Dice di avere un video compromettente
per costringerla a un rapporto sessuale:
in casa trova la polizia, condannato

TOLENTINO - Sotto accusa davanti al gup del tribunale di Macerata un 22enne. Oggi la sentenza: 1 anno e 8 mesi
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Gli avvocati Alessia Pupo e Giorgio Di Tomassi

 

di Gianluca Ginella 

Tenta di costringere una ragazza ad avere un rapporto sessuale con lui dicendole che ha un video hard ed è pronto a diffonderlo: condannato a 1 anni e 8 mesi, dal gup del tribunale di Macerata, un 22enne ivoriano. I fatti sono avvenuti a Tolentino nel luglio del 2020. Secondo l’accusa sostenuta dal pm Vincenzo Carusi, il 22enne aveva conosciuto la ragazza, 20enne, tramite amici. Da subito il 22enne si sarebbe spinto oltre un semplice approccio: il giorno stesso che l’aveva conosciuta dopo averle fatto dei complimenti il giovane avrebbe cercato di baciarla e l’avrebbe palpeggiata. La ragazza si era allontanata. Ma poi la mattina seguente aveva iniziato a ricevere messaggi dall’ivoriano che ad un certo punto avrebbe detto di essere in possesso di un video di un rapporto sessuale tra lei e un ragazzo e avrebbe detto che lo avrebbe diffuso se lei non avesse accettato di avere rapporti intimi con lui. Il video è poi risultato essere una invenzione. La ragazza, preoccupata dalla situazione, aveva raccontato tutto ai genitori che avevano contattato la polizia. Gli agenti della Squadra mobile di Macerata avevano deciso di organizzare una trappola. Un appuntamento in una casa nella disponibilità della ragazza in cui erano presenti i poliziotti. Una volta che i due giovani erano stati lì lui avrebbe continuato con le pretese di avere un rapporto sessuale e avrebbe iniziato a spogliarsi. La polizia a quel punto, avendo prove sufficienti, era intervenuta. Il 22enne, difeso dagli avvocati Giorgio Di Tomassi e Alessia Pupo, è stato condannato oggi dal giudice Claudio Bonifazi a 1 anno e 8 mesi per violenza sessuale e tentata violenza sessuale. Il pm aveva chiesto 2 anni e 3 mesi. «Aspettiamo le motivazioni e probabilmente faremo appello» dice l’avvocato Di Tomassi.

*A tutela della vittima il nome dell’imputato viene omesso



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