«Il progetto Parcaroli approvato dall’Aato
porterà l’acqua dritta nelle mani dei privati»

I COMITATI bocciano senza appello la proposta, lanciata dal presidente della Provincia, che ha trovato d'accordo la maggioranza dei Comuni: «Sembra fatta apposta per mantenere l’attuale assetto delle società multiservizi, incurante della non più ammissibile frammentazione, con la scontata conseguenza di far saltare ogni possibilità di mantenere l'acqua in mano pubblica. Anche l'Antitrust ha segnalato alcune particolari incompatibilità dell'attuale frammentato quadro della gestione»

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Sandro Parcaroli, sua la proposta approvata dall’Aato3 contestata dai comitati

«Alla fine l’Assemblea d’ambito territoriale ottimale 3 (Marche Centro – Macerata) ha partorito ieri quel “mostricino” idoneo soltanto a portare dritta dritta l’acqua sul mercato». E’ tranchant il giudizio del Coordinamento marchigiano dei comitati per l’acqua bene comune, presieduto dall’ex presidente della Provincia di Ascoli Massimo, dopo quanto approvato ieri dall’assemblea dell’Aato3. In buona sostanza è passata la proposta del presidente della Provincia e sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, approvata a larga maggioranza (a favore i rappresentanti degli Enti che detengono il 61% dell’e quote): cioè quella di utilizzare la società Sì Marche aprendola alla partecipazione dei Comuni e delle società di gestione delle rete idrica. Contrari i sindaci di Civitanova, Pieve Torina, Corridonia, Morrovalle, Fiuminata: in buona sostanza si tratta delle municipalità guidate (o largamente rappresentate come nel caso della cittadina rivierasca che ha come primo cittadino l’azzurro Fabrizio Ciarapica) da esponenti di Fratelli d’Italia. E contrari quindi anche i comitati, la ritengono una soluzione non compatibile con la normativa e sottolineano che anche il parere del legale esterno pagato dalla stessa Aato3 andava in quella direzione. In sostanza sarebbe una proposta che porterebbe l’acqua nelle mani dei privati. 

«Si potrebbe pensare – dicono i comitati – che questo sia il prodotto della negligenza dei sindaci dei Comuni capofila delle società operative che negli anni non hanno saputo metterle d’accordo e fonderle nella gestione del servizio idrico integrato. Che non hanno costruito una soluzione realmente compatibile con normativa e giurisprudenza vigente; una “forma blindata” -terminologia utilizzata nel dibattito svoltosi ieri in assemblea- tale da scongiurare la bocciatura degli organismi di vigilanza e regolazione ed i ricorsi di operatori privati fortemente interessati a quello che, dal loro punto di vista, è il “business dell’acqua”. Ma forse non si tratta solo di questo».

«La proposta Parcaroli che a maggioranza hanno ieri approvato è infatti tutt’altro che “blindata” – spiegano i comitati -e dire che l’avvocato incaricato dall’Aato di formulare un parere legale è venuto di persona, da Monza, per spiegare a voce tutti i punti a vario titolo suscettibili d’impugnazione e già precedentemente evidenziati “nero su bianco” agli atti dell’assemblea. Suggerendo anche quale linea occorre seguire per un approdo al gestore unico in “forma blindata”, appunto se questa è la reale volontà al di là delle parole. Come se non bastasse, prima della votazione, è stata anche data lettura di una recente “lettera di monito” con la quale l’Agcm (Antitrust) sottolinea alcune particolari incompatibilità dell’attuale frammentato quadro della gestione (richiamando al loro superamento “in merito ai futuri affidamenti”), fra cui la rilevante presenza di un azionista privato nel capitale sociale di Astea che andrebbe assolutamente liquidato».

«La proposta Parcaroli, approvata ieri, sembra invece fatta apposta per mantenere l’attuale assetto delle proprie società multiservizi, incurante della non più ammissibile frammentazione, con la scontata conseguenza di far saltare ogni possibilità di mantenere l’acqua in mano pubblica– continuano i comitati – Di fronte a tutto ciò è oggettivamente difficile pensare che possa trattarsi solo della suddetta negligenza. Non vorremmo che la prospettiva abbracciata dai “sindaci capofila” all’insaputa degli altri sia quella, in caso di probabile naufragio, di vendere i propri asset nei servizi pubblici locali a chi vincerà la gara per l’affidamento del servizio idrico magari per coprire qualche buco di bilancio e fare cassa per feste, fiere e propaganda. Alla comunità degli utenti non resta che sperare che l’organo dell’Aato responsabile delle preliminari verifiche tecniche giuridiche relative alla proposta ieri approvata abbia l’autorità necessaria per bocciarla in tempi brevi».

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