La storia dei “virus intelligenti”,
dall’epatite alle origini del Covid

SALUTE - È uscito l'ultimo libro di Paolo Sossai, docente Unicam e primario di Medicina interna, scritto in collaborazione con l'infettivologo Claudio Puoti e il giornalista Fabio Castori. Nel volume le lezioni apprese e spesso dimenticate dall'umanità ad ogni pandemia, come insegna il caso Carlo Urbani
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Paolo Sossai

 

di Leonardo Giorgi

«La storia dell’Uomo è contrassegnata dalle malattie infettive che ne hanno condizionato la vita e la morte, ma sembra che ce ne siamo scordati, tanto da aver ridotto i reparti di malattie infettive, chiuso i sanatori e dedicato tempo ed energie, comprese quelle economiche, quasi esclusivamente alle malattie cronico-degenerative». È questo uno dei passaggi chiave di Virus intelligenti – La storia dimenticata, l’ultimo libro di Paolo Sossai, docente Unicam e primario di Medicina interna per 16 anni, in collaborazione con il giornalista Fabio Castori e l’infettivologo e docente universitario Claudio Puoti, scomparso prematuramente alla fine della stesura del volume.


Un libro (edito da Armando Curcio editore, con prefazione di Ignazio Mario, professore di Chirurgia alla Thomas Jefferson University) di spiazzante attualità, dove viene ripercorsa la storia dell’umanità insieme a quella dei virus, ben più lunga di quella dell’homo sapiens
. Una storia che, come scrive il professor Sossai, parte almeno 12mila anni fa, quando nascevano le prime rudimentali società. Un rapporto di vicinanza tra persone e persone, oltre che tra persone e animali, che rese possibile lo sviluppo sociale, tecnologico e culturale della nostra specie. Una vicinanza che però provocò i primi spillover (la trasmissione di batteri e virus da animali all’uomo) e di conseguenza le prime epidemie, definite nel libro «fedeli compagne dell’umanità». Passano migliaia di anni ed ecco l’epatite, l’influenza spagnola, l’Aids, la Sars, la Mers, il Covid-19. Senza dimenticare la peste, pur non essendo un batterio.

IMG-20211028-WA0009-e1638566167930-325x258Ma tra le pagine del libro non emerge solo il dolore e il disagio causati dall’intelligenza del virus. La vera intelligenza che fa la parte da protagonista è quella dell’uomo, capace, ai tempi della Venezia medievale, di capire l’efficacia del distanziamento sociale, l’importanza della quarantena, la necessità di raccogliere fondi per studiare la malattia (in quel caso la peste) che attraverso diverse ondate ha macinato milioni di morti in Europa e in Asia. E dall’altra faccia della medaglia, il libro non teme di evidenziare la mancanza di quell’intelligenza che ci ha permesso di generazione in generazione di sopravvivere a virus dai tassi di mortalità elevatissimi. Mancanze palesi, secondo gli autori, nei primi momenti (e non solo) della pandemia da Covid nel 2020: «Covid-19 – scrive Sossai nel capitolo dedicato all’Italia – ha messo in evidenza l’incompetenza e l’impreparazione di una intera classe dirigente, compresa quella sanitaria, che ha mandato allo sbaraglio i propri medici e l’intero personale sanitario».

Il volume non può fare a meno di raccontare la storia di Carlo Urbani: un uomo che con le sue geniali intuizioni e infine con il suo sacrificio è riuscito a fermare la diffusione mondiale di un virus dal tasso di letalità ben più alto del Covid, quello della Sars. Un virus, scoperto dallo stesso Urbani nel 2003, caduto un po’ nel dimenticatoio negli anni precedenti all’attuale pandemia. Un virus che forse non ha lasciato il segno nella memoria collettiva proprio grazie agli interventi eroici del dottor Urbani. La parabola della vita e del lavoro del medico scomparso il 29 marzo 2003 proprio a causa della Sars è l’esempio fondamentale per capire la direzione di Virus intelligenti. «Io credo – racconta Giuliana Chiorrini, moglie di Urbani, la cui testimonianza è stata raccolta dagli autori del libro – che se ci fosse stato Carlo si sarebbe potuto contenere la pandemia (da Covid, ndr) o, quantomeno, si sarebbero usate diverse misure per affrontarla. Purtroppo lui non c’è più e il mondo non ha fatto tesoro della sua esperienza».

 

Un libro racconta “il mondo irritato”



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