Il maxi piano sanità divide l’entroterra,
ma l’allarme arriva forte e chiaro:
«Mancano medici e personale»

LE OPINIONI dei sindaci dei Comuni montani dopo la presentazione da parte della Regione di interventi per 923 milioni di euro. Su Pnrr e masterplan edilizio pareri discordanti: Mario Baroni (Muccia) è preoccupato per il futuro dell'ospedale di Camerino e quindi per tutto il comprensorio; Luisella Tamagnini (Pioraco) considera troppo fumoso quanto presentato dalla giunta Acquaroli. Promuovono invece il progetto Gian Luigi Spiganti Maurizi (Visso), Patrizio Leonelli (Castelraimondo) e Vincenzo Felicioli (Fiuminata). Tutti però concordano sulla carenza di professionisti
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L’ospedale di Camerino

di Monia Orazi

I 923 milioni messi sul piatto dalla Regione per la sanità dividono i sindaci dell’entroterra, soprattutto per quanto riguarda il futuro dell’ospedale di Camerino e dell’entroterra. Già ieri l’ex primo cittadino di Serravalle Venanzo Ronchetti aveva lanciato l’allarme per un possibile ridimensionamento della struttura camerte, a cui nel piano non è stato destinato un euro. Alla città camerte andranno infatti 1,8 milioni per la realizzazione di una nuova casa della comunità. E se i sindaci si dividono sul giudizio del piano, tutti sono concordi su punto: il grande problema è la mancanza di medici e di personale.

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Mario Baroni, sindaco di Muccia

Propone di tornare al modello di sanità tradizionale il sindaco di Muccia Mario Baroni: «A Camerino si deve potenziare l’ospedale e farlo tornare quello che era, sono stati fortemente depotenziati i reparti di cardiologia, quello di ortopedia sta riprendendo la sua funzionalità, lavora a pieno ritmo medicina. Con il Covid l’ospedale di Camerino ha perso una serie di servizi, comprendo le difficoltà del momento ma Camerino deve tornare come era prima della pandemia, con tutti i reparti funzionanti. Uno dei problemi è che è stata fatta una programmazione che non permette il turnover del personale, in seguito a questo la situazione sta diventando insostenibile, i medici vanno in pensione e nessuno li rimpiazza, per formare un medico ci vogliono dieci anni. Saremo in difficoltà per anni, rischiamo nei prossimi anni di non avere a disposizione nemmeno il medico di base, che nei centri come i nostri è un punto di riferimento. Sono d’accordo nel tagliare dove c’è qualcosa che non funziona, ma medico di base ed ospedale di riferimento ci devono essere. Il problema è che qui la maggior parte della popolazione è anziana, se si tagliano troppo i servizi, si rischia di spopolare i territori. So di chi si fa anche 110 km per una visita ed un’ora e mezza di macchina, alla fine chi se ne è andato dopo il terremoto, non tornerà se non saranno ripristinati tutti i servizi».

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Luisella Tamagnini, vicesindaco di Pioraco

Progetti, quelli presentati dalla giunta regionale, che non rispondo ai bisogni sanitari dei cittadini della montagna, secondo il vicesindaco di Pioraco Luisella Tamagnini ex cardiologa in pensione: «Il tutto non è stato espresso con chiarezza e competenza, le case di comunità sono un copia e incolla di quanto fatto in altre regioni, forse più competenti in materia. Non c’è descrizione delle case di comunità, non si sa che fine farà l’ospedale di Camerino, a volte lo nominano a volte no. Alla conferenza dei sindaci è stato detto che Camerino resta, ma in altre interviste non è stato nominato. Non mi piace che si parli di sanità in questo modo pieno di confusione. Sono abbastanza preoccupata perché non vedo una buona soluzione ai problemi della sanità montana, questo non potrà abbattere le liste di attesa, dare risposte alle necessità di cura da parte dei cittadini. E’ un piano molto complesso e fumoso, sono tutte cose da realizzare entro il 2026, che facciamo nel frattempo? Che fine faremo? Non c’è una programmazione capillare di come dovrebbe essere la sanità dopo il Covid, ne abbiamo bisogno».

Tamagnini aggiunge alcune considerazioni sulla carenza di personale: «Non è una situazione di cui sono responsabili solo gli attuali amministratori regionali, ma partita diverso tempo fa, la sanità è stata gestita male nei confronti Camerino, ultima ruota del carro. A cardiologia non si effettuano più le prestazioni di un tempo, di fatto cardiologia è ridotta ai minimi termini, sono delusa ed amareggiata, le persone di una certa età hanno bisogno di assistenza. Questa è un’accozzaglia di idee che non hanno un chiaro riscontro, che ci mettano per iscritto cosa vogliono fare, devono ascoltare i sindaci, poi a noi amministratori di periferie non può arrivare un pacchetto già bello confezionato».

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Il sindaco di Visso, Gian Luigi Spiganti Maurizi

Da Visso, il primo cittadino Gian Luigi Spiganti Maurizi è preoccupato per la carenza dei medici di base, ma nel complesso promuove il progetto di investimenti sanitari della giunta regionale: «A Camerino hanno già potenziato il reparto di ortopedia dell’ospedale, potenzieranno il resto. Certo dopo che la sanità è stata maltrattata per anni, non esiste la bacchetta magica che in un anno o due rimette tutto a posto. Ci vorranno anni, diamo tempo di agire a chi amministra la Regione. Ho chiesto all’assessore regionale alla sanità Saltamartini di considerare come il medico di base sia importante per i nostri centri montani. Al medico di famiglia si rivolgono tutti, dai bambini agli anziani. Ben venga la scelta di non fare l’ospedale unico e di potenziare Camerino, che per la nostra zona montana è importantissimo. Per Visso stiamo ripristinando gli ambulatori, stiamo aspettando risposta per riportare il medico di base, faremo un ambulatorio pediatrico per i bambini. In uno scenario come questo è importante potenziare ciò che abbiamo, manteniamo l’ospedale di prossimità, sperando che in futuro i servizi siano ulteriormente migliorati. Chi dopo il terremoto ha scelto di continuare a vivere nei nostri territori, merita la giusta attenzione».

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Patrizio Leonelli, sindaco di Castelraimondo

Il pensiero del sindaco di Castelraimondo Patrizio Leonelli va proprio agli anziani: «Ben vengano i fondi per le case di comunità di Camerino e San Severino, però non saranno sufficienti perché negli anni ci sarà un ulteriore aumento del livello di invecchiamento della popolazione residente e queste strutture dovranno essere ulteriormente potenziate. Ringrazio l’amministrazione regionale per quanto ha previsto per i nostri territori, ma chiedo anche di programmare risorse per il futuro e di potenziare gli ospedali, perché negli anni recenti la sanità ha subito un notevole depauperamento. Per chi è anziano è più difficile percorrere distanze di 50 km per potersi curare, vanno potenziate le strutture territoriali e di prossimità, prevedendo anche una dotazione di personale adeguata ai bisogni di cure, espressi dal territorio».

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Vincenzo Felicioli, sindaco Fiumanata

Con l’occhio da medico ospedaliero ex ginecologo in pensione, oltre all’esperienza di amministratore, il sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli vede le case di comunità come strutture fondamentali ad allentare la pressione sugli ospedali: «Strutture come case della comunità e gli ospedali di comunità vanno realizzati, non ci sono alternative se vogliamo ridurre la pressione sugli ospedali, facendo in modo che i pazienti a bassa intensità di cura non intasino pronto soccorso e reparti ospedalieri. Gli incentivi previsti dalla Regione per la costruzione di queste strutture, da medico e da sindaco, mi trovano perfettamente d’accordo. Lo pensavo già prima del Covid, figuriamoci oggi. A livello nazionale ci si deve muovere per risolvere il drammatico problema della carenza di medici e personale sanitario. Le riforme sono importanti, se manca la forza lavoro tutto resta solo sulla carta. Il percorso che sta facendo la giunta regionale, incentivando le case di comunità mi trova perfettamente d’accordo, non ci deve essere paura da parte dei sindaci, che si vanno a penalizzare le attività ambulatoriali nei piccoli paesi. Una casa di comunità, dove un medico di medicina generale presta servizio per venti ore, consente agli ospedali di non essere oberati da un carico di lavoro non appropriato per l’intensità di cura. La sanità è cambiata, dobbiamo tutti rendercene conto».

 

 

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