«La frana è di competenza della Provincia,
un colpo basso tirare in mezzo il Comune»
CORRIDONIA - La sindaca Giuliana Giampaoli respinge le accuse di immobilismo nella gestione dei fatti del 18 maggio scorso, che portarono all'evacuazione di una palazzina con 10 persone: «Ci è stato chiesto di compartecipare a un progetto di 150mila euro: non abbiamo risposto perché non è nostra responsabilità. Per i residenti avevamo a disposizione gli alloggi popolari, ma non ci è stata fatta alcuna richiesta formale»

Giuliana Giampaoli, sindaca di Corridonia
di Marco Pagliariccio
«Mancanza di collaborazione da parte nostra? Un colpo basso dalla Provincia». Non ci sta la sindaca Giuliana Giampaoli a prendersi il rimbrotto della Provincia sulla gestione della frana del 18 maggio 2023 lungo la provinciale 34, che dopo più di un anno è lungi dall’essere risolta.
L’ente, con una nota, aveva affermato che era «stata anche inviata una nota ufficiale al Comune di Corridonia per chiedere una compartecipazione alla spesa di ripristino dei luoghi, visto che l’area insiste su un marciapiede di proprietà comunale e, a seguito della mancata risposta, la Provincia si è attivata per predisporre un progetto e reperire i fondi necessari».
«Siamo intervenuti nei giorni precedenti alla frana e fatto un sopralluogo cautelativo insieme ai vigili del fuoco, che poi sono stati materialmente quelli che hanno emesso l’ordinanza di sgombero della palazzina – afferma Giampaoli – poi dopo la frana siamo intervenuti per la messa in sicurezza del versante. Sono stati giorni intensi, in cui tutta la regione è stata flagellata dal maltempo e anche a Corridonia ci sono stati punti critici, con altri smottamenti e problematiche su cui siamo intervenuti.
La provinciale 34, ovviamente, non sarebbe di nostra competenza ma abbiamo fatto la nostra parte rimuovendo i detriti dalla strada, chiamando le imprese per sistemare il pendio e rimuovere i rami pericolanti e poi mettendo i teli di protezione. Spese che abbiamo anticipato noi ma che sarebbero in carico alla Provincia. Io capisco il loro disagio per i tanti lavori sostenuti e dopo un anno non aver ricevuto neanche i rimborsi per quell’emergenza, ma noi avevamo già fatto la nostra parte in quel caso».

La frana vista da sopra, dal giardino dell’abitazione evacuata
Il sindaco respinge anche le accuse dei residenti sul fatto di non aver mosso un dito per aiutarli a trovare una sistemazione dopo che la palazzina è stata sgomberata.
«Ci siamo offerti nell’immediato e anche nei giorni successivi, ma ci è stato detto che si sarebbero organizzati in autonomia, come poi effettivamente è stato – evidenzia Giampaoli – richieste ufficiali non ce ne sono state ed è perfettamente legittimo, anche perché la nostra unica possibilità era requisire delle case popolari e affidarle temporaneamente a queste famiglie.
Ci sono state interlocuzioni anche nei mesi successivi con la massima disponibilità da parte nostra, ma è tutto finito lì».
Giampaoli conferma il concetto, già ribadito dai residenti nei giorni scorsi, che la questione del rischio idrogeologico di quel versante era nota sin dal 2016. «La frana è stata l’episodio scatenante, ma era ampiamente annunciato – ribadisce il primo cittadino – però bisogna anche dire che la responsabilità della Provincia finisce col versante, ma in realtà i movimenti del terreno iniziano proprio alle spalle dell’edificio, nella proprietà dei privati. L’unica parte che ha riguardato il Comune è stato il muretto di contenimento, il resto è una partita che ha seguito la Provincia. E se per tutti gli anni il fascicolo se l’è tenuto la Provincia, evidentemente lo sapevano anche loro.
L’unica richiesta di collaborazione arrivataci, lo scorso settembre, era essenzialmente economica: dividersi le spese per il progetto di messa in sicurezza, che è di circa 150mila euro. Loro la motivavano per il fatto che non avevano fondi in cassa a causa dei tanti anticipi fatti durante quella emergenza, ma la stessa motivazione varrebbe per noi. Per questo non abbiamo risposto: i lavori sono di competenza provinciale e l’hanno capito, visto che si sono mossi in autonomia».
Il problema è che sistemare la frana non vuol dire automaticamente un ritorno a casa dei 10 residenti che aspettano da più di un anno. «Dai rilievi effettuati, ci sono delle criticità da risolvere sul suolo privato – chiude Giampaoli – non sarà automatico il rientro dei residenti nei loro appartamenti. C’è una proprietà privata che confina con una provinciale: il Comune non tocca palla».
«Fondi e progetto ci sono, interverremo sulla frana anche se il Comune non collabora»
«Sfollati da un anno dopo la frana, nessuno ha mosso un dito. Segnalavamo il problema dal 2016»