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“Il giuoco delle parti” riesce,
applausi convinti del pubblico

LA RECENSIONE sullo spettacolo che ha aperto la rassegna nazionale d’arte drammatica “Angelo Perugini”, portato in scena ieri al Lauro Rossi di Macerata dalla compagnia “La betulla” di Nave, in provincia di Brescia

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di Fabrizio Cortella (foto di Claudio Sagretti)

Al teatro Lauro Rossi si alza nuovamente il sipario sulla Rassegna nazionale d’arte drammatica “Angelo Perugini”.

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Katiuscia Cassetta e Quinto Romagnoli

La gloriosa kermesse maceratese è giunta alla sua 54esima edizione e l’assessore alla cultura Katiuscia Cassetta, presente ieri sul palcoscenico, ha tenuto a sottolineare con malcelato orgoglio l’importante traguardo raggiunto, sotto lo sguardo compiaciuto del padrone di casa, Quinto Romagnoli, segretario dell’associazione organizzatrice “Teatro Oreste Calabresi”. Per cominciare degnamente un appuntamento ormai classico, nulla di meglio che presentare un classico del teatro italiano: Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello, portato in scena da “La betulla” di Nave (Bs).

il-giuoco-delle-parti-3-325x217La compagnia è un habitué della Rassegna, essendo la settima volta che approda sulle assi del Lauro Rossi, e vi è giunta con grandi ambizioni: la loro messa in scena, infatti, da due anni a questa parte colleziona riconoscimenti ed è finora risultata finalista ben sei volte in altrettante competizioni nazionali. La commedia è tratta dalla novella “Quando si è capito il giuoco” del 1913. La stesura, originariamente in tre atti, risale al 1918 e fu messa in scena lo stesso anno, al Teatro Quirino di Roma. La vicenda, nota a tutti, è il classico triangolo amoroso tra Lui (interpretato da Nicola Delbono), Lei (da Paola Sembeni) e l’Altro (da Pino Navarretta) in cui la moglie, pur di liberarsi del marito, arriva a progettare un astuto sistema per farlo uccidere in un duello d’onore.

il-giuoco-delle-parti-7-325x217Ma le cose andranno ben diversamente… Il marito, Leone, è un uomo che ha fatto della Ragione il “pernio” ideale con cui dominare “il torbido dei sentimenti”, mentre la moglie Silia si sente paralizzata dal marito che “guarda e capisce tutto punto per punto, ogni mossa, ogni gesto, facendoti prevedere con lo sguardo l’atto che or ora farai, così che tu, sapendolo, non provi più nessun gusto a farlo”. Il regista/scenografo Bruno Frusca, fondatore della compagnia nel lontano 1968, ce li presenta ognuno nella propria dimora attuale, un asciutto “interno” in stile futurista post-cubista, radicalmente scarnificato di ogni orpello: nella tonalità del blu, il freddo Logos, per lui; in quella del rosso, la passione, per lei.

il-giuoco-delle-parti-5-325x217Egli ha trasformato il testo pirandelliano in profondità, operando dei robusti tagli e riducendolo ad un unico atto di circa ottanta minuti. Memore, forse, del giudizio tranchant che il giovane Gramsci ne diede sull’Avanti, a poche settimane dal debutto, “il giuoco vi è diventato meccanismo esteriore di dialogo, puro sforzo letterario di verbalismo pseudofilosofico”, Frusca ha espunto totalmente i lunghi dibattiti filosofici tra Leone ed il suo cameriere Filippo, detto Socrate. Ancora, ha sapientemente compresso e sostituito l’aggressione da parte del marchesino e dei suoi compari con l’esibizione dei bravi tangueros Laura Bressi e Silvano Lughignani. L’uso del tango, qui come in altri passaggi dello spettacolo, non ha soltanto la funzione di mero intrattenimento, ma s’incarica di informare il pubblico circa gli eventi, come quei cori della tragedia greca tanto ammirati dal grande siciliano.

il-giuoco-delle-parti-8-325x217Così ridotta, esaltata nei suoi aspetti più “neri” e quasi rimodellata sui plot del romanzo poliziesco alla Agata Christie, la pièce risulta meglio fruibile dal pubblico contemporaneo che, infatti, ha applaudito convintamente la prova degli attori, solida e collaudata nonostante una partenza un po’ sottotono. È indubbio che affrontare il tabù eretto nei decenni da teatranti, critici e pubblico attorno al “mostro sacro” Pirandello sia impresa da fare tremare i polsi ai più, ma Frusca è capitano di lungo corso e dimostra grande coraggio nella sua operazione: il nostro umile suggerimento è di portarla fino alle sue logiche conseguenze estendendola, ad esempio, anche alla recitazione degli attori, ancora troppo costretta nelle modalità tradizionali.

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