Da sinistra Cinzia Maroni, Angela Azzaro e Angelo Schillaci
di Marco Ribechi
Viva il sesso e abbasso il sogno d’amore. Questa è stata la provocatoria conclusione del settimo aperitivo culturale all’asilo Ricci di Macerata che ha visto come ospiti Angelo Schillaci, professore associato di Diritto pubblico comparato e Angela Azzaro, giornalista, vicedirettrice e caporedattore della nuova edizione del quotidiano “Il Riformista”. L’appuntamento accreditato ai fini della formazione forense è stato incentrato, mutuando le figure di Violetta Valery della Traviata e ancor di più di Marguerite Gautier protagonista del romanzo La signora delle Camelie di Alexandre Dumas, sulle professioni sessuali, oggi identificate dalla legge come sex work. Nei vari momenti del dibattito, scanditi dalle illuminanti e moderne letture di Gabriela Lampa, si sono affrontati temi legati alla giurisprudenza, alla morale, al costume. L’argomento infatti funge da delicato limes tra il diritto all’autodeterminazione e difesa delle fragilità, fra diritto al lavoro e tutela della dignità della persona.
Angelo Schillaci
Da un punto di vista legale quindi è stato illuminante l’intervento del professor Schillaci che ha cercato di far chiarezza su un terreno estremamente minato dove, tra l’altro, convergono anche interessi politici. «Ciò che viene punito dal legislatore non è tanto l’attività economica ma soprattutto le attività parallele ossia l’induzione, il favoreggiamento, lo sfruttamento, il reclutamento – spiega Schillaci – non si prende però in considerazione la volontarietà della scelta, ovvero la possibilità di esercitare un’attività economica attraverso l’uso del proprio corpo» premettendo che dalla discussione sono esclusi i vari reati, come ad esempio la tratta, che ovviamente appartengono ad un’altra sfera del diritto e vanno senza dubbio perseguiti con forza. «In un passaggio il Parlamento viene incaricato di interpretare il comune senso sociale creando una situazione pericolosissima – spiega ancora il docente – ovvero che si decida per maggioranza, escludendo quindi le libere scelte delle minoranze, ricordando che la prostituzione non è solo una prerogativa femminile determinata da una subordinazione di genere ma al contrario riguarda anche la sfera maschile e transessuale». La morale invade quindi di fatto il terreno di uno stato di diritto e laico.
Angela Azzaro
A creare scompiglio in questo sistema, alcuni anni fa, fu il caso Berlusconi quando ci si trovò a decidere se le olgettine e Ruby fossero libere nelle loro decisioni o meno. «La sinistra impugnò una morale per attaccare quello che considerava il suo nemico – spiega Azzaro – e una parte del movimento femminista sposò questa morale, andando di fatto a reprimere la libertà individuale che desiderava tutelare. Questo perché, storicamente, fin dal 1982 con il movimento delle Lucciole che rivendicava i diritti delle prostitute, le professioni sessuali sono state viste come un indice di subordinazione patriarcale. Il femminismo quindi andava ad attaccare quello stesso autodeterminismo che ne aveva segnato la ragione di nascita». Il punto sarebbe la capacità di riconoscere al sex worker la stessa parità di diritti di ogni altro lavoro. «Inserendo la morale nel diritto si mettono in discussione gli stessi principi dello stato laico – continua la giornalista – facendolo sfociare in uno stato confessionale. Questo paradosso nasce anche dalla visione del sogno d’amore che contrasta con la libertà sessuale e che vuole la donna investita di tanti valori che il soggetto non è detto voglia rappresentare». L’aperitivo conclusivo è stato offerto dal Bar Centrale. La prossima settimana si concluderanno gli appuntamenti dell’asilo Ricci con Andrea Panzavolta (giovedì 12 agosto) che discuterà del tema Amonasro, Germont: parricidi impossibili? e con Evio Hermas (venerdì 13 agosto) Ercoli 1921 l’intuizione di un mecenate.
Gabriela Lampa
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Se nel sex work non ci vuole il green pass quasi quasi mi ci butto, ma perché devo sempre usare tutte queste parole in inglese?!
Signor Massimo si faccia fare però la ricevuta fiscale o lo scontrino…altrimenti si ripercuote tutto alla faccia nostra…soliti e poveri contribuenti che pagano regolarmente le tasse….
C’è chi ha già capito che quelli senza green pass tendono anche ad essere evasori fiscali.
Infatti non chiamiamole prostitute, chiamiamole per quello che sono : evasori fiscali.
Professione sessuale? Beh, ho imparato una definizione per me nuova.
Precisazione necessaria: nel commento 1 ho ventilato l’ipotesi di buttarmi nel sex work non come cliente ma come operatore del settore.
Dovessi poi divenire effettivamente sex worker non credo che pagherei le tasse perché in quanto appartenente alla razza inferiore dei non vaccinati non posseggo la capacità morale e civica per farlo.