Scrive in Vaticano per scongiurare
la realizzazione di una centrale elettrica,
il Papa risponde: «Posso solo pregare per voi»

MACERATA - Il vicario di Bergoglio Roberto Campisi ha risposto alla lettera di Mauro Marconi, residente di Villa Potenza, che chiedeva al pontefice di intercedere con l'Enel per fermare la costruzione dell'opera a due passi dalla sua abitazione: «Avevo scritto anche a Onu, Mattarella e Re Carlo, ma nessuno se n'era interessato: fa piacere, anche se ormai è tardi, gli escavatori sono in azione»

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Papa Francesco

di Marco Pagliariccio

Neanche le preghiere del Papa hanno potuto nulla per fermare la realizzazione della nuova cabina Enel in contrada Rotacupa, a Macerata. Nelle scorse settimane, infatti, sono iniziati i lavori per la realizzazione dell’opera, osteggiata da tempo da alcuni residenti, tra i quali Mauro Marconi.

Quest’ultimo, nei mesi scorsi, aveva scritto anche a papa Bergoglio affinché si interessasse alla sua battaglia per vedere la nuova centrale traslata più lontano dalla sua abitazione e, a sorpresa, ha ricevuto risposta dal cardinale Roberto Campisi, assessore per gli Affari generali della Segreteria di Stato Vaticano. «Con cortese lettera del 3 gennaio scorso, ho voluto confidare al Santo Padre una particolare situazione, chiedendo il suo benevolo intervento – si legge nella missiva di risposta firmata dal cardinale Campisi – Papa Francesco, grato per l’attestato di filiale devozione che ha ispirato tale gesto, assicura un paterno ricordo nella preghiera e, mentre invoca la protezione della Vergine Maria, di cuore impartisce la Benedizione apostolica, che volentieri estende alle persone care. Circa l’istanza evocata, pur apprezzando le motivazioni che la sostengono, sono rammaricato di doverle comunicare che, purtroppo, non può essere accolta positivamente, in quanto di competenza della autorità italiane».

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I primi mezzi al lavoro sul terreno dove sorgerà la centrale Enel

«Non pensavo di ricevere risposta, è stata una piacevole sorpresa – afferma Marconi – l’Enel è un gigante per cui per contrastarlo, in passato, oltre ad aver scritto a decine di parlamentari, avevo interessato il presidente Mattarella, l’Onu e anche Re Carlo d’Inghilterra, visto che ho ottenuto il titolo di lord tempo fa dopo aver acquistato un terreno in Scozia. Non avevo ottenuto risposta da nessuno, almeno il gesto della Santa Sede è sicuramente da apprezzare».

In concreto, però, difficilmente le intercessioni papali potranno avere un effetto su una vicenda che era esplosa nel 2021 (Marconi organizzò anche una raccolta firme all’epoca per opporsi alla centrale e piazzò davanti alla sua proprietà un cartello con scritto “No centrale Enel”) e che ormai, con l’arrivo dei primi escavatori, sembra difficile da contrastare. «Rispetto al progetto iniziale, nel quale avrebbero dovuto esproriarmi di una parte del mio terreno, ora si sono spostati di 30-40 metri ma di fatto la nuova centrale di trasformazione, che sarà simile a quella che già esiste a Corneto, sarà a due passi dalla mia abitazione – spiega Marconi – con tutto ciò che ne consegue: dalla svalutazione della mia proprietà all’inquinamento elettromagnetico e acustico. Ho interessato negli anni sette avvocati, due geologi, un architetto, un ingegnere e pure un investigatore privato ma non c’è stato niente da fare. Nel 2019, appena quattro giorni dopo la morte di mio padre, l’Enel venne a bussare alla nostra porta per chiedere di vendere il terreno. Ci siamo sempre opposti, ma alla fine un nostro confinante ha ceduto e l’iter è andato avanti».

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Una cabina Enel simile a quella che sorgerà a Villa Potenza

A un certo punto, però, sembrava che la questione potesse prendere una piega diversa. «Con l’allora presidente della Provincia, Antonio Pettinari, ci fu un parere negativo alla localizzazione di questa centrale: non era vero che quella poteva essere l’unica localizzazione, era solo quella dove l’Enel spende meno – continua il residente di Villa Potenza – col cambio di amministrazione, anche se i dirigenti e gli uffici erano gli stessi, il parere è cambiato spostando la localizzazione solo di poche decine di metri. Allora evidentemente la scelta di andare avanti nonostante tutto è stata puramente politica. Parliamo di una superficie di quasi 2 ettari, non è un intervento di poco conto, peraltro in una zona dove gli allagamenti sono tutt’altro che rari».

Come detto, però, ormai coi lavori al via cercare una soluzione alternativa è molto complicato. «A noi che abitiamo lì vicino non ha pensato nessuno: avevo una romantica visione di combattere tutti insieme per ottenere qualcosa e invece nulla di tutto ciò», chiude sconsolato Marconi.

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