opinione. Cresce l’occupazione dei giovani, in percentuale, ma cala il numero assoluto dei giovani. Se fossero stati riportati in cifre, sia il numero degli occupati attuali che quelli di qualche anno fa, forse il numero dei giovani occupati attuali sarebbe inferiore?
Il famoso gatto della poesia “La statistica” del poeta romanesco Trilussa diceva di sé:
“fo er socialista quanno sto a diggiuno, ma quanno magno so’ conservatore.”
Parole sante, semplici, icastiche, assiomatiche, immortali.