Grano maceratese dall’agricoltura di pace:
sementi innovative a San Severino,
farine antiche tra Ripe, Loro e San Ginesio

ECONOMIA - Nel territorio che diede i natali al grande genetista Strampelli, possiamo non solo tirare un sospiro di sollievo, ma anche godere di alcune eccellenze come l'Agroservice, affermata nel mercato per lo sviluppo e il miglioramento del frumento duro e il forno di comunità Terra Prospera
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Ilaria Santandrea e Raffaele Pozzi nel forno di comunità

di Luana Spernanzoni

La siccità incide sulla produzione di grano, proprio nel momento in cui la “guerra del grano”  ha conseguenze ovunque, Maceratese compreso. A base della nostra alimentazione mediterranea c’è la pasta di grano duro, coltivato da tempo anche nelle colline delle Marche. Canada e Italia sono i principali produttori mondiali di frumento duro ma in Italia, che fa della pasta il proprio simbolo, la produzione non è sufficiente ed è pertanto il primo paese importatore di frumento duro con arrivi da Canada, Usa, Grecia, Francia e Kazakistan. Russia e Ucraina hanno per lo Stivale un ruolo del tutto marginale, sia dal lato dell’offerta sia per quanto riguarda le esportazioni.spigne_foto-LS Il frumento duro, già prima del conflitto, aveva subìto forti aumenti di prezzo determinato in primis dalla scarsa produzione proveniente dal Canada (causata dalla siccità) e all’incremento dei costi di trasporto. Un aumento che ha determinato sui prezzi della materia prima, incrementi dell’+81% da febbraio 2020 a febbraio 2021.
I pastifici fanno incetta di importazioni di semola e rappresentano circa il 60% degli utilizzi interni, ma i principali paesi nostri fornitori sono all’interno dell’Ue. Dall’Ucraina proviene solo il 3-5% dei volumi (fonte: elaborazione Ismea su dati Istat).
Dunque nel territorio che diede i natali al grande genetista Strampelli, possiamo non solo tirare un sospiro di sollievo che ha il profumo della qualità, ma anche andar fieri delle coltivazioni locali e delle filiere che si intessono tra produttori di sementi, genetisti e coltivatori.
Non per caso Agroservice Spa, affermata azienda sementiera con piedi ben piantati in terra maceratese con sede legale a San Severino, è specializzata in innovazione e ricerca, produzione e commercializzazione di sementi agricole, leader nazionale nella produzione di sementi. Di recente ha acquisito anche la Società Produttori Sementi (PSB) di Bologna, consolidandosi così tra i player più affermati a livello internazionale nel mercato per lo sviluppo e il miglioramento del frumento duro.
I paradigmi alimentari, e naturalmente dell’agricoltura, sono cambiati. L’invasione dell’Ucraina e le sanzioni internazionali alla Russia, hanno accelerato e messo in crisi un sistema globale già distorto.

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Il forno di comunità a Loro Piceno

I rincari record, in primis dei cereali sono riconducibili, alla pari di quanto accaduto a tutte le materie prime, a un insieme di fattori di natura congiunturale, strutturale, geopolitica e speculativa.
«Riteniamo che il cambiamento climatico, tangibile ancor prima che si scatenasse la guerra, sia una emergenza globale che va affrontata con un cambio dei sistemi agricoli sia in termini organizzativi sia nella strategie agronomiche e politiche». Si sofferma su questo aspetto Tommaso Brandoni, presidente e amministratore delegato Agroservice Spa – un tema che rischia di essere messo a latere mentre va gestito con urgenza. Servono scelte agronomiche lungimiranti, innovazione e ricerca di varietà di sementi che rispondono efficacemente alle esigenze colturali e che si adattino alle varie condizioni climatiche e geografiche tali che possano sostenere anche il clima arido, una diversità varietale in grado di far fronte alle esigenze produttive e agronomiche-climatiche.
La farina di grano tenero costituisce la materia prima indispensabile per produrre pane e tutta la gamma infinita di prodotti alimentari.
C’è una agricoltura che non risente delle crisi globali. Il ritmo è consueto, scandito dalla quotidianità, l’economia è circolare e locale. Le varietà di cereali sono tramandate da generazioni, il sapere è valore, la diversità è ricchezza e futuro. Fortunatamente nelle colline marchigiane il grano viene dall’agricoltura di pace. Vero è che il territorio locale non genera mai bauli di monete, ma risente meno delle difficoltà di approvvigionamento sia di sementi che di fertilizzanti.

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Ilaria Santandrea e Raffaele Pozzi nella foto di Giorgio Tassi

È tra le colline di Ripe, Loro Piceno e San Ginesio che Terra Prospera si prepara alla imminente trebbiatura. «Nei nostri campi –  racconta Raffaele Pozzi che con Ilaria Santandrea coltiva grani antichi in una ottica di agricoltura rigenerativa –  sono le rotazioni delle varie colture, che come si faceva in passato, mantengono la fertilità dei campi consentendo di non utilizzare concimi chimici».
Nel forno di comunità tra le mura antiche di Loro Piceno “Terra Prospera”, grazie all’impegno e alla determinazione della coppia, le farine diventano pane che viene distribuito in tutta la provincia. «Il dolore e la devastazione della guerra, le conseguenze delle sanzioni e gli squilibri dei mercati internazionali – prosegue Raffaele – hanno messo in luce l’importanza della sovranità alimentare, la valenza della filiera locale e in particolare, per quello che riguarda noi, l’origine delle sementi da sempre adatte ai terreni e al clima del posto».
Filiera dunque. Soprattutto tra le dolci colline che caratterizzano la regione, un territorio che fa parte del sistema globale e internazionale ma dove la marginalità costituisce valore e risorsa. Perché vuol dire anche evitare problemi di approvvigionamento e ripristinare almeno in parte, la sovranità alimentare.
Piccolo è bello? Certo non è semplice. E se non costituisce la soluzione alla crisi alimentare globale, ma chiamiamola anche fame che è il termine giusto, di certo nel territorio può essere una concreta opportunità in una ottica ambientale, economica e di crisi climatica.

 

Ucraina, quali conseguenze della “guerra del grano” nel Maceratese



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