«Persi 15mila ettari di terreni,
necessario approvare la legge
contro il consumo di territorio»
ALLARME di Coldiretti sulla situazione nelle Marche: «potrebbe aggravarsi ancora di più con le aperture legislative sulle autorizzazioni agli impianti fotovoltaici a terra»

Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti Marche
Allarme di Coldiretti Marche: «Persi 15mila ettari di terreni, occorre legge contro il consumo di territorio». Secondo l’associazione, negli ultimi 15 anni nelle Marche «sono aumentate le aree urbanizzate (+10%) che oggi, dati Ispra, coprono quasi 65mila ettari di territorio e sono cresciute di 11mila ettari le superfici boschive anche se quest’ultimo non sempre si tratta di un dato positivo visto che spesso è sintomo dell’abbandono del territorio da parte di agricoltori e allevatori con i conseguenti effetti dirompenti sulla tenuta idrogeologica, sul deficit produttivo del Paese e sulla dipendenza agroalimentare dall’estero. Di contro si sono persi più di 15mila ettari di superficie agricola (-3%) e la situazione potrebbe aggravarsi ancora di più con le aperture legislative sulle autorizzazioni agli impianti fotovoltaici a terra contro le quali ci siamo battuti in questi anni anche attraverso una petizione che ha superato le 8.300 firme di cittadini marchigiani».
«Le aziende agricole rappresentano la prima linea della produzione di cibo e quindi sottrarre terreni significa indebolire la sovranità alimentare del nostro Paese e l’economia nazionale – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – senza dimenticare l’opera di presidio al patrimonio naturalistico e culturale, maggiormente evidente in una regione rurale come la nostra dove la mano dei contadini è dietro fattori di grande attrazione turistica come la bellezza del paesaggio e la bontà dei prodotti agroalimentari. Occorre, dunque, accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo che giace da anni in Parlamento e che potrebbe dare al paese uno strumento per la protezione del suo territorio e dare maggior sostegno alle attività agricole delle aree interne».
VIETARE GLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI A TERRA ANCHE PERCHÉ SE NE VEDONO SOPRATTUTTO SU TERRENI PIANEGGIANTI CHE DOVREBBERO ESSERE AD ESCLUSIVO USO AGRICOLO
Ottimo articolo su un tema che abbiamo portato in Consiglio Comunale e che è stato bocciato da chi fa l’occhiolino a Coldiretti. Faccio i miei complimenti alla Presidente regionale che spero prenda presto le distanze dall’accordo della sua Coldiretti col maggior produttore mondiale di cibo spazzatura. La Coldiretti protegge le grandi produzioni intensive, danneggiando di conseguenza gli eroici piccoli produttori locali.
Ciò che uccide la produzione agricola è pure il cemento delle aree industriali, i nuovi rioni abitativi, mentre i centri storici rimangono deserti di cittadini, dei supermercati, come ad esempio quello di Civitanova Marche che aveva realizzato un’area commerciale e successivamente una nuova area commerciale, vanificando l’esistenza produttiva della prima.
Il futuro, con l’aumento della popolazione e per altre cause naturali, sarà all’insegna della fame. E di sicuro – lo dico a denti stretti – sarà necessaria la carne coltivata in laboratorio, insieme ad altre culture vegetali per la produzione di legumi.
Gli impianti fotovoltaici devono essere installati sui tetti delle case e dei capannoni industriali non a terra ed inoltre ciò che uccide l’agricoltura sono ben altri motivi per i quali ci sono manifestazioni di protesta in diversi Paesi d’Europa che dovrebbero unire agricoltori e consumatori nel comune interesse come: eccessivo spread dei prezzi pagati al produttore spesso non remunerativi dei costi sostenuti rispetto ai prezzi finali pagati dal consumatore con una eccessiva moltiplicazione dei passaggi intermedi di filiera questi con guadagni sicuri; mancata tutela da parte dell’Europa sui prodotti di importazione da Paesi extracomunitari sia per sicurezza sanitaria che per prezzi praticati sottocosto che equivalgono a concorrenza sleale come confermato dai numerosi sequestri da parte delle Forze dell’Ordine; eccessi da parte di ambientalisti talebani che impediscono la pulizia e taglio di piante che possono costituire pericolo come nei fiumi; eccessiva proliferazione dei cinghiali con danni sia alle coltivazioni che ai veicoli che li impattano sulle strade.