“Yesterday. Filosofia della nostalgia”
Lucrezia Ercoli in libreria

OPERA - Nuovo lavoro editoriale per la filosofa, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e direttrice artistica del festival Popsophia, che dà alle stampe con Ponte alle Grazie un saggio dedicato all'analisi del nostro tempo

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Lucrezia-Ercoli

Lucrezia Ercoli

 

Dopo il successo dell’ultimo libro dedicato alla filosofia dell’influencer, Lucrezia Ercoli, docente di Storia dello spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, filosofa e direttrice artistica del festival marchigiano Popsophia ha dato alle stampe per la casa editrice Ponte alle grazie il suo ultimo lavoro editoriale dedicato all’analisi della nostalgia e del nostro tempo. “Yesterday Filosofia della nostalgia” è il titolo del saggio che partendo dalla canzone celeberrima dei Beatles studia il meccanismo della nostalgia a partire dai fenomeni di massa: moda, cinema, serie tv e social network.

Una mitica età dell’oro che forse così brillante non è, ma che appare tale ai nostri occhi che hanno costruito una dimensione ideale e un rifugio nel passato rispetto alla crisi odierna. L’autrice partendo da alcuni esempi rende immediatamente evidente come la tecnologia odierna abbia comunque bisogno di una sponda nel passato: è il caso dello smartphone che pur digitale nello scattare una foto introduce il clic della vecchia macchina fotografica o il viraggio seppia, o il ritorno del vintage nella moda. Di come oggi la nostalgia sia nostalgia di un tempo non vissuto, ma che conosciamo grazie a quell’archivio dell’esistente che è youtube.

Lucrezia ErcoliUn testo che nasce dopo la pandemia e dopo i due anni pesanti del Covid proprio perché secondo l’autrice “la nostalgia è una malattia che esplode nel momento della crisi e che ciclicamente ritorna. E’ nostalgia di un tempo che non abbiamo vissuto – racconta la Ercoli – ma che è anche una promessa mancata. Il nuovo millennio si apre con lo sguardo rivolto all’indietro. Oggi più che mai, il presente ci sembra opaco, il futuro incerto e imprevedibile: e preferiamo rifugiarci nel rimpianto dell’età dell’oro, nelle certezze della tradizione, nel ricordo di “come eravamo” prima di perdere le illusioni. Ma è un gioco pericoloso. Perché insieme ai giorni felici tornano anche gli spettri del passato. E in questo eterno ritorno dell’identico sembra esaurito lo spazio per pensare il futuro e per produrre il nuovo”.


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