Il racconto dell’amico di Alessandro:
«Sono l’unico che gli è rimasto vicino,
tre anni fa mi rivolsi ai Servizi sociali»
DRAMMA FAMILIARE A MACERATA - E' cresciuto con il 54enne frequentando gli scout . «Lui e i genitori sono stati lasciati soli. Lo accompagnavo a Musicultura, lo portavo a Ussita dove avevano una casa. Volevo che venisse seguito meglio da un punto di vista medico e tre anni fa contattai i Servizi sociali spiegando la situazione»
di Gianluca Ginella
«Sono l’unico amico rimasto vicino ad Alessandro in questi ultimi 15-20 anni. Circa tre anni fa ero stato ai Servizi sociali di Macerata, più di una volta, per la situazione di Alessandro, perché venisse seguito meglio da un punto di vista medico, ma non hanno fatto nulla», così un amico di Alessandro Canullo, il 54enne trovato morto in casa lunedì insieme ai genitori, che con lui aveva fatto lo scout a Macerata e che chiede di rimanere anonimo, «a differenza di altri che adesso parlano ma non si sono mai visti in questi anni, non ci tengo a comparire», spiega. Circa trent’anni fa Alessandro era rimasto senza benzina lungo la Strada Regina. Era sceso per cercare della benzina ed era stato investito da un’auto. Il conducente si era subito prodigato a chiamare i soccorsi.
Ad unirlo alla vicenda del 54enne è anche il fatto che pure lui in passato ha subito un incidente,«come è successo ad Alessandro, è accaduto a me. I primi due o tre mesi le persone vengono a trovarti, ma poi non si vede più nessuno. Alessandro e la sua famiglia erano rimasti completamente soli. Mi ha stupito leggere di persone che ora saltano fuori e parlano ma che da anni erano spariti». Alessandro era un appassionato di musica e così «io lo portavo ogni anno a Musicultura, sennò nessuno lo avrebbe mai accompagnato. Anche alle feste dei Salesiani, come quella per i cento anni, l’avevo accompagnato io. Nessuno si ricordava di lui. Lo portavo anche a Ussita, quando ancora avevano la casa, prima del terremoto. Per 15, 20 anni l’ho sempre portato in giro io, da solo».
Ma come stava Alessandro? «diciamo che con la testa ci stava, purtroppo aveva dei vuoti di memoria. Mi ricordo che dopo l’incidente lui non camminava ed era stato ricoverato in una struttura, gli si erano calcificate le mani, le braccia, tutto. Era necessario che lo facessero muovere. Allora per muovere le dita, ricordo che lui scriveva fogli interi, tutti i giorni, e faceva anche disegni che credo siano conservati a casa. Per dieci ore al giorno scriveva e disegnava» continua l’amico. Secondo lui per Alessandro si sarebbe potuto fare di più «io avevo consigliato alla famiglia di portarlo in Svizzera, dove c’era un centro più attrezzato. Purtroppo non l’hanno fatto. La mamma diceva di non preoccuparmi, che aveva un fratello in California che è un grande medico. I volevo che venisse aiutato da un punto di vista medico, tant’è che circa tre anni fa mi ero rivolto ai Servizi sociali di Macerata. L’ho fatto più volte, sia telefonando che andando agli uffici. Non ricordo con chi avevo parlato, gli avevo spiegato la situazione ma poi nessuno ha fatto niente».
L’amico di Alessandro vista la situazione che vedeva in casa aveva «consigliato di prendere uno psicologo. Ma non per Alessandro, per tutta la famiglia. Eros, il papà era un buono, concedeva tutto alla moglie. La mamma non voleva che frequentasse certi amici da giovane, eppure sono stati gli unici che dopo l’incidente, per qualche anno sono venuti per festeggiare il compleanno». Salvo queste feste però Alessandro era solo. L’amico aveva chiesto al padre «per anni di comprargli almeno un computer, così che potesse andare su internet, su Facebook magari risentire qualcuno. Alla fine glielo aveva comprato». L’amico aggiunge che «io con gli scout e i valori degli scout ci sono cresciuto, lo scoutismo mi è rimasto dentro ed è anche questo che mi ha portato a continuare a stare vicino ad Alessandro». Questa mattina, per poi proseguire sino alle 15, è stata svolta l’autopsia su Alessandro e i genitori, Eros, 80 anni, e Angela Maria, 77. Le cause della morte restano da chiarire, ma è emerso che sui corpi non c’erano segni di violenza. Dunque la morte potrebbe essere legata a qualche sostanza, magari ad una intossicazione. Solo gli ulteriori accertamenti potranno dare una risposta a questa domanda.
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Padre, madre e figlio morti in una villetta: corpi in avanzato stato di decomposizione




È un peccato che questa persona che si definisce un vero amico poi rimane anonimo.. difficile quindi seguire un racconto anonimo.. vicenda umanamente inaccettabile, lontana dall’esperienza efficiente che io ho da anni dei nostri servizi sociali, in fiore all’occhiello a livello provinciale. Anche questa appare una vicenda unica a livello nazionale, accaduta di nuovo a Macerata.. comunque mi riservo di commentare ulteriormente prima di avere un quadro completo della situazione… che riposino in pace insieme per mano come li ho visti solitamente fare.
Grazie a questo signore, amico, si comincia a squarciare questo velo che avvolgeva tutta la storia. Oggi sapere che questa famiglia era da tempo abbandonata a sé stessa, che questo amico, solo questo amico, si interessava di Alessandro, di farlo uscire, accompagnarlo, e cosa molto importante essere andato tre anni fa ai servizi sociali per cercare di risolvere questa situazione senza poi aver ottenuto nulla di concreto. Comincia a delinearsi una situazione molto complessa, mi domando solo dov’erano tutti quelli che oggi parlano a sproposito, giudicano, i parenti stretti, gli amici, la chiesa, la parrocchia, la caritas e soprattutto i servizi sociali. Qualcuno dovrà dare una risposta!!! Andrea Monschesi
Se la persona citata nell’intervista dice il vero (e non vedo perchè no) sarebbe molto meglio e molto più rispettoso per i poveri morti evitare qualsiasi commento sul tragico episodio. Anche l’anonimato chiesto dall’intervistato andrebbe rispettato, chiesto forse nell’intento proprio di evitare i soliti commenti spesso fuori luogo; se vi sono riferimenti di interesse della Magistratura, credo proprio che la stessa conosca l’identità della persona, e per ora questo dovrebbe bastarci.
va bene belle parole…ma questo amico anonimo…in due mesi o più…non ha sentito mai…nemmeno una telefonata…un messaggino al suo amato amico…..! se lo avesse cercato forse si sarebbe scongiurato il peggio..
IL medico di famiglia lo ha sentito qualcuno o è morto pure lui ? Per legge un’ottantenne non dovrebbe essere lasciato solo ad accudire la sola moglie allettata, figurarsi anche il figlio.
Tra anni fa i servizi sociali non si sono visti. Oggi nemmeno l’assessore a detti servizi, inoltre vice sindaco di Macerata non si è vista e tante domande a cui dare adesso delle risposte servirebbe a ben poco come quella , forse la più banale, di un telefonino che magari caduto dal letto non poteva più raggiungere ecc. ecc. ecc. Piano piano vengono fuori senza alcuna ombra di dubbio che comunque questa famiglia, al di là di quello che potrebbe essere successo, dell’orrore che potrebbe aver concluso la vicenda, sta a dimostrare che certe persone dovrebbero lasciare i posti che occupano e caso mai rivolgersi poi ai servizi sociali così capirebbero chi erano.
Basta vedere chi vive nei condominii ! Ce ne sono alcuni, che se ne frega uno dell’ altroo, addirittura nemmeno si conoscono, ed ancora si pensa che la gente, faccia beneficenza o pensi al prox ?? Maaah !!
Non capisco in Italia tanta accoglienza poi si lasciano soli proprio gli italiani che hanno contribuito a far crescere il paese pagando tutti i balzelli dovuti. Sono frastornato.
Fa benissimo l’ amico a rimanere anonimo, è necessario non solo per la privacy, anche per la salute, i poteri fanno pagare i conti quando tutto si è calmato….succede quello che noi diciamo da troppi anni ….chi li controlla i servizi siciali? se il personale che è dentro è idoneo? dal.momento che sono tutte scelte politiche metteteci chi ne capisce qualcosa……quel poco che funziona lo si deve a qualche singolo, deve stare attento a non strafare non sarebbe visto di buon.occhio…