«Non respiravo più, mi sentivo morire»
Il racconto del giovane papà di 29 anni
che ha vinto la battaglia contro il Covid

MATELICA - Salvatore Moroder, elettrauto, padre di due bambini di 9 e 5 anni, ripercorre la sua esperienza: il ricovero, poi la rianimazione e il ritorno alla normalità per cui ringrazia i medici e gli infermieri. Due le frasi che dice non scorderà mai: «Papà ti voglio bene, torna presto» e «Ti dobbiamo addormentare per qualche giorno». La compagna Veronica Illiano: «E' un miracolo che sia salvo»
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Salvatore Moroder con la compagna Veronica Illiano

 

di Alessandra Pierini

«Papà ti voglio bene, torna presto». «Ti dobbiamo addormentare per qualche giorno». Sono queste le frasi che Salvatore Moroder, 29 anni, elettrauto di Matelica, ricorda perfettamente e ancor con grande emozione nei giorni del Covid, prima di essere trasferito nel reparto di Rianimazione di Torrette e di riuscire a sconfiggere il virus.

«Tutto è iniziato il 1 febbraio – ricorda – avevo la febbre, ho fatto un tampone rapido ed è risultato positivo. Il medico di base mi ha dato una cura domiciliare. Avevo dei sintomi ma non allarmanti». Nel frattempo sono risultati positivi anche la compagna Veronica Illiano, e il figlio di 9 anni mentre la bambina di 5 anni sarà sempre negativa. «Nei giorni successivi -continua Moroder – ho avuto qualche colpetto di tosse. Poi il 9 febbraio sono stato proprio male. Non respiravo più, aprii la finestra e fuori c’era vento ma mi sentivo morire, una sensazione bruttissima. A quel punto abbiamo chiamato l’ambulanza e avevo la saturazione a 88».
A quel punto i sanitari hanno deciso di trasportarlo in ospedale. E qui arriva la prima fase che resterà indelebile nella mente e nel cuore di Salvatore. «Quando stavo per andare via con la Croce rossa mia figlia mi ha detto “Papà ti voglio bene, torna presto”. E’ una cosa che non auguro a nessuno».

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Uno dei container fuori dall’ospedale di Macerata

Poi il ricovero, prima in un container al Pronto soccorso dell’ospedale di Macerata. «Lì ho avuto un attacco di panico bruttissimo, poi mi hanno dato l’ossigeno e mi hanno ricoverato nella ex palazzina Malattie Infettive. Tutta la notte ho portato il casco. Poi mi hanno trasferito in un’altra stanza». A questo punto il giovane papà ha dovuto ascoltare la seconda frase che non potrà dimenticare e la scandisce bene, come se la stesse rivivendo. «Mi hanno detto: “Salvatore ti dobbiamo addormentare per qualche giorno”. Mi sembrava uno scherzo, non immaginavo la mia gravità. Da lì non ricordo più nulla. So che già intubato mi hanno trasferito alla Rianimazione di Torrette dove sono rimasto 5 giorni, al sesto mi hanno estubato e sono stato trasferito in reparto».

Ed è qui che inizia invece la preoccupazione di Veronica, la sua compagna, a casa, anche lei con i sintomi del Covid, sola con due bambini da accudire senza poter fare entrare nessuno dei familiari a casa e, naturalmente, con il pensiero a Salvatore, ogni momento: «Avrò fatto mille chiamate in Rianimazione per sapere come stava Salvatore, sono stata malissimo con i bambini, io ero in quarantena e ci hanno assistito i genitori. Una disperazione immensa, perché da un giorno all’altro ti ritrovi in condizioni pessime».
Moroder è stato sottoposto a due trasfusioni di plasma. «E’ stato un miracolo di Dio – dice la compagna – per fortuna ora è qui». E così dicendo il loro pensiero corre a Daniela Traballoni, commerciante di Matelica, morta ieri a 56 anni. «Siamo molto dispiaciuti della sua morte, la conoscevamo bene e, con quello che abbiamo saputo, ci siamo immedesimati in quella situazione. Non se lo meritava proprio. Non si può morire così».
Il giovane ha passato in ospedale 15 giorni poi è potuto tornare dalla sua famiglia. «Voglio ringraziare tutti i medici e gli infermieri perché mi hanno salvato la vita, in particolare le dottoresse Roberta Domizi e Pace che, oltre a starmi vicino, sono sempre state a disposizione con la mia figlia».
Ora che si è ripreso, anche se deve proseguire con la riabilitazione per tornare a camminare bene e pur avendo degli strascichi, vuole rivolgere il suo appello ai giovani. «Credetemi, non è una semplice influenza, è Covid 19. Punto. Non vi assembrate, tenete sempre le mascherine e mettetele bene. Distanziatevi. Fate attenzione».

 

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