Antimafia, maxi confisca da 3 milioni
per un imprenditore edile

OPERAZIONE della Divisione anticrimine della polizia, su proposta del procuratore e del questore, nei confronti di Giancarlo Iorio Gnisci (vive a Mogliano). Dopo un primo sequestro nel 2022, adesso sono state confiscate le quote di sei società, 15 fabbricati, 26 terreni e 3 veicoli. L'uomo è imputato al tribunale di Palermo per riciclaggio aggravato dalle finalità mafiose, la Dda avrebbe accertato consolidati legami con Cosa Nostra

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La conferenza stampa del 2022 quando ci fu il sequestro dei beni. Da sinistra: Patrizia Peroni, (dirigente Anticrimine Macerata), Giuseppe Linares (direttore del Servizio Centrale Anticrimine), il procuratore Giovanni Narbone, il sostituto procuratore Claudio Rastrelli

Utilizzava un sistema di società, tutte collegate tra loro, per nascondere denaro al Fisco e riciclare quelli che vengono considerati provento di attività illecite: maxi confisca, legata alla normativa Antimafia, per un totale di tre milioni di euro a Giancarlo Iorio Gnisci, imprenditore del settore edile ed immobiliare di origine calabrese. L’uomo, da oltre 30 anni nelle Marche (vive a Mogliano) è accusato di essere legato a Cosa Nostra, ed era già stato sottoposto, nel 2020, alla sorveglianza speciale.  E proprio dal 2020 è iniziata una attività di indagine che ha portato a un primo sequestro nel 2022 per un totale di 6 milioni di euro. 

Dal primo sequestro si è arrivati alla confisca attuale, di circa la metà del valore iniziale. La confisca, è stata eseguita dalla polizia, e in particolare dalla Divisione anticrimine di Macerata e del Servizio centrale anticrimine, su proposta formulata congiuntamente dal questore Luigi Silipo e dal procuratore Giovanni Fabrizio Narbone. Sono state confiscate le intere quote di 6 società operanti nel settore immobiliare ed edilizio, 15 fabbricati e 26 terreni, 3 veicoli e numerosi rapporti finanziari, per un valore complessivamente stimato appunto di circa 3 milioni di euro.

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Giancarlo Iorio Gnisci

Secondo le indagini dell’Anticrimine di Macerata, svolte in stretta collaborazione con il Servizio centrale anticrimine, l’uomo avrebbe costituito, nelle Marche, anche attraverso familiari e prestanome, un importante e articolato sistema societario operante nel settore immobiliare, utilizzato per trasferire beni e denaro, per giustificare spese e conseguente abbattimenti di utili (anche con ricorso a fatturazioni inesistenti), per parcellizzare e al contempo riciclare denaro, celando la reale disponibilità di somme ritenute provento di reati.

Coinvolto in passato in diverse vicende processuali, l’imprenditore è imputato al tribunale di Palermo per riciclaggio aggravato dalle finalità mafiose, dopo che le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano avrebbero accertato consolidati legami con Cosa Nostra nel periodo 2014-2015. Sempre secondo gli inquirenti, l’imprenditore utilizzando lo schermo delle compagini societarie a lui indirettamente riconducibili, avrebbe agevolato, nell’ambito di uno stabile rapporto di collaborazione fiduciaria, un esponente di vertice del clan Graziano del mandamento mafioso di Resuttana di Palermo, nella realizzazione di operazioni di natura immobiliare e finanziaria finalizzate a investimenti di capitali illeciti in provincia di Roma e in Romania.

La difesa dell’uomo, già dopo il sequestro del 2022, aveva specificato che nel processo di Palermo non c’è nessuna accusa di natura associativa e che la vicenda era legata a un’operazione di 5mila euro.

(ultimo aggiornamento alle 19,40)

 

 

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