Caporalato nelle sedi dell’accoglienza,
in tre finiscono sotto accusa

IN AULA - Udienza davanti al gup rinviata questa mattina, la vicenda riguarda il presunto sfruttamento di alcune persone impiegate nelle sedi di una ditta, tra loro uno psicologo e un paio di mediatori culturali. Oggi c'è stato un rinvio

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di Gianluca Ginella

Sfruttavano il lavoro di persone impiegate in strutture per l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale. Questa l’accusa per legale rappresentante, amministratore di fatto e un dipendente di una azienda che aveva vinto un bando della prefettura. Le persone sfruttate, per la procura di Macerata, sarebbero otto tra cui mediatori culturali, uno psicologo, un autista. La ditta aveva sedi per l’accoglienza di cittadini extracomunitari richiedenti protezione internazionale in vari comuni della provincia. Tre le persone imputate davanti al gup Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata. L’udienza di oggi è stata rinviata per una questione tecnica, due degli avvocati difensori non poteva essere presenti.

La questione riguarda presunti fatti di sfruttamento del lavoro di alcune persone, otto le parti offese che sono state individuate nel corso delle indagini dei carabinieri del Nil di Macerata. Gli imputati sono un 50enne e una 49enne di Isernia, e un 47enne di Napoli. La 49enne è imputata in qualità di legale rappresentante della ditta in provincia di Isernia, il 50enne in qualità di socio e amministratore di fatto di quella ditta e il 47enne come dipendente e direttore della struttura. Questi i ruoli definiti dall’accusa. Tutti e tre devono rispondere di avere sfruttato lo stato di bisogno dei lavoratori violando «sistematicamente» dice l’accusa (oggi sostenuta dal pm Rita Barbieri) la normativa sull’orario di lavoro e le mansioni assegnate. Uno dei dipendenti, che lavorava come autista, sarebbe stato costretto a svolgere anche mansione di guardiano notturno «mansione per la quale non riceveva mai alcun compenso» dice la procura. Una donna sarebbe stata costretta a lavorare tutti i giorni della settimana, senza alcun riposo, né retribuzione straordinaria. C’è poi la questione degli stipendi. Per l’accusa la ditta avrebbe retribuito «sistematicamente» i lavoratori in maniera inferiore rispetto a quanto indicato nelle buste paga, «corrispondendo loro solo la somma mensile di 400 euro e trattenendo la differenza a titolo di “acconto” per complessivi 25.368,78 euro» dice l’accusa.

Gli imputati devono poi rispondere del presunto mancato adempimento agli obblighi del contratto di fornitura (la “Convenzione disciplinante il servizio di prima accoglienza ed i servizi connessi di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti protezione internazionale”) stipulato con la prefettura di Macerata il 18 settembre 2015, «facendo mancare agli ospiti della struttura le necessarie prestazioni sanitarie e non corrispondendo il vitto in modo regolare e in linea con gli standard qualitativi, nonché omettendo di svolgere i previsti corsi di lingua all’interno delle strutture» dice l’accusa.

Alla sola 49enne e al 50enne di Isernia viene infine mossa l’accusa di truffa: avrebbero attestato falsamente il possesso dei requisiti richiesti per la partecipazione al bando della prefettura di Macerata per l’aggiudicazione del servizio di prima accoglienza per cittadini extracomunitari richiedenti protezione internazionale. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Macerata, Serravalle, Camerino e Pioraco dal 19 maggio 2015 al 28 giugno 2018.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Tamara Cicia, Davide Farina, Alessandro Diddi, Gabriele Cristinzio. Oggi due delle parti offese sono assistite dall’avvocato Marco Marcucci, e valuteranno se costituirsi parte civile


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