Il Teatro della comunità
compie 40 anni:
spettacolo finale il 5 settembre
CIVITANOVA - Aperte le adesioni per gli aspiranti che vorranno esibirsi nello show al Varco sul mare. Il regista Marco Di Stefano: «E' per persone speciali, che non hanno paura della diversità, della fisicità, di incontrarsi per esprimere i propri pensieri ed emozioni»

La presentazione dell’edizione 2023 del Teatro della comunità
«Il Teatro della comunità è per persone speciali, che non hanno paura della diversità, della fisicità, di incontrarsi per esprimere i propri pensieri ed emozioni». Così il regista e attore Marco Di Stefano, insieme alla compagna Tanya Khabarova, ha presentato questa mattina l’edizione 2023 del progetto, alla presenza del sindaco Fabrizio Ciarapica, che proprio nel 2007 diede il via per la prima volta all’iniziativa a Civitanova, nel ruolo di assessore ai servizi sociali.
«Il Teatro della comunità a Civitanova non si è mai fermato – ha detto Ciarapica – perché sono i suoi stessi valori fondanti, quelli della socialità, dell’inclusione e dell’amicizia, che lo spingono a vivere e superare le difficoltà che inevitabilmente si incontrano lungo cammino. L’amministrazione comunale tiene molto a questo progetto, la cui bellezza e originalità sta proprio nel saper coinvolgere tutti senza distinzioni di nessun genere, mettendo insieme cittadini di qualsiasi età, formazione culturale e abilità/disabilità, in maniera inclusiva». Le prove del laboratorio sono iniziate da qualche giorno e proseguiranno fino al 5 settembre, quando ci sarà lo spettacolo conclusivo al Varco sul Mare (alle 21) ad ingresso libero.
Di Stefano ha ricordato che il Teatro della comunità è nato nel 1983, ed è stato realizzato non solo in Italia ma in altre 20 nazioni sia in Europa, come Svezia, Finlandia, Danimarca, Francia, Spagna, Ucraina, Russia, che in America Latina, Uruguay e Argentina. «Per questa rappresentazione di Civitanova Marche – ha spiegato Di Stefano – abbiamo scelto la ricorrenza della Giornata mondiale della Carità, proprio per ricordare che nel mondo deve esserci posto per tutti e non per pochi. Ringrazio di cuore il sindaco Ciarapica, uno dei pochi amministratori che riconoscono l’importanza di questo nostro connubio artistico e sociale; per noi è un piccolo miracolo per il quale voglio ringraziare anche l’Anmci con Anna Menghi e alcuni privati che ci sostengono. Quest’anno una dedica speciale va a Pierina Alessandroni, una signora anziana scomparsa da poco che ha sempre partecipato al progetto, una persona non famosa ma che ha dato tanto al Teatro della comunità».
In conclusione, il sindaco Ciarapica e il regista Di Stefano hanno lanciato l’invito alla cittadinanza ad avvicinarsi a questa esperienza unica: basta andare dalle 20,30 al Varco sul Mare (dal 24 al 27 agosto ci si sposta nello spazio all’aperto del cinema Cecchetti) e chiedere di partecipare alle prove. Per informazioni: 389 2581444.
Tantissimi complimenti!!!
—- troppo tardi. Il disturbo istrionico della sua personalità aveva preso il sopravento tanto che quella mattina in cui la povera Fedora Ignatova, costretta dai suoi genitori al matrimonio riparativo dopo una nottata dove sbronza di Vodka si concesse allo spasimante senza tra l’altro mai ricordarne né il volto e né se era veramente successo si trovò a tu per tu con quello che doveva essere il giorno più bello della sua vita. Fu attraversata simultaneamente da tutti i sentimenti che una situazione del genere poteva suscitare: da un attacco d’isteria a stento trattenuta con le lacrime che sembravano volessero fargli scoppiare gli occhi, la voglia di umiliarlo e colpirlo con qualsiasi cosa, fossero parole piene d’odio, un candelabro, addirittura pensò di prendere il calice pisside in metallo custodito nel tabernacolo e con l’improvvisa irrefrenabile voglia di scappare via , attraverso la steppa siberiana con la speranza di essere divorata dalla prima tigre incontrata. Tutto questo avvenne in un attimo quando appena entrati in chiesa , davanti al lungo corridoio che portava all’altare Dmitriy Magomedov, allontanò bruscamente il paggetto che sorreggeva lo strascico e lo sorresse lui, volendo egli stesso accompagnare la sposa…… Da un giorno di malcelata sopportazione di Aleksandr Penoviov
Perché colui che è incapace di amare, colui che è incapace di creare la comunione dell’amore, per uscire dall’isolamento deve salvarsi nella bellezza, e il titillamento crudele a cui è sottoposto lo spinge a cercare la bellezza, ad idolatrare la bellezza, non mai ad amare, bensì a osservare la bellezza nell’amore. Diventa un uomo che vuole generare l’amore attraverso la bellezza, perché scambia la creatura generata con la forza generatrice, perché anche nell’amore ha il segreto presentimento dell’ebbrezza, dell’ebbrezza della morte, della bellezza, perché nel crepuscolare abisso del gioco della bellezza e della morte si procura il piacere dell’oblio, dimenticando che l’amore, anche se ha avuto in dono la grazia di creare il bello, non si indirizza mai alla bellezza, ma unicamente al più umano di tutti i compiti, che sempre ed esclusivamente si chiama accettare il destino, questo solo è l’amore, ma i morti non conoscono alcuna comunità, si sono dimenticati l’uno dell’altro… da l’indisposizione di Plozia di Maffeo Calzoncini.