La poesia delle Marche
esplorata da Guido Garufi
MACERATA - L'opera sull’attività letteraria dalla metà del secolo che è passato fino ai giorni nostri è dedicata a Remo Pagnanelli, Francesco Scarabicchi e Antonio Santori
Esce per le edizioni di Affinità Elettive un corposo volume (pp-550) “Poeti delle Marche-il Novecento e oltre” curato dal poeta e critico Guido Garufi. L’opera segue la precedente del ’98 per quale Carlo Bo ha scritto: «Se si facesse in ogni regione il lavoro che Garufi ha fatto per le Marche, avremmo una storia della poesia italiana del Novecento più ricca e più completa». Questo lavoro parte dalla metà del secolo che è passato e giunge fino ai giorni nostri presentando le novità dell’ultimo trentennio attraverso ampia bibliografia e schede critiche. Appare una linea omogenea che fa riferimento a Maestri “inossidabili” come Luzi, Pasolini, Saba, Sereni, Caproni, Giudici e la tendenza della poesia verso la prosa inaugurata dal secondo Montale.
Lo snodo centrale presente nella lunga e densa introduzione affronta la “quarta rivoluzione industriale”, ovvero il web. Gli studiosi di riferimento sono neuroscienziati come Spitzer, sociologi come Ferrarotti o Bourdieu, critici accademici e militanti. Si sostiene, prove alla mano, che l’attuale lingua, quella generale, è standardizzata, la ricchezza del vocabolario personale impoverita, millesettecento lemmi a metà degli anni settanta contro gli odierni seicentocinquanta. Vi è “perdita”, secondo Garufi, della espressività, del “colore” della parola e resta difficile scovare un canone poetico. Nelle Marche, tuttavia, sembra resistere l’ossatura della tradizione che consente ai poeti, all’ombra di Leopardi, di resistere con testi ancora pieni di “senso” e “memorabili”. L’attualità vede alcuni autori rifarsi anche a letterature straniere, più in particolare di area anglo americana. L’opera è dedicata “scribi” che ci hanno lascato: Remo Pagnanelli, Francesco Scarabicchi e Antonio Santori.

Un’opera immane, che ti avrà faticosamente impegnato per chissà quanti anni. Complimenti, Guido!
Complimenti, Guido. Sarà interessante leggere come si sia evoluta o agisca e reagisca, nel contesto e nel tempo oltre il Novecento, di fronte alla ripetizione creativa e al potere immobile del fare e pensare digitale e monetario (con un impatto drammatico di opportunità e di crisi, forse imprevisto, nella periferia marchigiana, che è però, non a caso, “regione di confine e di frontiera” piuttosto che territorio chiuso o addirittura autonomo), quella “conservazione attiva del senso e del messaggio” che caratterizzò, in tempi che sembrano, appunto, di altri secoli, quei “poeti della residenza e/o della dimora” così ben descritti allora da Garufi e che, da scrittori e da intellettuali, accolsero e rilanciarono a loro modo l’invito di Carlo Bo a difendere “la virtù della libertà naturale della voce umana”, proprio nelle Marche, una terra, ricordava Mario Luzi nella prefazione all’antologia di Garufi del ’98, “che mitiga e nello stesso tempo chiarifica durevolmente le estasi eventuali, i rapimenti, le utopie”.
Caro Guido,
hai svolto un lavoro eccellente. Una splendida antologia, se possibile addirittura più attenta e illuminante della precedente. Anzitutto per l’aggiornamento dei protagonisti, poi soprattutto per l’introduzione, che vale un saggio a sé e che si può tranquillamente prendere a bussola per l’intera poesia italiana del tempo presente.
Credo anzi che da tale approfonditissimo studio non si possa prescindere, se si vuol parlare di poesia in modo attendibile, oggi.
Si è certi solo di ciò che non si comprende. Ciò che è visto è solo l’opaco. La poesia ormai è una carpenteria…
Caro Guido, ancora una volta sono orgoglioso di te. Indirettamente, dai tuoi racconti, ho assistito al parto di questa opera monumentale che testimonia (anche) il tuo viscerale rapporto con il nostro territorio.
Ti auguro ogni bene, amico mio.