Unimc in piazza per Giulia Cecchettin
«Contrastiamo una cultura
che sembra tollerare queste atrocità»
MACERATA - La fiaccolata si svolgerà mercoledì alle 18 a partire da piazza della Libertà. Il rettore John McCourt: «E' ora di dire basta in modo deciso. Dobbiamo condannare questo orribile delitto»

Giulia Cecchettin
L’Università di Macerata scendi in piazza per Giulia Cecchettin, 22enne di Vigonovo, in Veneto, uccisa a pochi giorni dalla laurea. Per il femminicidio è stato arrestato mentre era con la sua auto in Germania l’ex fidanzato Filippo Turetta. Ieri si è svolta una fiaccolata silente nel suo paese di origine, ma la sua morte ha sconvolto tutta Italia e anche Unimc fa la sua parte.
Fiaccolata mercoledì alle 18, «per condannare l’ennesimo terrificante femminicidio e contrastare una cultura che sembra tollerare tali atrocità» dice il rettore John McCourt.
La comunità dell’Università di Macerata scende in piazza, mercoledì 22 novembre alle 18 per esprimere la propria vicinanza alla famiglia di Giulia Cecchettin e alla comunità dell’Università di Padova. La manifestazione, una fiaccolata in piazza della Libertà e un momento di raccoglimento collettivo, è organizzata in collaborazione con il Comune di Macerata.
«Tutto il mondo universitario, e non solo, è attonito e scioccato davanti all’ennesimo terrificante femminicidio. E’ ora di dire basta in modo deciso. Dobbiamo condannare questo orribile delitto e contrastare una cultura che sembra, in qualche modo, tollerare tali atrocità. Come ha detto la sorella di Giulia, dobbiamo proteggere le ragazze del futuro e le ragazze del presente» sottolinea il rettore John McCourt.
La consigliera di parità della Provincia Deborah Pantana: «E’ importante che l’Università di Macerata organizzi per mercoledì una fiaccolata per Giulia, coinvolgendo tutte le associazioni, sindacati, comitati di parità per far sentire ancora più forte la voce di tutte noi donne che dichiamo “No alla violenza”. Basta con i soliti convegni e rinchiudersi in lugubri stanze sempre con le stesse persone senza fare nulla di concreto, è ora di agire e di scendere in piazza».
In passato i delitti efferati venivano pagati pubblicamente con il taglio della testa, o con l’impiccagione, di fronte alla massa cittadina che inveiva contro il condannato, mentre si godeva lo spettacolo. Se ciò non era un deterrente, ma almeno era una vendetta, uno sfogo alla rabbia per l’omicidio. E comunque si evitava di dare da mangiare per anni ad un assassino.
Oggi ci siamo evoluti, ma i delitti non finiscono, con tutte le motivazioni che psichiatri e sociologi danno in pasto al pubblico per cercare di fargli capire qualcosa…
Questo ultimo assassinio di una ingenua e per certi versi imprudente ragazza, che mai avrebbe immaginato quella fine, convinta dell’intima bontà dell’uomo, come ce l’aveva Anna Frank, ha scatenato in un certo numero di persone l’idea della pena di morte da reintrodurre. Soprattutto dopo lo scandalo di quell’assassino obeso che è stato dimesso da carcere per questioni di salute.
Insomma, rimaniamo alla pietà per il morto e al diritto alla vita dell’assassino, magari con possibilità della grazia. E chi vuole Cristo, se lo preghi.