Il rilancio del fagiolo laverino
fa lavorare persone in difficoltà
ECCELLENZE - Il prodotto tipico marchigiano, rilanciato da Slowfood, utilizzato in un progetto pilota che ha visto il coinvolgimento della Caritas e delle diocesi di Camerino e Fabriano. LA RICETTA

Una cassa di fagioli laverini
di Claudia Brattini
Ancora una volta, la nostra zona si rivela un’area particolarmente feconda per il sodalizio fra genetica e contesto ambientale. Ci troviamo nelle frazioni che seguono la nascita del fiume Potenza, sulle cui falde avviene la coltivazione di questo prezioso legume. Le specifiche condizioni ambientali e le caratteristiche agronomiche del prodotto stesso sono input unici che lo hanno reso un prodotto particolarmente apprezzato sia per il sapore delicato e sapido che per la buccia sottilissima, che consente una rapida cottura e una maggior digeribilità. Dal punto nutrizionale, inoltre, è particolarmente ricco di sali minerali.
Tuttavia, la produzione e la distribuzione è modesta, ne parliamo con il referente dei produttori, Corrado Grandoni, a cui abbiamo chiesto anzitutto come è stato “riscoperto “questo legume famoso già all’inizio dell’800 tanto da essere citato nell’opera “Annali dell’agricoltura del Regno d’Italia”.
«Il rilancio di questa tipicità è nato casualmente con il contributo di Slow Food e mediante il Consorzio del Parmigiano Reggiano che sostiene progetti di valorizzazione e recupero di prodotti in zone colpite dal terremoto. A questo è seguito nel 2004 il rilascio di standard di qualità con uno studio sugli aspetti storici e agronomici con l’Università di Camerino».

Il referente dei produttori Corrado Grandoni
«Grazie a Slow food – aggiunge Grandoni – questo prodotto ha goduto di una ritrovata visibilità. L’area di coltivazione, però, è un territorio che ha subito un forte calo demografico a cui si aggiunge il fatto che questa coltura – come accade per lo zafferano ad esempio – necessita di una coltivazione manuale con un livello di meccanizzazione molto ridotto. Ne consegue che anche a causa del costo della manodopera questo legume sia un prodotto di alta qualità ma di nicchia. Per acquistare il prodotto ad oggi è necessario rivolgersi direttamente ai produttori diretti.»
Idee, però, non mancano per migliorare le situazioni di criticità e come ci racconta lo stesso Grandoni «è partito un progetto pilota – condiviso con Slow Food – che ha visto il coinvolgimento della Caritas e delle diocesi di Camerino e Fabriano, per introdurre direttamente nella manodopera persone in difficoltà già supportate dalla Caritas. Con questo progetto, in pratica, si utilizzano i fondi per aiutare queste persone che a loro volta possono lavorare e migliorare la produttività di questa coltura. Ovviamente questo modello è replicabile anche su altre coltivazioni che richiedono manodopera e speriamo davvero di poter pianificare questo progetto anche per il prossimo anno.»
È quanto ci auguriamo tutti per questo progetto sociale che rilancia il territorio e la produzione di prodotto eccellente anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Ci troviamo in un’epoca in cui è riscoperto il valore della dieta mediterranea il cui modello prevede ridotti consumi di carne e largo impiego delle proteine vegetali come sono, appunto, i legumi: un concetto importante sia per l’ambiente che per la salute stessa.
La Ricetta locale
I baccelli vengono asciugati al sole, sgranati e poi riposti in ceste di vimini per essere quindi essiccati.
Si possono consumare in vari modi, nel minestrone ad esempio, ma il più comune in zona è sicuramente “all’uccelletto”.
Per preparare questa ricetta mettere a bagno i fagioli per almeno 12 ore. Una volta trascorso il tempo cuocerli in una capiente pentola con acqua fredda fino a coprirli lasciandoli sul fuoco per circa 30 minuti, nel frattempo in un altro tegame scaldare l’olio con due spicchi d’aglio e le foglie di salvia.
Una volta terminata la cottura salare, scolare i fagioli e ripassarli nella padella con olio, aglio e salvia. Servire con una generosa macinata di pepe e un filo di olio a crudo.
Come citato negli Annali dell’agricoltura del Regno d’Italia: “Essa dà gran copia di fagiuoli superiori nella delicatezza, nel gusto, nella dolcezza e nella facilità di cuocersi, a quelli di tutti i circonvicini paesi”.