Truffatrice seriale all’Anagrafe:
«Dal 2016 ha intascato 50mila euro,
quando è stata scoperta ha pianto»

MACERATA - Denunciata una 59enne di Civitanova che lavorava in Comune dal 2007 con contratto a tempo indeterminato. L'indagine è partita da un post su Facebook che ha portato ad una segnalazione da parte dell'assessore Renna. Ieri la Polizia locale ha tirato le fila di mesi di indagine. La dipendente faceva pagare di più le carte d'identità elettroniche e instascava la differenza, ha raggirato anche 4 agenti non sapendo che le avevano teso una trappola. A settembre aveva già incassato 731 euro. Faceva acquisti su siti di e-commerce e si faceva consegnare pacchi in ufficio. Da lunedì sarà in ferie, il Comune valuterà i provvedimenti da prendere. La difesa: «Proverà la sua innocenza»
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Da sinistra: l’assessore Marco Cardarelli, il comandante Danilo Doria, l’assessore Paolo Renna, il segretario generale Francesco Massi

 

di Gianluca Ginella

È venerdì mattina, ieri, quando il comandante Danilo Doria della polizia locale entra all’ufficio Anagrafe del comune di Macerata e si dirige allo sportello per il rilascio delle carte di identità. Dal primo settembre il comandante dirige anche quell’ufficio, ma ieri ci entra per un altro motivo. C’è una indagine che la polizia locale sta conducendo da maggio su segnalazione dell’assessore Paolo Renna che dopo aver letto un post su Facebook di una persona che conosce e che lamentava una truffa al Comune, prima l’ha contattata, poi ha avvisato Doria. Così ieri mattina, dopo mesi di indagini, il comandante va allo sportello dove lavora una civitanovese di 59 anni, sposata e con due figli, assunta con contratto a tempo indeterminato al Comune dal 2007. Con Doria ci sono altri agenti della polizia locale.

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Passaggio di denaro allo sportello in uno dei video realizzati con le telecamere nascoste

Il comandante parla con la dipendente, le chiede se ci sono problemi con le carte di identità, lei nega. Lui le chiede di allontanarsi dallo sportello, intanto gli agenti bloccano un borsellino nella disponibilità della dipendente. Dentro c’è del denaro: 25 euro, frutto, contestano gli inquirenti, di truffa. La donna si lamenta, la polizia locale chiama l’avvocato della 59enne, il legale Alessandro Brandoni, perché dovranno fare delle perquisizioni. «Quando l’avvocato è arrivato abbiamo mostrato alla dipendente le carte di cosa le veniva contestato – racconta Doria nel corso della conferenza stampa che si è svolta questa mattina -, a quel punto non ha detto più niente e ha pianto».

L’INDAGINE – Tutto nasce da un post che lo scorso aprile una donna che era stata a fare la carta di identità in comune scrive su Facebook. «Era il 25 aprile – spiega l’assessore alla Sicurezza e alla Polizia locale, Paolo Renna – A scrivere il post è stata una mia conoscente, diceva di aver pagato 50 euro, per due carte di identità, e l’ho contattata. Capita la gravità dei fatti ho subito esposto l’accaduto al comandante Doria. Penso che una amministrazione trasparente debba fare questo. Tra l’altro se ci sono altri cittadini che credono di essere stati truffati li invito ad andare a denunciare. Mi auguro che non accada mai più una cosa del genere in Comune. Questa indagine è anche a tutela delle persone che ogni giorno vengono a lavorare con impegno al Comune. Sono orgoglioso inoltre di avere una polizia locale così».

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Perquisizione all’ufficio Anagrafe

Fatta la segnalazione e avuta la prima querela, a maggio partono le indagini, coordinate dal pm Enrico Riccioni, e vengono posizionate delle telecamere nascoste all’ufficio Anagrafe. In questo modo viene visto come opera la dipendente. Gli inquirenti hanno anche trovato agende in cui la donna appuntava giorno per giorno quelli che sarebbero i presunti guadagni illeciti, questo a partire dal 2007. Anche ieri mattina la donna avrebbe truffato degli utenti, quando il comandante e gli agenti sono arrivati si sarebbe già appropriata di 25 euro. Denaro che era nel borsellino sequestrato.

LA TRUFFA – In pratica la donna diceva che per fare la carta d’identità elettronica il costo non era dei reali 22,21 euro ma di 27,37 euro (somma che in effetti è indicata ma per chi ha smarrito la carta d’identità o per un duplicato). In questo modo intascava la differenza. Non parlava agli utenti, non faceva l’errore di dire ad alta voce la somma, «mostrava un foglio con scritta la cifra da pagare – spiega Doria -. Poi diceva che il pos non funzionava e c’era da pagare in contanti. In questo modo alla fine della giornata faceva i conti e intascava la differenza tra quanto dovevano realmente pagare per la carta di identità e quanto era stato effettivamente pagato».

IL DENARO – Secondo quanto accertato nel corso delle indagini «dal 2016 ad oggi il provento delle truffe è di 50mila e 81 euro» spiega Doria. La donna era puntuale nell’indicare gli introiti tra agendine e calendari (tutti posti sotto squestro ieri), inoltre è anche stato trovato sul pc un foglio Excel in cui conteggia pagamenti fatti con i soldi dello stipendio e quelli con i proventi “extra”. In particolare il controllo sul pc della donna ha mostrato le sue continue visite su siti di e-commerce. Inoltre negli uffici la donna si faceva consegnare i pacchi di quanto ordinava. In particolare spendeva per comprare vestiti. «Anche questo di farsi consegnare i pacchi in Comune è un comportamento che non era corretto verso i colleghi e i cittadini» dice Doria. Gli inquirenti hanno condotto l’indagine nel massimo riserbo «la riservatezza è stata uno degli elementi fondamentali». Tant’è che ieri la donna aveva continuato con la truffa e finora a settembre «aveva guadagnato 731 euro» dice Doria. Anche quattro agenti della polizia locale nel corso dell’indagine sono andati a fare la carta d’identità per raccogliere prove: «pure loro sono stati truffati» dice Doria.

truff_anagrafe_macerata-3-650x488IL SEQUESTRO – In seguito all’indagine è stato disposto un sequestro preventivo di 45mila euro. La donna è stata denunciata per truffa aggravata (era un pubblico ufficiale nel rilasciare le carte di identità). «Al momento si è messa in ferie da lunedì – spiega l’assessore Marco Cardarelli, che ha la delega al personale -, valuteremo i provvedimenti da prendere». Per le persone che sono state vittime della truffa è possibile fare querela per ottenere indietro quanto versato in più.

LE REAZIONI – «Si tratta di un fatto particolarmente sgradevole – aggiunge Cardarelli -, ma vanno sottolineate due cose positive: la prima la grande professionalità della polizia locale, che ha svolto una indagine in condizioni particolarmente complicate, perché all’interno del Comune e dovevano mantenere il massimo riserbo, tant’è che i fatti si sono verificati sino alla fine dell’indagine e quindi nella totale inconsapevolezza della persona.

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Paolo Renna

Sottolineo poi che questo non è un giudizio, non è una condanna, viviamo in uno stato di diritto anche le prove si formeranno in giudizio ma visto quanto emerso il Comune ha intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale processo anche per il gravissimo danno di immagine che abbiamo subito. Apprezzabile credo la reazione di un corpo sano, il Comune, che si è organizzato in modo eccellente per cercare di scardinare questo elemento di difficoltà e malfunzionamento. Questa indagine è a tutela soprattutto al personale, personale di cui vado fiero io, va fiero il sindaco e la giunta. Il livello qualitativo del personale di Macerata è molto alto». Il segretario generale del Comune, Francesco Massi: «di fronte a un fatto umanamente molto triste tengo a sottolineare la gratitudine a Doria e al personale. Hanno garantito una professionalità e una riservatezza straordinaria che fanno della struttura del Comune un modello, al di là di una macchia nera che purtroppo ci può stare, ma gli anticorpi hanno funzionato». L’assessore Renna, conclude sottolineando: «questa indagine ci deve far riflettere in positivo. Il sentimento di impunità che emerge dalle azioni di questa dipendente, che pare quello di chi pensa che lo Stato non ci sia e la giustizia non funzioni, ecco: questa indagine dimostra che lo Stato quando fa squadra funziona».

Il legale della dipendente, l’avvocato Alessandro Brandoni, interviene sostenendo che la 59enna non abbia commesso quanto le viene contestato. «La mia assistita respinge le accuse mosse contro di lei, essendo certa di aver sempre operato nel pieno rispetto delle regole e provvederà a dar prova della sua innocenza nel corso del processo».

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Parte del materiale sequestrato

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Il borsellino con dentro 25 euro

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Calendario con appunti sul denaro incassato



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