L’addio silenzioso del bar Pàul
CIVITANOVA - Niente più colazioni, aperitivi e pranzi veloci: il locale lungo la Statale Adriatica ha chiuso dopo 11 anni senza annunci, questa mattina gli ultimi traslochi delle attrezzature. In città in meno di sette anni perse 30 attività del settore, il 27,3%

di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)
Luci spente e tavoli riposti, niente più odore di caffè, brioche e pane, chiude anche il bar Paul dopo oltre 11 anni di attività. Il locale pasticceria era molto frequentato per colazioni aperitivi e pranzi veloci. Si trovava in via Carducci, in una zona di passaggio, fra la statale e il quartiere Cecchetti, zona di uffici e attività.

Una doccia fredda la chiusura: l’attività non ha annunciato infatti nulla ai suoi clienti attraverso i canali social e molti lo hanno scoperto così vedendo i locali chiusi. Questa mattina gli ultimi traslochi delle attrezzature per liberare lo stabile.

Un fenomeno però quello della cessazione di attività legate al settore bar e somministrazione che è in linea con quello nazionale. A fotografarlo sono i dati della camera di commercio delle Marche elaborati da Viviamo Civitanova: le imprese attive del settore in città sono passate dalle 110 del 31 dicembre 2019 alle 80 del 30 giugno 2026. In poco meno di sette anni sono quindi 30 le attività in meno, con una riduzione del 27,3%. Un calo che non riguarda soltanto Civitanova, ma coinvolge anche l’intera provincia di Macerata dove le imprese attive sono scese da 628 a 483 nello stesso periodo: 145 attività in meno, pari al 23,1%. Nelle Marche il passaggio è da 3.289 a 2.506 imprese, con 783 attività in meno e una diminuzione del 23,8%. A livello nazionale arriva anche un’altra fotografia, elaborata da Confesercenti sui dati delle Camere di Commercio e relativa al periodo 2019-2025. I bar in Italia sono passati da 169.839 a 145.766, con 24.073 attività in meno, pari a una contrazione del 14,2%.

I dati marchigiani e maceratesi quindi sono più alti rispetto a quelli nazionali. «Il bar, soprattutto nei quartieri e nei centri cittadini, non è però soltanto un’attività commerciale – afferma Manola Gironacci di Viviamo Civitanova – è anche un luogo di incontro, un servizio di prossimità e uno dei presidi che contribuiscono alla vita quotidiana delle strade. La chiusura di un locale, quindi, incide anche sulla presenza di servizi e sulla vitalità di una zona. Naturalmente ogni serranda abbassata ha una storia diversa. Ci possono essere scelte personali o imprenditoriali, mancati passaggi generazionali, cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, aumento dei costi o difficoltà nel reperire personale. Non è quindi possibile utilizzare il caso di Paul per spiegare da solo la contrazione del settore. Ma il dato complessivo di Civitanova è difficile da ignorare: in meno di sette anni le imprese attive del comparto sono diminuite di oltre un quarto».
