Affrontare il problema “Italia centrale”
per far uscire le Marche dall’isolamento

ECONOMIA - Il recente stanziamento delle Ferrovie dello Stato di 5 miliardi e 51 milioni in dieci anni per la nostra regione non risolve i nodi atavici. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria Ancona Pierluigi Bocchini: «E’ stata finanziata l’alta velocità nella tratta Napoli-Bari. Questo ci taglierà fuori da tutto»
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Ugo Bellesi

di Ugo Bellesi

Ancor prima dell’arrivo del terremoto del 2016 gli economisti avevano segnalato che le regioni dell’Italia centrale stavano “soffrendo” molto rispetto alle altre zone d’Italia tanto che si rischiava di finire tra le regioni del sud. Dopo il terremoto è arrivato il Covid ed oggi abbiamo la guerra in Ucraina. La situazione dell’Italia centrale quindi non è florida e quindi, mentre le regioni del nord sanno difendersi da sole, avendo migliori potenzialità industriali, le regioni del sud, proprio perché sono le più in sofferenza, hanno un “occhio di riguardo” (diciamo così) da parte del Governo nazionale del quale fa parte anche un “ministro per il mezzogiorno”.

La grave situazione è quindi di tutta evidenza tanto che anche qualche giornale nazionale si sta rendendo conto che qualcosa bisogna pur fare per questa Italia centrale. La questione riguarda le Marche ma anche l’Umbria e in parte anche il Lazio tenendo pur conto che Roma, come capitale, le sue risorse le avrà sempre garantite. In proposito ci viene in aiuto quanto proposto dall’Agenzia Umbria ricerche (Aur) che, sentiti i pareri di economisti, sociologi, storici, urbanisti e scienziati, ha messo a fuoco la situazione di un quadrilatero dell’Italia centrale ricompreso tra Lucca, Pesaro, Pescara e Roma. Un quadrilatero che comprende tutte città medie del Centro Italia, le cui potenzialità vanno fatte emergere e messe in sinergia tra loro.
«Si parla sempre di nord e sud – ha dichiarato Luca Diotallevi, direttore dello Svimez (associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno) – ma l’Italia centrale è un motore dell’economia tricolore, spesso sottovalutato. Nei nuovi equilibri globali il tessuto di piccole imprese fortemente esportatrici delle regioni del centro ha una potenzialità di crescita importante, su cui vale la pena puntare, soprattutto in una fase come quella attuale, caratterizzata dall’accorciamento delle filiere produttive».

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Luca Diotallelvi

In sostanza si sostiene che le regioni del Centro Italia dovrebbero trovare delle strategie comuni per sfruttare al massimo le risorse del Pnrr e del nuovo ciclo di investimenti europei. Ma anche i Comuni più importanti dovrebbero integrarsi son altre realtà amministrative esterne. Ciò è stato già sperimentato in alcuni centri della Romagna e anche a Pescara, come a Pesaro dove il processo di crescita istituzionale sta avvenendo con l’integrazione tra amministrazioni locali della stessa area. Strategica potrebbe essere per l’Italia centrale, come è noto, l’alta velocità sulla ferrovia Civitavecchia-Ancona. E’ questo un problema da risolvere al più presto per cui dovrebbe essere facile trovare l’impegno di tutti i Comuni.
Su questi temi è intervenuto anche Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, il quale ha sostenuto la necessità di «fare del Centro Italia uno dei territori cruciali per la rinascita anche economica dell’Italia». E poi ha aggiunto che «inserendo anche l’Abruzzo nel Centro Italia si generano 389 miliardi di euro di Pil, il 23,5% del totale nazionale, un valore che farebbe di questa area il nono paese dell’Unione Europea per il Pil».
Se invece non interverranno fatti nuovi, nel 2070 – come ha sottolineato il giornalista Diego Diotallevi che ha sollevato il “problema Italia Centrale” – l’età media della popolazione dell’Italia centrale sarà di 51,1 anni, il che induce a credere che si stia imboccando la strada «di un decadimento neppure troppo lento, in un’area interna depressa e abbandonata».
Sta quindi agli amministratori più avveduti e ai Comuni più grandi rendersi conto di questa situazione e creare insieme delle sinergie. Non sarà neppure necessario avere un ministro anche per l’Italia centrale (come quello per l’Italia meridionale) ma soltanto creare, presso la Presidenza del consiglio una struttura autorevole che risponda direttamente a Draghi.

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Pierluigi Bocchini, presidente di Confindustria Ancona

Per ottenere questo bisogna che a Roma si cominci almeno a parlare di “Problema Italia centrale” (ma forse sarebbe il caso di aprire una “Vertenza Italia centrale”). Infatti anche il recente stanziamento delle Ferrovie dello Stato di 5 miliardi e 51 milioni in dieci anni per la nostra regione non risolve nessuno dei problemi per far uscire le Marche dall’isolamento. Il presidente di Confindustria Ancona, Pierluigi Bocchini, senza peli sulla lingua ha subito commentato che «Per le Marche sono investimenti insufficienti. Per le grandi direttrici, la linea Adriatica e la Orte Falconara, c’è quasi nulla – e poi ha aggiunto – E’ stata finanziata l’alta velocità nella tratta Napoli-Bari… Cioè in meno di sei ore da Bari si raggiungerà Milano e questo taglierà fuori le Marche perché da Bari a Milano passando per la linea Adriatica, impieghi dalle 10 alle 12 ore. Quindi saremo tagliati fuori da tutto. Una grave penalizzazione non solo per le nostre imprese ma anche per il turismo».
treno-treni-stazione-stazione-macerata-3-325x223Dopo aver sottolineato che non c’è neppure un volo dall’aeroporto di Falconara a Linate, il presidente Bocchini ha così proseguito: «Per il tratto Spoleto-Terni mancano i finanziamenti. E la conseguenza dei progetti annunciati è di abbreviare dai 12 ai 15 minuti il collegamento tra Ancona e Roma. Rischiamo di restare ancora più isolati dal resto del mondo».
Ma dalle infrastrutture vogliamo passare al reddito dei marchigiani? E’ stato accertato che il reddito medio di un lavoratore delle Marche nel 2021 è stato pari a 20.365 euro. Il che significa che non solo è inferiore alla media nazionale (21.564) ma anche alla media delle regioni del centro (22.323). Nella graduatoria delle regioni italiane, le Marche si collocano al 12° posto, dopo Toscana e Umbria, ed è ultima delle regioni del centro.



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